XVIII Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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L’arrondissement comprende dei quartieri molto diversi fra loro. Si va da Montmartre, molto turistica, ma meravigliosa da esplorare fuori dai percorsi più battuti a Chateau-Rouge, un angolo d’Africa a Parigi, come dimostra anche il mercato sul piazzale della metropolitana pieno di prodotti che vengono da terre lontane. È una circoscrizione ricca di storia, a cominciare da rue Lepic, fatta costruire da Napoleone nel 1809, dopo che era stato costretto a scendere da cavallo quando si era recato sulla collina per vedere il telegrafo di Chappe perché la vecchia strada era troppo ripida per essere percorsa. Rue du Mont Cénis, che fino al 1784 era chiamata Chemin de la Procession, e che collegava l’abbazia di Montmartre a quella di Saint-Denis, era l’unico accesso alla Butte verso nord. Era chiamata così perché vi passava appunto la processione, in testa alla quale c’erano quattro monaci vestiti di rosso, che reggevano la testa di saint-Denis. Le suore venivano a baciarla devotamente al canto del Te Deum.                
 
Marché de Saint-Ouen – Passando dal sacro al profano, lungo  l’avenue de la Porte-de-Clignancourt, vicino al métro omonimo, c’è un mercato di tredici ettari, con migliaia di commercianti ed espositori. È suddiviso in diversi stand, con nomi diversi. Al marché Biron e al marché Dauphine, ad esempio, ci sono dei mobili e degli oggetti antichi e rari.All’eterogeneo marché Paul-Bert Serpette c’è una mescolanza di oggetti di design, di arte etnica, di bigiotteria e di abiti vintage, in una simpatica mescolanza che si rinnova continuamente. All’interessante marché des Rues ci sono degli originali mobili industriali, delle riproduzioni di quadri e dei libri antichi. All’interno dell’area e nei dintorni ci sono diversi ristorantini dove sedersi e mangiare e bere qualcosa. Al numero 120 dell’avenue Michelet c’è la brasserie Biron, dove si può gustare la cucina tradizionale francese, concludendo il pasto con una bella fetta di torta Tatin accompagnata da un caffè. Al numero 74 della vicina rue de Clignancourt, nel 1856 c’erano i grandi magazzini Dufayel, il cui proprietario aveva anticipato i tempi, esponendo i prezzi della merce,  permettendo ai clienti di misurare i capi e addirittura concedendo loro di acquistarli a credito. Oggi di quel negozio rimane il grande frontone, raffigurante il progresso che, nella sua corsa, trascina con sé il commercio e l’industria.
 
                                                        In giro per la Butte…
 
La mire du nord
1, Avenue Junot
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
Nel cortile ricco di verde dell’abitazione posta all’inizio del viale c’è una stele di pietra classificata monumento storico. È la mira del nord, che all’origine era un semplice palo di legno, piantato nel 1675 dall’abate Picard, incaricato di misurare la lunghezza del meridiano Parigi-Amiens. La mira ha un’altezza di tre metri e sulla facciata sud si legge: “L’an MDCCXXXVI cet obélisque a été élevé par ordre du roy pour servir d’alignement à la Méridienne de Paris du coté du nord. Son axe est à 2.931 toises 2 pieds de la face méridionale de l’Observatoire.” (Questo obelisco è stato eretto nell’anno 1736 per ordine del re per servire da allineamento alla meridiana di Parigi sul lato nord. Il suo asse è a 2.931 tese e 2 piedi dalla faccia meridionale dell’Osservatorio.)  
Vicino a questa casa c’è l’unico mulino originario rimasto, il secentesco mulino della Galette, che oggi ospita un ristorante. Il suo meccanismo è ancora funzionante, all’interno ci sono la scala e la macina. All’ultimo piano del numero 13 di avenue Junot, invece, è riprodotto il viso da monellaccio del disegnatore umoristico Francisque Poulbot, che abitava qui. L’edificio al numero 15, costruito da  Adolf Loos nel 1926 per il poeta dadaista Tristan Tzara, ha una facciata austera, perché l’architetto, precursore del modernismo e del razionalismo, rifiutava le decorazioni.
Villa Léandre – All’altezza del numero 23 bis dell’avenue Junot, c’è un’impasse deliziosa, che risponde al nome di Villa Léandre. Le case basse di mattoni colorati, con le facciate a punta, ricordano quelle di Londra. Anche i vecchi lampioni contribuiscono a creare un angolo di stile anglosassone.
 
