XVI Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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È l’arrondissement più elegante della capitale, ricco di monumenti, di parchi, di musei… E’ bello passeggiare per le sue strade, guardare i dettagli di una facciata o di un monumento, scoprire una vecchia bottega... C’è la bella entrata Art nouveau di vetro e ghisa della stazione metropolitana di Porte Dauphine, opera di Guimard. C’è la bella fontana di piazza Victor Hugo, realizzata nel 1964 dall’architetto Davy e collocata dove prima c’era la statua dello scrittore. C’è la bella facciata del numero 25 di rue de la Pompe eseguita dall’architetto Lecourtois, dove c’era il negozio di fiori Orève e dove oggi c’è un ristorante. Il mosaico di ghirlande di foglie intervallate da vasi in rilievo è rimasto intatto. C’è il pozzo artesiano di Passy profondo seicento metri, fatto scavare dal prefetto Haussmann, sopra il quale c’è una fontana di acqua freschissima. C’è la bella fontana dedicata a Claude-Debussy, sulla piazza omonima, con le statue delle muse e un bassorilievo del musicista al pianoforte, circondato dalle sue opere. C’è la bella casa olandese dell’architetto van Der Boijen, al numero 8 di rue de Lota.
 
Non ci sono più, invece, i quattromila alberi dell’avenue Foch, creata nel 1855 per collegare Parigi al bois de Boulogne. Nella parte verso l’Etoile c’erano le specie più esotiche, nella parte verso il bois de Boulogne c’erano le specie indigene. Purtroppo ne sono rimaste soltanto seicento. Sono rimasti invece i  blockhaus della guerra, all’altezza del numero 45 della vicina avenue du Maréchal Fayolle. Sono delle vestigia che ricordano l’occupazione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale. Uno di essi è utilizzato dagli scout, l’altro da un ristorante.  
 
Nel giardino situato sul prolungamento della piazza della Porte Maillot, la square Alexandre-et-René-Parodi, c’è una fontana del 1907 dedicata al costruttore di automobili Levassor. Ha la forma di un portico con due colonne ai lati e nella nicchia centrale c’è un bassorilievo che ritrae Levassor a bordo di un’automobile nella gara Parigi-Bordeaux, svoltasi nel 1895, alla folle velocità di 25 chilometri all’ora.  
Poco a sud della porte Maillot, sulla square Anna-de-Noailles, c’è una fontana dedicata alla poetessa. La una vasca rettangolare è rivestita da tessere di mosaico blu e a un’estremità c’è un’urna rovesciata da cui cola l’acqua.
 
Bois de Boulogne
Métro: Porte Maillot
 
Il Bois de Boulogne è un parco immenso situato al limite occidentale dell’arrondissement. Nel 1599 esso era la riserva di caccia del re, trasformato da Napoleone III in luogo di passeggio per i parigini. Presenta diversi punti di interesse, fra cui il Parc de Bagatelle con il suo roseto, il Jardin du Pré Catelan, il Jardin d’Acclimatation, il Jardin des Serres d’Auteuil e il Musée des Arts e Traditions Populaires. Una delle cose degne di visita è l’edificio-scultura di vetro che ospita il Centro dell’arte contemporanea a cura della Fondazione Louis Vuitton.  
Anche il Lac Inferieur, con la sua isoletta al centro sulla quale c’è un chiosco nascosto tra il fogliame, raggiungibile in barca a remi è affascinante.
Pré Catelan – L’ingresso al pré Catelan, ricco di alberi secolari dal tronco enorme, è all’angolo di rue Gros con rue Théophile Gautier. Vicino al giardino La Fontaine c’è un incantevole teatro all’aria aperta, dove la sistemazione delle piante fa da scenario alle opere di Shakespeare. Nella lande des Sorcières, la landa delle streghe di Macbeth, ci sono il rabarbaro e il tasso, poi c’è il bacino in cui si è annegata Ofelia, più avanti ci sono i fichi e gli acanti della Grecia del Sogno di una notte di mezza estate, c’è la brughiera dei paesi del nord dell’Amleto…
 
Parc de Bagatelle
Route de Sèvres à Neuilly, allée de Longchamps
Métro: Porte Maillot, poi bus 244 o Porte de Neuilly poi bus 43  
 