Place Marcel-Aymé
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
La statua bronzea dell’uomo che esce dal muro di piazza Marcel Aymé attira l’attenzione di tutti, ma pochi sanno che cosa rappresenti. La statua si chiama passe-muraille e raffigura uno dei personaggi creati dallo scrittore Marcel-Aymé, che abitava nella casa di fronte. Il libro in cui parla di questo personaggio si chiama La jument verte (La cavalla verde) ed è stato scritto nel 1933. In quest’opera egli mescola realtà e fantasia e descrive in modo divertente e grottesco un ambiente di provincia.         
 
Château d’eau de Montmartre
Angolo rue Lepic con rue Norvins
Métro: Lamarck-Caulaincourt, Abbesses
 
Questo elegante edificio, fatto costruire da Luigi Filippo nel 1835, un tempo riforniva d’acqua Montmartre. Le vasche sono state disattivate alla fine del ‘900. Sulla facciata principale c’è una nicchia con ai lati due colonne in stile rinascimentale, sormontate da due bassorilievi raffiguranti dei dragoni. Dentro la nicchia c’è un’urna di bronzo ornata di naiadi, di tritoni, di animali marini e di una testa di leone da cui scende l’acqua. Sulla lastra di marmo sotto al frontone triangolare ci sono delle iscrizioni ormai illeggibili. L’edificio è spesso aperto per delle mostre.    
A Montmarte c’è un'altra cisterna d’acqua in rue Mont Cénis, dietro alla basilica. È una torre bianca  e altissima, che un tempo conteneva una cisterna d’acqua per gli abitanti.
 
La Butte
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
Alla fine dell’ottocento la collina della Butte era ricoperta di mulini a vento, le cui macine non solo molavano il grano ma pigiavano anche l’uva. Questa realtà è ricordata nel nome di certe vie quali la rue des Fontaines, des Moulins, du Pressoir. Lo sviluppo di Montmartre è avvenuto dopo la Rivoluzione e dopo la sua annessione a Parigi. Nel 1854 Gérard de Nerval ne descriveva i mulini, i campi, le stradine silenziose fiancheggiate da granai e da giardini, le sorgenti che filtravano fra l’argilla delle scarpate
Fino alla prima guerra mondiale, nel villaggio vivevano dei pittori, dei poeti e degli scrittori. Era la Montmartre della ‘Bohème’, che viveva gomito a gomito con le comunità religiose raggruppate attorno al Sacro Cuore.
La Montmartre di oggi è molto turistica, ma basta allontanarsi dalle strade più battute per ritrovare il suo passato: le case provinciali, le stradine lastricate e tortuose, le rampe di scale scoscese, i recinti di vegetazione, i vigneti, i ‘fazzoletti’ di maquis dove prospera una vegetazione spontanea e selvaggia…
À la Bonne Franquette – Al numero 18 di rue Saint-Rustique c’è il simpatico ristorante À la Bonne Franquette, dove un tempo si radunavano i giocatori di biliardo.Poi è stato frequentata da artisti come Cézanne, Renoir, van Gogh e Picasso. Oggi offre i piatti della tradizione francese ma anche dei piatti vegetariani. D’inverno, fra i dessert ci sono le clementine di Calabria al Grand Marnier.                 
Rue de l’Abreuvoir
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
Un tempo qui passavano le greggi della Butte dirette all’abbeveratoio, l’abreuvoir appunto, di cui si ha notizia sin dal 1672. Nel parco che sorge accanto alla via c’era una casa di cura, la Folie-Sandrin, diretta, dal 1820 al 1847, dal dottor Blanche. Ne sono stati ospiti Jacques Arago, che vi ha composto un libro di sessanta pagine senza parole che contenessero la lettera A, e Gérard de Nerval, che portava a spasso nelle vie dei dintorni un astice al guinzaglio. Purtroppo in questa casa di cura la sua malattia si è aggravata, lasciandogli solo brevi intervalli di lucidità.
Al numero 4 della via c’è una bella meridiana con un gallo. Di fianco all’Abreuvoir, nella verdeggiante square Suzanne-Buisson, nel 1951 è stata creata anche una fontana dedicata a questa eroina e martire della Resistenza, morta durante la deportazione in Germania, che abitava al numero 7 di rue Girardon.
 
Basilique du Sacré-Coeur
35, rue du Chevalier de la Barre
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
E una destinazione iperturistica, su cui è stato scritto di tutto e di più. Accenniamo soltanto alla sua storia, tragica e commovente. La chiesa, di dimensioni enormi, era stata costruita grazie a una sottoscrizione nazionale ‘per espiare i crimini dei comunardi’ e per rendere omaggio ai cittadini morti nella guerra franco-prussiana. In realtà qui era scoppiata la prima insurrezione che ha poi dato inizio ai fatti della Comune. Centocinquanta guardie nazionali, infatti, si erano rifiutati di restituire le armi e i cannoni che avevano depositato qui. Il 24 luglio del 1873 l’Assemblea nazionale ha votato a favore dell’espropriazione. Il deputato Corbon ha detto che si voleva erigere sulla Butte un simbolo del trionfo della Chiesa sulla Rivoluzione. Nel 1930 i lavori erano terminati.
Il soffitto dell’abside della basilica è coperto da un immenso mosaico raffigurante il Sacro Cuore di Gesù. Gli architetti Alphand e Formigé, oltre a consolidare il terreno sotto al quale un tempo c’erano le cave di gesso, hanno anche modificato il pendio antistante. Nel giardino che è stato ricavato ci sono due fontane, una neoclassica con pareti di bugnato e con tre nicchie, un’altra detta des Innocents, con il bassorilievo di un bambino nudo in braccio alla madre.
Funiculaire – La funicolare fa andata e ritorno da square Suzanne-Valadon, supera un dislivello di 36 metri e rappresenta un’ alternativa ai 220 gradini di rue Foyatier. Sono seimila le persone, fra turisti e pellegrini, che preferiscono non farli questi gradini e che ogni giorno se ne servono.
È in funzione dal 1900, quando funzionava con dei contrappesi. Oggi invece è come un ascensore, con il tetto trasparente, che permette di vedere la basilica dal basso. È stata protagonista di molti film e di serie poliziesche.
 
Eglise de Saint-Pierre
2 rue du Mont-Cenis
Métro Abbesses
 
E’ una delle chiese più vecchie di Parigi. Nel 1147 era diventata parte di un monastero benedettino fondato da Adelaide di Savoia. Ha un interno molto spoglio, di stile romanico, con la volta a ogive. La facciata invece è secentesca ed è di stile classico. Le vetrate sono del 1952 e sono opera di Ingram. Le porte in bronzo sono state realizzate da Tommaso Gismondi.      
Il piccolo cimitero di fianco alla chiesa, detto del Calvario, è il più vecchio di Parigi. Si chiama così perché qui c’era – e in parte c’è ancora, all’altezza del numero 2 di rue Mont-Cénis – una via crucis, che ha dovuto essere parzialmente rimossa quando si è costruita la basilica. Qui sono sepolti, senza distinzione o separazione, gli abitanti più umili del quartiere accanto ai Montesqiou, ai Fitz-James e ad altri aristocratici. Se siete a Parigi il giorno di Ognissanti, approfittatene per entrare in questo piccolo cimitero, detto du Calvaire, aperto solo in quel giorno. La tomba più curiosa è quella di un mugnaio che aveva voluto che sulla sua lapide fosse scolpito un mulino a vento. Invece, sotto alla lapide del grande navigatore Louis de Bouganville, che fra il 1766 e il 1769 aveva fatto il giro del mondo, c’è soltanto il suo cuore.                    
 
Musée de Montmartre  
12, Rue Cortot
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
Il vecchio maniero di stile campestre che ospita il museo un tempo apparteneva a Claude de la Rose, detto Rosimond, attore nelle commedie di Molière. Nelle sue stanze hanno abitato Auguste Renoir, che qui ha dipinto Le bal du moulin de la Galette, Suzanne Valadon, la madre di Utrillo e molti altri artisti. Il museo ospita molte testimonianza del passato, del tempo dell’abbazia, di quello dei cabaret, della Comune, della bohème... Rievoca la memoria e la vita della Montmartre di un tempo anche attraverso il bancone di un vecchio bistrot del quartiere, lo studio ricostruito del compositore Charpentier, i quadri di Willette e i manifesti di Toulouse-Lautrec. Nella sala del ‘Temps des Fêtes’ c’è un plastico di Montmartre, con la casa di Dalida, il Bateau-Lavoir, il Moulin-Rouge, lo Chat Noir, il Lapin Agile… Dalle finestre si ha una veduta sul vigneto e sul giardino selvatico. Il museo ospita spesso delle mostre temporanee, ispirate al passato.
Jardin sauvage Saint-Vincent – Attiguo al museo, con ingresso al numero 18 di rue Saint-Vincent c’è un giardino secondo dove la natura si sviluppa liberamente, punto di osservazione della flora spontanea della capitale. Le ortiche convivono in un grande disordine con l’artemisia, la celidonia, la digitale purpurea, il mentastro e molto altro. Nel giardino non si usano insetticidi, c’è anche un piccolo stagno popolato di gamberetti d’acqua dolce.