Il conte di Artois, fratello più giovane di Luigi XVI, all’età di 18 anni aveva comperato un terreno vicino al bois de Boulogne per andarvi a cacciare i daini. Aveva scommesso con la cognata Maria Antonietta di essere in grado di far costruire nel parco una dimora per la corte reale in meno di un mese. Il padiglione, detto Bagatelle, esiste tuttora. Nel 1905 il parco è stato acquistato dalla Ville de Paris e arricchito di collezioni botaniche. Così in primavera fioriscono i tulipani,  i narcisi, gli ornitogali sullo sfondo delle magnolie e dei ciliegi. I muri sono coperti di clematidi e di vitalbe e dal chiosco dell’Imperatrice si vedono bene le rose, uno dei punti di attrazione principali del parco. Nel mese di giugno c’è il concorso per le nuove rose, mentre le ninfee trasformano lo specchio d’acqua in un giardino impressionista. Nel parco ci sono diverse fontane. All’estremità del giardino delle iris c’è la fontaine des Amours, con due bambini che amoreggiano dentro a una conchiglia.    
 
Jardin d’Acclimatation
Bois de Boulogne
Métro: Les Sablons, Pont de Neuilly
 
Il Jardin d’Acclimatation si trova nella parte nord-ovest del Bois de Boulogne ed è stato creato nel 1860 da Geoffroy Saint-Hilaire per osservare e sperimentare l’adattamento delle piante e degli animali di altri paesi. In quegli anni l’esotismo era di moda e Napoleone III voleva offrire ai suoi sudditi lo spettacolo di una flora tropicale e di una fauna esotica.
Oggi, di esotico c’è solo il giardino coreano, inaugurato nel 2002 e posto  dopo la Porte du Paradis. Il padiglione rosso e verde dalla forma caratteristica invita a raccogliersi in meditazione. Un altro angolo esotico, silenzioso e sereno, è la casa da tè della signorina Li, la Maison de thé de mademoiselle Li. Era stata creata nel 1999 dallo scrittore viaggiatore Hippolyte Romain, che girava il mondo alla ricerca dei tè migliori.    
Nella bella stagione, ogni venti minuti dalla Porte Maillot parte un trenino per i bambini, che attraversa il parco e raggiunge l’ingresso principale.
C’è anche un noleggio di bici, per chi vuole pedalare lungo le rive ombreggiate del lago.

Musée de la Contrefaçon
16, Rue de la Faisanderie
Métro: Porte Dauphine
 
L’arte di imitare e di falsificare gli oggetti risale alla notte dei tempi, in tutti i paesi ci sono state persone che si sono appropriate fraudolentemente del frutto del lavoro altrui spacciandolo per proprio. Nel 1951, l’Unione dei Fabbricanti, nata per difendere la proprietà delle opere, ha deciso di riunire in un museo un assortimento di prodotti contraffatti. Così, in questo bel palazzo di via della Fagianaia, così chiamata perché un tempo su questo terreno, appartenente al castello della Muette, si allevavano fagiani - si trovano dei cibi, dei liquori, dei giocattoli, dei profumi, dei prodotti sportivi, dei prodotti informatici e audiovisivi, degli apparecchi domestici, degli accessori di lusso, delle sigarette e persino delle medicine. Ogni oggetto è posto accanto a quello originale, come avviene per esempio con le bottiglie del nostro glorioso Martini. In Asia e nei paesi dell’Est danno la caccia ai vuoti della bevanda buttati via e li riempiono di un liquido adulterato fabbricato chissà come. In Francia questo misfatto si chiama délit de remplissage. Poiché anche la proprietà artistica è protetta qui ci sono degli esempi di quadri, di sculture e di disegni falsificati. Ci sono dei falsi Dalì, dei Degas, dei Rodin… E’ interessante anche la parte del museo dedicata ai falsi totali, cioà alla creazione di marchi che non esistono, ma che hanno una somiglianza nel nome o nella linea con quelli veri. Succede ad esempio con un tipo di scarpe da ginnastica e con un tessuto a quadri di Burberry.
 
Per coerenza, anche la facciata dell’edificio che ospita il museo è la copia di un palazzo che si trovava nel Marais. Nel 1951, Gaston Louis Vuitton, nipote del fondatore del celebre marchio, lo ha acquistato e donato all’Unione dei Fabbricanti. È un museo interessante e insolito, con un orario limitato.
La stazione della metropolitana Porte Dauphine conserva una delle due entrate liberty di Guimard rimaste nella capitale. Risale al 1899.
 
Musée d’Ennery
59, Avenue Foch
Métro: Porte Dauphine, Victor Hugo
 
Adolphe d’Ennery è stato un drammaturgo ottocentesco, autore di melodrammi lacrimosi come I due orfanelli, ma anche di libretti d’opera, fra i quali il Cid, musicato da Massenet. Insieme alla moglie, Madame Clémence, ha creato una  collezione di arte asiatica e nel 1898 il palazzo, in stile Napoleone III, è passato allo Stato con tutti i suoi tesori. Ci sono dei vasi cinesi e giapponesi, delle statuette di porcellana, delle ceramiche, delle maschere animali, degli scrigni incrostati di madreperla… La collezione comprende anche dei bottoni dipinti o scolpiti e centinaia di fibbie e monili preziosi.
Al piano terra dell’edificio, c’è un museo armeno, con artefatti, oggetti e documenti storici di questo popolo, dal medioevo al 1900.                        
Foch, chi era costui? – Ferdinand Foch era un generale che nel 1918 era stato nominato comandante in capo degli eserciti alleati sul fronte occidentale ed era riuscito a fermare i Tedeschi. Il suo motto era: “Accettare l’idea della sconfitta vuol già dire essere sconfitti”. Il viale dedicato a lui, voluto da Napoleone III e dal barone Haussmann, è fiancheggiato da alberi secolari ed è largo ben centoventi metri, un record che poche città, a parte Mosca, possono vantare. Gli appartamenti che vi si affacciano su di esso hanno anch’essi un record: quello di essere i più cari al mondo.

La vigne de la mairie
71, avenue Henri-Martin
Métro: rue de la Pompe
 
Nel cosiddetto ‘giardino del sindaco’, un giardino in miniatura, con le panche poste attorno a un prato ombreggiato dai Prunus e ravvivato dai colori delle azalee e dei rododendri, c’è anche un vigneto di uve chardonnay e seyval. Il giardino si trova in fondo al viale ed era stato creato nel 1988. Vi si trova anche uno splendido albero di fico, dedicato al premio Nobel per la pace  Yitzhak Rabin, assassinato nel 1995.
Nella vicina square Lamartine, dal 1861 c’è un pozzo fatto costruire dal barone Haussmann per alimentare i laghi del bois de Boulogne. Nel 1994 il pozzo è stato completamente rimaneggiato e oggi si possono vedere gli abitanti del quartiere che vengono a riempire le bottiglie con quest’acqua ferruginosa.    
 
Cité de l’Architecture et du Patrimoine
1, place du Trocadéro-et-du-11-Novembre
Métro: Trocadéro
 
È una specie di museo delle copie, con il gesso che imita la pietra, i finti affreschi e altro che illustrano il modo di costruire edifici dal Medioevo in qua. Nell’ala est del palazzo ci sono tre gallerie. C’è la galleria dei Moulages, che occupa due grandi sale e ospita trecento calchi di arte romana e del Rinascimento a grandezza naturale. Ci sono riproduzioni di capitelli, di timpani, di jubé e di altri dettagli di architettura civile e religiosa. Nel sotterraneo c’è la galleria delle Peintures con le copie di affreschi religiosi, che danno l’impressione di camminare in mezzo a cappelle e a cripte. Nella luminosa galleria dell’Architecture, invece, sono raccontate la storia e l’evoluzione dell’architettura. Al primo piano c’è una presentazione tematica dell’architettura, con modelli dell’habitat sociale, dei luoghi del divertimento, dei prefabbricati e le testimonianze video di architetti che spiegano le loro scelte. C’è anche la riproduzione di un appartamento della Cité radieuse di Marsiglia concepita da Le Corbusier e se ne possono esplorare i balconi ed esaminare i pannelli mobili interni.

Musée national de la Marine
17, Place du Trocadéro
Métro: Trocadéro
 
Il palazzo di Chaillot, sede del museo, era stato costruito dagli architetti Carlu, Boileau e Azéma per l’Esposizione del 1937. Il museo ospita tutto quello che ha attinenza con la marina mercantile, con la marina da guerra, quella da diporto, da pesca e di esplorazione scientifica.
 