La vigne de Montmartre
angolo di rue des Saules e rue de Saint-Vincent
Metro Lamarck-Caulaincourt
 
Nel 1133 le badesse dell’abbazia di Montmartre producevano già dei vini di qualità, fra i quali c’era il Goutte d’Or. Nel 1930 l’Amministrazione di Parigi ha deciso di ripristinare quella tradizione e ha creato il Clos de Montmartre, su cinque terrazze. E’ formato da tremila ceppi di Pinot nero e di Gamay su cinque terrazze. Il primo sabato di ottobre si fa la vendemmia. Dopo la raccolta, avviene la vinificazione nelle cantine del municipio Se ne ricavano circa duemila bottiglie di vino e il guadagno della vendita è destinato a opere sociali. La domenica dopo la vendemmia c’è il corteo storico delle confraternite del vino, con i tamburi, le bande musicali, le corali che sfilano verso il Sacré-Coeur. La serata termina con i fuochi d’artificio.        
 
Au Lapin Agile
22, Rue des Saules
Métro: Lamarck-Caulaincourt
 
Il nome è dovuto a un caricaturista di fine ‘800, che aveva dipinto l’insegna con un coniglio in redingote verde e sciarpa rossa che scappava dalla casseruola, allo stesso modo in cui il suo autore, il pittore André Gill, comunardo, era scampato alla repressione. L’espressione ‘lapin à Gill’ è diventata Lapin Agile. Negli anni ’30 del Novecento qui venivano Toulouse-Lautrec, Max Jacob, Picasso, Charles Dullin… Il gestore era Frédéric Gérard.
Il locale è cambiato nel tempo, ma ha mantenuto il suo carattere tipicamente parigino. Nei periodi in cui ci sono pochi turisti è bello venire a trascorrere una piacevole serata davanti a un bicchierino di eau de vie con la ciliegia, ascoltando le melodie del vieux Paris.
 
Cimetière Saint-Vincent                    
6, rue Lucien-Gaulard
Métro: Lamarck-Caulaincourt
 
Il piccolo cimitero, chiuso nel 1858, è posto sul fianco della collina e i cognomi che si leggono sulle lapidi sono gli stessi delle vie e delle piazze dei dintorni. Vi sono sepolti, fra gli altri, i membri dell’importante famiglia dei Tourlaque, lo scrittore Marcel Aymé, il compositore Arthur Honegger e i pittori Maurice Utrillo e Gen Paul. L’atelier di quest’ultimo, fra l’altro, in fondo ad Avenue Junot, è tuttora aperto con mostre temporanee.    
Al centro dell’attigua place Constant-Pecqueur è stata creata l’omonima square verdeggiante che ospita una fontana monumentale, dedicata al disegnatore Steinlen, che abitava qui e che è famoso per aver creato le locandine raffiguranti Toulouse-Lautrec e Aristide Bruant. C’è anche la sua statua su di un piedestallo, con un mascherone da cui esce l’acqua.
 
Bateau Lavoir
13, Place Emile-Goudeau
Métro: Abbesses
 
Il Bateau Lavoir si affaccia sulla place Emile-Goudeau, dedicata al poeta fondatore del club degli Hydropathes. La piazzetta è ombreggiata dagli ippocastani e ha una fontana Wallace al centro. Un tempo il Bateau Lavoir ospitava una manifattura e un magazzino di pellicce. A partire dal 1892 esso ha cominciato a ospitare dei laboratori di artisti, a cominciare da quello di Picasso, che vi si era installato nel 1904. Egli ha dipinto qui il quadro ‘Les Demoiselles d’Avignon’, con il quale ha lanciato il movimento cubista, i cui appartenenti intendevano dare una nuova geometria alle forme. Più tardi, al Bateau Lavoir sono venuti Apollinaire e Max Jacob. Nel 1908 vi si è tenuta una festa in onore del doganiere Rousseau, festa immortalata in un quadro di Marie Laurencin.
 