Lo scalone monumentale dell’ala destra del palazzo, di stile Art déco, è costeggiato da vetrine che evocano la vita a bordo. Il soffitto della prima galleria ha la forma di uno scafo capovolto. Le sale ospitano le uniformi dei marinai, le carte, gli strumenti di navigazione, i timoni, le lanterne dei fari, un enorme mappamondo… Ci sono poi moltissimi modelli di battelli, dalla galera reale al transatlantico di lusso, ci sono le polene, le decorazioni che ornavano la prua delle navi, c’è persino un busto di Enrico IV. C’è la ricostruzione della cabina di un comandante in seconda di un cacciatorpediniere, con il mobilio stile anni ’30, la scrivania, un letto piuttosto corto e una  piccola toilette con il lavabo di smalto. Infine, c’è il battello imperiale di Napoleone I dai remi decorati, che era stato costruito per la visita dell’Imperatore all’arsenale di Anvers. Per farlo entrare qui hanno dovuto allargare le porte…
 
Arrivo via acqua - Si può arrivare al Trocadéro anche con il Batobus, scendendo alla fermata della Torre Eiffel
 
Jardins du Trocadéro
Place du Trocadéro et du 11 Novembre
Métro: Trocadéro
 
I giardini originari erano stati creati da Alphand in piano inclinato verso la Senna, poi sono stati rimaneggiati per ospitare la gigantesca fontana. Nel 1989 in occasione del bicentenario della Rivoluzione era stato piantato l’albero della Libertà, un rovere che negli anni successivi è stata estirpata e ripiantata più volte. Sul viale c’è anche una sequoia donata dal popolo americano, in occasione del bicentenario dei diritti dell’uomo. La pterocaria, la cui circonferenza misura 6 metri e mezzo, è stata piantata nel 1891. Nella vallata svizzera ci sono dei tassi tagliati a forma di nuvola che sembrano dei giganteschi bonsai. Alcune vestigia dell’hôtel de Ville e del palazzo delle Tuileries sopravvissute all’incendio sono state portate qui.
 
Dal 2005 c’è un nuovo acquario profondo 15 metri, con decine di altre vasche più piccole che ospitano il pesce minuto. Sul prato di fronte alla torre Eiffel sono state piantate delle viti dove si effettua la vendemmia. La grande fontana si chiama Fontaine de Varsovie ed è formata da un bacino rettangolare con una serie di piccole vasche simmetriche e decine di getti d’acqua. Di notte, con l’illuminazione che la valorizza, ha un aspetto magico. Nella parte inferiore dei giardini, dalla parte della Senna, ci sono due gruppi scultorei: la Joie de vivre e la Jeunesse. Nella parte superiore, invece, oltre alle due fontane di bronzo dorato decorate con animali, ci sono due statue di pietra dette l’Homme e la Femme.
Al numero 25 bis della rue Franklin c’è un immobile di cemento armato con la facciata ricoperta di grès, opera di Bigot. È uno dei primi costruiti nella capitale.
 
Una cena originale per gruppi - Nel sotterraneo dell’acquario, entrando al numero 5 di avenue Albert de Mun, c’è il ristorante giapponese Trocadéro Ozu Club. Dopo aver sceso la scala che porta al lounge, ci si dirige verso il box che si è prenotato. Vi si organizzano delle serate a tema.
 
Galérie-musée Baccarat
11, place des Etats-Unis
Métro: Iéna, Boissière
 
Le arti della tavola erano nate sotto Luigi XV, con l’utilizzo, fra l’altro, di bicchieri preziosi. Poi sono arrivati i flaconi del profumo e i gioielli, per creare i quali il cristallo veniva associato all’oro e ai diamanti. Il palazzo che ospita il museo era quello della viscontessa di Noailles e nelle sue sale tutto è lusso e raffinatezza, a cominciare dalle tappezzerie, dagli specchi monumentali e dagli spessi tappeti incrostati di schegge di cristallo. In esse le meraviglie si susseguono, ci sono i bicchieri da vino filettati d’oro, i flaconi decorati da motivi floreali, i calici incisi, i vasi con arabeschi, le sedie scintillanti. E poi c’è un meraviglioso candelabro detto ‘dello zar’, c’è il mobilio pregiato dei maragià, c’è un’inapprezzabile servizio da caffè turco… Le quattro vetrine a tema onorano i grandi artisti e le loro realizzazioni eccezionali. C’è ad esempio il flacone del Re Sole disegnato da Dalì e c’è il servizio Harcourt destinato a celebrare i duemilacinquecento anni dell’Impero persiano. Nella sala detta Alchimie i colori del baldacchino che riveste il soffitto ricordano i quattro elementi indispensabili a fabbricare il cristallo. C’è il verde dell’acqua, c’è il blu dell’aria che circola nello stampo, c’è il nero della terra e dei suoi minerali e c’è il rosso del fuoco usato per la fusione.
Galileo in rue Galilée – Al numero 9 di rue Galilée, la via che attraversa la place Etats-Unis, c’è un edificio di Jourdain e Fivaz del 1883, sulla cui facciata c’è un medaglione raffigurante Galileo Galilei, il fisico e matematico che ha posto le basi dell’astronomia moderna.
 
Al numero 9 della vicina rue Delibes, dall’altra parte dell’avenue Kléber, invece,  c’è un palazzo costruito nel 1894 da L. Sergent, lo stesso architetto del palazzo che ospita il museo Nissim de Camondo. La facciata è riccamente decorata, con doccioni scolpiti, finestre ad arco carenato e colonne.
 
Musée de la Mode et du Costume Galliera
10, Avenue Pierre-Ier-de-Serbie
Métro: Iéna, Alma-Marceau
 
Il palazzo era stato fatto costruire nel 1888 dalla duchessa Maria de Galliera. La nobildonna italiana aveva affidato i lavori all’architetto Ginain, che per lo stile si era ispirato al Rinascimento italiano. La Galliera aveva anche deciso che, alla sua morte, le collezioni d’arte andassero al comune di Genova, sua città natale, e che il palazzo fosse donato alla città di Parigi.
 
Oggi l’edificio ospita il museo della Moda e del Costume. Dall’ampio cortile circondato da un portico si accede ai grandi spazi espositivi, dove trova posto un panorama della moda dal Settecento ai giorni nostri. Tuttavia, data la fragilità dei materiali, si tratta di mostre temporanee, nelle quali il corpetto di Maria Antonietta o il guardaroba delle imperatrici Giuseppina e Maria Luisa si alternano a un vestiario più moderno o agli indumenti dei bambini. A proposito di questi ultimi, è interessante scoprire come, fino all’inizio del Novecento, i maschi fossero abbigliati come le bambine e come sia solo da pochi decenni che il colore rosa sia associato alle femmine e l’azzurro ai maschi.    
 
La duchessa aveva lasciato in eredità al comune anche il giardino, al centro del quale c’è una vasca circolare di pietra posta su di un piedestallo di bronzo ornato di fiori. La fontana con la statua di una giovane donna con indosso solo una corona di fiori si chiama Fontaine de l’Avril.
 
Musée d’Art moderne au Palais de Tokyo
13, avenue du Président-Wilson
Métro: Iéna, Pont de l’Alma
 
Il palazzo di Tokyo è formato da due corpi, uno dei quali ospita un museo nazionale, l’altro un museo municipale. Sono consacrati entrambi all’arte moderna ed erano stati creati in occasione dell’Esposizione universale del 1937. Vi sono rappresentate tutte le corrente artistiche del XX secolo: l’école de Paris, il cubismo, il movimento Fluxus, l’Arte povera, l’arte concettuale…  
 
La rotonda è dedicata al fauvisme, che comprende molte ceramiche, ma anche le opere monumentali di Léger e Delaunay. Ci sono anche le sculture metà uomo e metà bestie di Victor Brauner. Nella sala del Nouveau Réalisme, invece, ci sono le opere degli artisti che negli anni ’50 del Novecento proponevano un nuovo modo di percepire il reale. Ci sono i tubi di plastica che raffigurano l’Oiseau du Paradis di Martin Raysse, c’è un Détrompe l’oeil di Daniel Spoerri che rende omaggio al doganiere Rousseau, c’è un Déjeuner sur l’herbe reinventato da Alain Jaquet... Il capolavoro di Matisse, invece, la Danse inachevée, è proprio l’originale. Nelle salette sotterranee, infine, sono in mostra le opere di artisti contemporanei. La collezione di scrivanie in legno di frassino e metallo dipinto degli anni ’30 del Novecento è straordinaria.
 
Le facciate laterali del palazzo sono decorate dai bassorilievi della Légende de la mer e la Légende de la terre. All’ingresso del sagrato ci sono le statue della Femme Maure e della Jeune Vendangeuse. All’altra estremità ci sono i cavallucci marini che sorreggono una cassa d’acqua.
Sul sagrato all’angolo dell’avenue du Président-Wilson con l’avenue de New-York c’è una fontana monumentale con le Quatre Nymphes couchées scolpite nella pietra. Attiguo al palazzo c’è un giardino naturale, con piante e alberi nati spontaneamente perché i loro semi erano stati portati dal vento.
 