Espace Dali Montmartre
11, rue Poulbot
Métro: Abbesses
 
Dopo aver sceso la rampa di scale del museo, ci si trova in una sala dalle pareti nere al centro della quale si trova la scultura nota come l’Elefante spaziale, dalle gambe esili e lunghissime e con una piramide sulla groppa. C’è anche l’altrettanto famoso pianoforte con le gambe da donnafemminili. Nelle altre sale sono presenti delle opere molto diverse. C’è uno schizzo di Gesù Cristo, con la sua effigie in anamorfosi, ovvero al centro di un artificio pittorico con cui l’artista ha inserito delle scene percepibili solo se osservate da un determinato punto di vista.  E poiché Dalì amava trasformare in oggetti materiali e di arredamento i frutti della sua immaginazione, ci sono anche diversi oggetti di design. Dappertutto sono raffigurati gli orologi molli, ispiratigli da un pezzo di Camembert abbandonato in casa, che lui aveva trasformato in una metafora del tempo che cambia le cose. Nell’Espace si vedono anche altri temi ricorrenti nei lavori di Dali, fra cui i cassetti, le uova e gli angeli seduti nella posa del Penseur di Rodin.
 
Place des Abbesses
Métro. Abbesses
 
Questa graziosa piazza alberata di forma triangolare prende il nome dalle antiche badesse di Montmartre. Ospita una fontana Wallace e una colonna Morris, e conserva anche una pensilina Art nouveau della metropolitana, una delle cosiddette marquises di Hector Guimard. È una piazza molto animata, di giorno e di sera ed è un posto ideale per fare una sosta, in uno dei caffè lungo le stradine romantiche e vecchio stile dei dintorni.
Fête de la coquille Saint-Jacques – Tutti gli anni, a gennaio, si svolge la festa delle capesante, dei crostacei e delle ostriche, servite a volontà. Contemporaneamente si festeggia anche Saint-Vincent, patrono dei vignaioli. In place des Abbesses c’è il marché de la Mer, ci sono delle bancarelle con i dolci tipici bretoni, il sidro artigianale e i formaggi, mentre i gruppi folkloristici suonano musiche tradizionali e gli artisti di strada improvvisano degli spettacoli.
Per chi volesse rifugiarsi in un bar, soprattutto in caso di brutto tempo, ad assaporare un bicchierino di assenzio o un buon cocktail c’è il Marlusse et Lapin al numero14 di rue Germain Pilon. L’arredamento comprende un lit-bateau e una coiffeuse ed è davvero curioso.  
Nella vicina place Charles Dullin c’è il teatro dell’Atelier, dedicato, come la piazza, all’attore e regista che lo ha fondato e diretto dal 1922 al 1939.
 
                                              ‘Ti amo’ in tutte le lingue
 
Su square Jehan-Rictus, il luogo in cui un tempo sorgeva il municipio di Montmartre, vicino al métro Abbesses, oggi c’è un guardino pubblico, dedicato a quello che era un poeta popolare che recitava delle filastrocche contro le ingiustizie nel cabaret dei Quat’zarts e il cui vero nome era Gabriel Randon de Saint-Amand.
Oggi la piazza è molto visitata per un motivo particolare. Su di una parete di mattonelle blu è scritta in 280 lingue diverse la parola ‘Ti amo’. L’idea è stata dell’autore-compositore Frédéric Baron, che aveva collezionato le espressioni nel tempo. Poi, nel 2000, ha realizzato questo muro fatto di cinquecento rettangoli di lava smaltata. È stata la calligrafa Claire Kito a riscrivere i messaggi nella stessa dimensione. Le piccole macchie rosse distribuite qua e là simboleggiano i cuori spezzati.
 