Musée national des Arts asiatiques Guimet
6, place Iéna
Métro: Iéna
 
Nel 1889, l’industriale di Lione Emile Guimet aveva ideato un museo dedicato alle religioni dell’Egitto e dell’Antichità classica, prima di orientarsi verso le civiltà dell’Asia, con collezioni di sculture, di quadri e di oggetti d’arte. Le opere presenti sono di provenienza indiana, giapponese, vietnamita, birmana e coreana. Coprono ben cinquemila anni di storia e rendono il museo uno dei più importanti dell’arte asiatica.
 
Nella prima sala c’è l’arte kmer con le divinità dalle cento braccia, ci sono le ceramiche e le terracotte cinesi che raffigurano le giocatrici di polo, c’è la collezione tessile di Krishna Riboud, ci sono le antiche maschere del teatro No giapponese. L’imponente gruppo scultoreo conosciuto come ‘Chaussée des Géants’ (Sentiero dei Giganti) arriva da Angkor. Ai piani superiori ci sono gli oggetti della quotidianità, fra i quali i paraventi e le porcellane da tavola Ming. L’architettura del terzo piano è molto originale. La rotonda delle Arti grafiche, di stile neoclassico e sostenuta da colonne doriche e da cariatidi, ospita la biblioteca del museo. Qui si tengono anche delle mostre di arte contemporanea.
 
Panthéon buddhique    
19, Avénue d’Iéna
Métro: Iéna
 
Un locale annesso al museo delle arti asiatiche accoglie le opere che Guimet aveva portato dall’Oriente per far conoscere il buddismo e la sua arte. Ci sono dei Buddha di legno, delle statuette di divinità indù, dei busti di grandi maestri spirituali, dei mandala tibetani e degli stupa di stucco. Si rimane colpiti dal sorriso sereno che illumina i volti delle statue di dimensioni e provenienze diverse. Si ha l’impressione di penetrare in una cultura misteriosa e lontana da noi. C’è anche una copia in legno laccato del mandala Toji di Kyoto.
 
Giardino giapponese – Dietro all’edificio c’è un piccolo giardino giapponese,  formato da una minuscola foresta di bambù, da alcuni alberi esotici e da arbusti vari. Alcuni pontili di legno che si incrociano su livelli diversi e alcune grosse pietre piatte permettono di camminare al di sopra dell’acqua delle vasche, accanto alle piccole cascate d’acqua. È un luogo di armonia e di serenità, dove si ha l’impressione di essere fuori dal mondo. È bello sedersi su una delle panchine a leggere, scrivere o disegnare.
Al centro del giardino c’è un grazioso padiglione del tè, che era stato offerto da alcuni mecenati giapponesi. Chi lo desidera  può assistere a una delle cerimonie del tè e dell’incenso che vi si svolgono ed essere così iniziato all’arte di vivere giapponese.
 
Museo Marmottan-Monet
2, rue Louis-Boilly
Métro: La Muette
 
Jules Marmottan apparteneva a una dinastia che aveva costruito la sua fortuna con le miniere di carbon fossile di Bruay. Egli era proprietario di una palazzina di caccia che si affacciava sul Jardin de Ranelagh e che è stata trasformata in museo.Aveva dato origine a una collezione di quadri che andava dal Medioevo al Rinascimento, poi ampliata dal figlio Paul, che si ra consacrato invece alle opere del primo Impero. le collezioni sono state poi lasciate all’Accademia di Belle arti. In seguito, l’edificio è diventato la sede della raccolta delle opere di Manet e Monet. Di quest’ultimo c’è il famoso quadro ‘Impression soleil levant’. In una galleria sotterranea c’è una versione in miniatura delle sale ellittiche dell’Orangerie che si trova alle Tuileries. Ci sono anche gli studi delle ‘Ninfee’, con i salici piangenti, i glicini e gli agapanti… A causa della cataratta, Monet vedeva i colori un po’ sfocati/alterati e si vede la differenza con quelli dell’inizio della sua carriera, la luminosa cattedrale di Rouen di ‘Effet de soleil, fin de journée’ o la composizione narrativa di ‘Sur la plage à Trouville’. In una sala attigua ci sono alcune opere di Renoir, Degas e Manet… Al primo piano, invece, quando non ci sono mostre, sono esposte le miniature di manoscritti medioevali.                     
La giostra a mano del parco du Ranelagh - Accanto al museo Marmottan-Monet, c’è il parco triangolare Ranelagh, con ingresso sull’avenue omonima. È un parco all’inglese, creato da Jean-Charles Alphand. Contiene diverse sculture, fra cui una dedicata a La Fontaine.
Nella bella stagione è affollato di persone che vanno a fare pic-nic, ma è un parco amato soprattutto dai bambini, per il suo teatro delle marionette e per la giostra di cavalli che funziona a trazione umana, proprio come ai tempi di Maria Antonietta a Versailles. Durante i giri, i bambini devono cercare di prendere un anello per vincere la corsa successiva. Quando vogliono cambiare cavalcatura, ci sono gli asinelli per fare una passeggiata. A volte capita di vedere la sera, per le strade della capitale, le file di asinelli che rientrano nelle loro stalle, poste in un HLM del XV arrondissement, dopo la giornata di lavoro. Ce ne sono in diversi parchi.
Nel parco del castello della Muette, di cui Ranelagh occupa oggi una piccola parte, il 21 novembre del 1783 è stato effettuato il primo volo umano. I due coraggiosi pionieri sono atterrati sani e salvi alla Butte aux Cailles, dopo nove chilometri.
 
Fra neogotico e cubico – Al numero 94 di rue du Ranelagh c’è un palazzo neogotico con una torre ottagonale di mattoni rossi avvolta in una spirale di pietra bianca. È un pastiche che risale al 1885 ed è opera dell’architetto Duvert. Sembra il castello delle favole. Accanto a rue du Ranelagh,  perpendicolare a essa, all’altezza del numero 101 bis, c’è l’avenue des Chalets, interessante da percorrere perché è una specie di museo di architettura. Ci sono gli chalet che le danno il nome, ma non solo…
 
Rue Mallet-Stevens - L’architetto Mallet-Stevens, che in realtà si chiamava Robert André, ha costruito lui stesso questa strada privata, costeggiata da cinque palazzi ideati da lui. Il suo era lo stile modernista – cubico - del periodo fra le due guerre, gli edifici sono diversi fra loro, ma rispondono a un criterio unitario. Sono strutturati attorno a un elemento di partenza, che può essere a esempio il vano delle scale, poi assemblati per accatastamento di forme geometriche differenti. Le grandi vetrate permettono agli occupanti di avere molta luce naturale e le terrazze di esporsi all’aria. La vegetazione esterna si armonizza con le linee architettoniche, che sono interessanti e originali. Da vedere.   
 
Isbe russe
3,6, 8 Boulevard Beauséjour
Métro: La-Muette
 
Le isbe russe, visibili dopo aver oltrepassato la porta di Villa Beauséjour, erano state costruite per l’Esposizione universale del 1867, quella delle grandi invenzioni: delle locomotive, delle gru, dei cannoni... Quell’anno, la Russia era l’invitata d’onore e lo zar Alessandro II in persona era venuto a presenziare all’evento. Poiché voleva contribuire alla conoscenza del suo paese e della sua architettura, aveva fatto trasportare e ricostruire nella capitale francese un piccolo villaggio russo. Purtroppo, a Parigi lo zar è stato vittima di un attentato da parte di un esule polacco e, nella fretta di tornare al suo paese, ha lasciato le isbe agli Champs-de-Mars e tre di esse sono state portate qui.
 
Villa Beauséjour, dove sono state ricostruite, è una piccola via senza sbocco che si apre sul boulevard omonimo. Il paesaggio non ha l’aspetto di quello russo, a meno che non stia nevicando, nel qual caso si può anche avere l’impressione di trovarsi nella vasta pianura sovietica e provare un senso di estraniazione.
 
Musée du Vin
5, Square Charles-Dickens
Métro: Passy
 
Il museo è collocato nelle antiche cave di calcare di rue des Eaux e all’entrata c’è un pozzo, che ricorda l’esistenza di sorgenti di acqua minerale, in auge fino al secondo Impero. Ma nel 1500 e nel 1600 i locali erano usati dai frati minori di san Francesco da Paola come cantine dell’abbazia di Passy, dove gli abati producevani il vino clairet. La collina era ricoperta dai vigneti coltivati da loro, ma con la Rivoluzione, gli ordini religiosi sono stati soppressi e l’abbazia e i vigneti sono stati distrutti.
 