Eglise Saint-Jean-de-Montmartre
21, rue des Abbesses
Métro: Abbesses
 
La chiesa di Saint-Jean de-Montmartre, costruita fra il 1894 e il 1904, era stata subito soprannominata Saint-Jean-des-Briques, San Giovanni dei mattoni. Ma, anche se non è da annoverare fra le chiese più belle di Parigi, ha il vanto di essere stata la prima a essere costruita con calcestruzzo di cemento e con barre di ferro, poi ricoperto di mattoni. L’uso del cemento era anche dovuto al fatto che costava meno della pietra e poiché i soldi erano pochi… L’architetto Baudot, tuttavia, è stato molto criticato per il suo lavoro e l’opera ha rischiato di essere abbattuta.
Oggi è considerata una prodezza tecnica, che, così ricca com’è di incroci di nervature, di ogive, di festoni, di cupole, di lucernari, di pietre angolari, di vetrate, di ceramiche e quant’altro, concilia le tecniche industriali con le esigenze estetiche
A domeniche alterne ci sono visite guidate con diapositive sulle fasi di costruzione.
Halle Saint-Pierre – Al numero 2 di rue Ronsard, ai piedi della butte Montmartre, negli spazio di un antico mercato coperto costruito nel 1868 ci sono un centro culturale e un museo dedicato all’art brut, ideato dal pittore Dubuffet, che voleva tornare a un’arte spontanea, non culturale né intellettuale, realizzata da non professionisti, da medium, da autodidatti e anche da persone ricoverate in ospedali psichiatrici. Dubuffet si è avvicnato al surrealismo ed è diventato amico di André Breton, con cui ha creato la Compagnia dell’Art brut.
I quadri esposti qui alla Halle Saint-Pierre, tuttavia, appartengono più all’art naïf. In place Saint-Pierre e rue Livingstone ci sono alcuni negozi meravigliosi di tessuti. Sono Dreyfus Déballage, Tissus Reine e Moline, che offrono una scelta enorme di stoffe per l’abbigliamento e per la casa.

Musée de l’Erotisme
72, boulevard de Clichy
Métro: Blanche
 
Un palazzo di sette piani ospita il museo che raccoglie delle sculture, delle foto e dei vecchi film sul tema dell’erotismo. Il materiale proviene da tutto il mondo e rivela i legami che uniscono ovunque la sessualità, il desiderio e l’amore. Nel sotterraneo ci sono degli oggetti maliziosi ma anche di dubbio gusto, come ad esempio una sedia con incorporato un pene retrattile e delle incisioni licenziose.
Ai piani intermedi ci sono degli idoli indiani della fertilità, dei vasi fallici dell’America latina e diverse altre riproduzioni in avorio e in ceramica che fanno parte dell’erotismo sacro com’è visto in Asia e in Sudamerica. Uno dei piani è tutto dipinto di rosso ed è dedicato alle case chiuse. Ci sono dei documenti, delle fotografie, dei disegni, delle vecchie pubblicità, dei carnet di appuntamenti e delle incisioni di Degas che illustrano la vita nei bordelli. Alcuni di essi erano sordidi, altri erano tutti decorati con oro e tendaggi ed erano frequentati da persone dell’alta società. In uno, chiamato Chabanais, andava il futuro re d’Inghilterra Edoardo VII, che amava sguazzare in una tinozza piena di champagne, in compagnia di graziose ospiti
Il sesto piano è riservato alle mostre fotografiche e di arte contemporanea.
 
Moulin-Rouge
82, Boulevard de Clichy
Métro: Blanche
 
Il Moulin Rouge è nato alla fine dell’800 per iniziativa di Oller e Zidler, che possedevano già l’Olympia. All’inizio il tipo di spettacoli era molto diverso, poi, con la Belle Epoque, sono arrivate le ballerine di can can che davano spettacolo in calze nere, giarrettiera e gonne con i volant. Avevano come soprannome la Goulue, Jeanne la Folle, Môme Fromage, Grille l’Egoût e Nini Patte en l’Air… Eseguivano le loro figure al ritmo indiavolato della quadriglia e sollevavano le sottane per mostrare le culotte ai borghesi e ai principi in prima fila fra il pubblico.
Più tardi, in questo teatro sono state rappresentate le operette di Offenbach. Infine, alle operette è subentrato il cabaret, di cui Mistinguett era la regina. Negli anni ’50 del Novecento hanno cantato qui Edith Piaf, Yves Montand e Charles Trenet.
Pigalle - Il nome è sinonimo di luoghi di spettacolo, di cui è sempre stato ricco. Oltre al Moulin Rouge, c’era lo Chat Noir, c’erano i cabaret... Al numero 20 di rue Chaptal, nella cité omonima, c’era il Grand-Guignol, fondato nel 1897 da Oscar Méténier, con gli spettacoli dell’orrore. Una delle attrici, Maxa, era ‘la donna più assassinata del mondo’.  Nei baracconi della vicina place d’Anvers venivano infatti esibiti i ‘mostri da fiera’, come la donna barbuta o i gemelli siamesi.
Place Pigalle era anche famosa per essere il luogo dove i pittori venivano a scegliere le modelle per i loro quadri. Fra i caffè della piazza c’era anche quello che appare nel quadro di Degas ‘L’Absinthe’.Negli anni della guerra vi spadroneggiava la ‘Bande des Trois Canards’, che aveva preso il nome di un caffè di rue de la Rochefoucauld.
Oggi a Pigalle ci sono molti sex-shop, ma anche dei bar alla moda e delle sale per concerti rock. Al Moulin Rouge si può avere una cena Toulouse Lautrec- Belle Epoque, da consumare mentre si guarda lo show.
Cité Veron – Al numero 94 del boulevard de Clichy, vicino al Moulin Rouge, c’è un passaggio privato lungo un’ottantina di metri, segnalato da un’insegna smaltata con la scritta Cité Veron. È un angolo della vecchia Parigi rimasto intatto, dove hanno abitato molte celebrità, fra cui il musicista e commediografo Boris Vian, che faceva oggetto del suo sarcasmo i politici e le convenzioni borghesi. Uno dei suoi romanzi più famosi è “J’irai cracher sur vos tombes” (Andrò a sputare sulle vostre tombe). Purtroppo, Vian è morto d’infarto nel teatro dove assisteva alla prima del film tratto da questo suo libro. Anche il cantautore Jacques Prévert, che ha scritto, fra l’altro, la famosa canzone Les feuilles mortes, ha abitato qui.
Villa des Platanes- Ai numeri 58-60 del Boulevard de Clichy, c’è il cancello d’ingresso della Villa des Platanes. Nel secondo cortile c’è  un palazzo munito di scalone con doppia balaustrata e con due statue alla base. Anche il soffitto del porticato è ammirevole. Ma la cosa più straordinaria sono i tre bassorilievi di legno scolpito che ricordano gli eventi della Comune. Il quartiere di Montmartre era stato sede di diversi scontri sanguinosi, in particolare quello del 23 maggio 1871, di cui le vie di Villa des Platanes erano al centro.
Al numero 7 della vicina impasse Marie-Blanche c’è la Maison Eymonaud, classificata monumento storico, ma di cui non si sa molto. Contiene alcuni elementi del precedente palazzo de l’Escalopier, fra cui alcune colonne, un bovindo di legno e una torretta con le caditoie. Il conte de l’Escalopier era il conservatore della biblioteca dell’Arsenale e aveva fatto costruire nel suo palazzo una sala che ospitava seimila volumi
 
Cimetière de Montmartre
20, Avenue Rachel
Métro: Place-de-Clichy, Blanche
 
Al tempo della Rivoluzione qui c’era una fossa comune, trasformata poi in cimitero nel 1825. Ospita le tombe di molte personalità. C’è Hector Berlioz, che abitava a Montmartre, in mezzo alle sue due mogli. Il compositore veniva spesso a trovare la sua prima moglie e a passeggiare fra i sepolcri, all’ombra degli aceri e degli ippocastani. Si inoltrava in mezzo alla vegetazione cespugliosa, che a volte lo costringeva a passare sulle tombe per poter proseguire.
Fra le altre celebrità sepolte qui ci sono il fisico e matematico Ampère, madame Récamier, lo scrittore Henry Beyle, detto Stendhal e il patriota veneziano Daniele Manin, che ha lottato contro gli abusi dell’amministrazione austriaca. C’è anche la moglie di Emile Zola, da sola, perché le ceneri di lui sono al Panteon. C’è Marie Duplessis, diventata personaggio letterario come ‘Dame aux camélias’. Una delle tombe più visitate è quella di Iolanda Gigliotti, ovvero Dalida, dietro alla cui statua si irradiano dei lunghi raggi dorati. Infine c’è Sujot, fondatore della ‘scuola del gatto libero di Montmartre’, che, vita natural durante, ha provveduto a nutrirne un centinaio al giorno. Egli soleva dire: “Avoir beaucoup d’amour afin de réparer les fautes des hommes en aimant les chats” (Avere molto amore per rimediare agli errori degli uomini amando i gatti). C’è anche la tomba del regista François Truffaut, morto nel 1984 a soli 52 anni.

Al numero 22 di rue de Tourlaque ci sono alcuni atelier di artisti detti Les Fusains, il nome dei carboncini adoperati per disegnare. La casetta sulla strada sembra uscita dal libro di Alice nel paese delle meraviglie e i padiglioni all’interno ospitano i laboratori degli artisti.Sono  collegati da vialetti ombrosi, ricoperti di ghiaia e popolati di sculture classiche e moderne.
In passato qui hanno soggiornato Renoir e Rodin.
Fra rue Caulaincourt, rue Lepic e rue Girardon c’è una delle ultime tracce rimaste del famoso maquis di Montmartre, la formazione vegetale di arbusti selvatici che sorgevano qui prima dell’urbanizzazione.
La Pinacoteca all’aperto di Rue Cavallotti – In rue Cavallotti, vicino a place de Clichy, due pittrici hanno riprodotto sulle saracinesche dei negozi alcuni quadri di Modigliani, di Vermeer e di Gauguin. Purtroppo, una parte dei dipinti è stata ricoperta di graffiti.     
 
Montmartre aux artistes
189 Rue Ordener
Metro Jules-Joffrin    
 
Rue Ordener è una via molto interessante da percorrere, piena di caffè, di negozi e di begli edifici. Innanzitutto, al numero 1 della piazza Jules Joffrin, c’è il bellissimo edificio ottocentesco del municipio, in stile rinascimentale. Di fronte, c’è la chiesa ottocentesca dedicata a Notre-Dame-de-Clignancourt. Al numero 189 di rue Ordener c’è una bella e imponente costruzione di mattoni risalente agli anni ’30, opera dell’architetto Thiers, detta Montmartre aux Artistes. Ospita un grande laboratorio artistico, dove si organizzano delle esposizioni, dei dibattiti e altre manifestazioni artistiche, fra cui dei documentari, che vanno sotto il nome di Extraordener…
 
Piscine des Amiraux – Al numero 6 di rue Hermann-Lachapelle, c’è un curioso edificio che appartiene al filone degli edifici ‘igienisti’ fatti costruire da Henri Sauvage, rivestito di mattonelle bianche e con i balconi digradanti. È alto sette piani ed è classificato monumento storico. Nello spazio del cortile si è deciso di costruire una piscina, che è unica nel suo genere, nel senso che non ha gli armadietti, ma due piani di cabine per spogliarsi, poste in alto, tutt’intorno alla vasca. Le cabine vengono chiuse a chiave dal custode e riaperte quando le persone tornano dalla nuotata.
Fra templi indù, templi buddisti ed ecoquartieri - Al numero 72 della rue Philippe-de-Girard, vicino alle stazioni métro di Max-Dormoy e La Chapelle, c’è un tempio indù dedicato al dio Ganesh, una delle divinità più popolari dell’India, rappresentato come un nano dal grosso ventre, con quattro mani e una testa di elefante, munita di una sola zanna. I visitatori sono bene accolti, possono assistere a una pooja, e poi bere un tè.
Ogni anno, alla fine di agosto, si svolge una grande cerimonia che riunisce la comunità proveniente principalmente dallo Sri-Lanka. Si fanno le offerte di latte, di miele, difiori e di frutti e c’è una grande processione per le vie del quartiere. Davanti ci sono i suonatori di flauto e di tamburo, seguiti dalle danzatrici con in testa i vasi con la canfora. La statua di Ganesh, issata su un carro, è decorata di ghirlande di fiori e di caschi di banane. Tutti portano fiori e ghirlande e rompono per terra le noci di cocco che simboleggiano l’offerta del cuore.
 
Al numero 38 di rue Polonceau, vicino alla stazione métro Chateau-Rouge, invece, c’è un tempio situato in una casa minuscola, che appartiene all’ordine buddista giapponese Nipponzan Myohoji. Vi si pratica l’insegnamento del sutra del loto, propagato dal monaco riformatore Nichiren.
Anche qui, chi vuole può partecipare ai riti e alla recitazione delle formule di fede. L’ecoquartiere Pajol – In rue Pajol, fra le stazionidella metropolitana di La Chapelle e Max Dormoysi estende un grande quartiere ecologico,  iniziata qualche anno fa con i lavori di recupero di alcuni edifici del passato e con l’edificazione di altri nuovi. Ospita un ostello per cinquecento studenti, una sala per spettacoli, una biblioteca, una università, un centro sportivo e degli uffici commerciali. L’energia è fornita dai pannelli solari collocati sul tetto degli edifici. Essi formano una grande centrale fotovoltaica urbana. C’è anche un ampio giardino, un impianto per il recupero delle acque piovane e un altro per il trattamento dei rifiuti.  
 
 
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