Le cantine sono a livello della strada, ma sono fresche perché sono sotto alla collina di Passy. Per questo, per un periodo, il ristorante della torre Eiffel ci metteva le proprie bottiglie.
Oggi, è rimasta rue des Vignes a ricordarci che in questa zona si produceva  vino. E per ricordare quel periodo, negli anni ’50 del Novecento, si è deciso di creare un museo del Vino, dove si trova tutto l’arsenale dei vignaioli, gli strumenti dei sommellier e quelli degli enologi. I cunicoli tortuosi sono dedicati alla storia del vino e ai lavori della vigna, dalla piantagione alla vendemmia, alla pigiatura dell’uva, allo spillamento e al travaso. Ci sono le statue di cera dei monaci intenti a spremere l’uva con il torchio e a preparare il vino. Ci sono moltissimi oggetti e utensili attinenti, grandi e piccoli, dalle botti ai cavatappi ad aria compressa, alle etichette, alle bottiglie  d’antan. Ci sono fregi e bassorilievi sul tema, ci sono pannelli che  informano che Napoleone I amava il chambertain e che se lo faceva mandare sui campi di battaglia, mentre Napoleone III aveva incaricato Pasteur di identificare i batteri responsabili delle malattie del vino.
 
Chi è interessato può partecipare agli incontri di degustazione, alle conferenze o alle cerimonie particolari, nelle quali i coppieri in costume che versano da bere ai commensali. Chi vuole consumare un pasto può approfittare del ristorante, che però ha un orario limitato.
 
Maison de Balzac
47, Rue Raynouard
Métro: Passy, La Muette
 
In questa piccola casa dalle persiane verdi Honoré de Balzac ha abitato per sette anni. L’abitazione era in realtà la dépendance di un palazzo privato e il motivo per cui lo scrittore l’aveva scelta era per la sua posizione fra due strade, con due diversi ingressi, cosa che gli garantiva una via di fuga quando arrivavano i creditori, sempre numerosi a battere alla sua porta.
 
È qui che Balzac ha scritto alcuni dei suoi capolavori, passando dalle quindici alle venti ore allo scrittoio a correggere ‘La Commedia umana’, scrittoio che è stato testimone “delle angosce, delle miserie, dello sconforto e della gioia” dell’autore. Su di esso era appoggiata la caffettiera con le iniziali H.B., sempre piena ‘dell’eccitante moderno’, di cui egli abusava.  
Oggi è rimasto poco del bric-à-brac che riempiva le cinque piccole stanze. C’è un vaso di cristallo dono di un’ammiratrice, un busto di marmo datogli da David d’Angers, alcuni ricordi personali, fra cui i ritratti di amici cari e di madame Hanska, l’amore della sua vita. Nel seminterrato ci sono diversi busti di lui eseguiti da artisti diversi, fra i quali c’è la testa gigantesca in ceramica smaltata, opera di Rodin.
Dopo essere usciti dal museo, è piacevole andare a passeggiare in via Berton, una deliziosa stradina di campagna rimasta ferma nel tempo, con il pavé e i vecchi lampioni in ferro battuto. Contro il muro della casa di Balzac è rimasto il cippo, che un tempo segnava il confine fra Passy e Auteuil.  
 
Musée Clemenceau
8, rue Benjamin-Franklin
Métro: Passy
 
Clemenceau era un giornalista, uno scrittore e un uomo politico. È stato presidente del Consiglio e negoziatore dell’armistizio dell’11 novembre del 1918, che ha posto fine alla Grande Guerra. Ha vissuto in questo appartamento di tre stanze - sala da pranzo, studio e camera da letto - con vista sulla torre Eiffel e con un piccolo giardino con le rose per ben trentacinque anni, fino alla morte avvenuta nel 1929.
L’appartamento è stato poi trasformato in museo e tutto è rimasto come allora.  Ci sono i ritratti, i libri, i manoscritti, le caricature, gli oggetti personali fra cui il cappotto e le ghette che lo statista indossava quando si recava al fronte a far visita ai soldati durante la Prima Guerra Mondiale.
 
I cardi di rue Manuel – La facciata dell’edificio al numero 2 della vicina rue Eugène Manuel, risalente al 1903, è decorata da cardi alternati a foglie di geranio, al piano rialzato e al secondo piano. L’autore è Charles Klein, aiutato dal ceramista Muller (dieresi)  
 
Maison de Radio France
116, avenue du President-Kennedy
RER: Kennedy Radio-France
 
L’edificio circolare era stato voluto e inaugurato nel 1963 dal generale de Gaulle. Ospita una sessantina di sale di registrazione ed è riscaldato dall’energia geotermica del suolo. De Gaulle era ben consapevole dell’importanza strategica dell’informazione e forse per questo ha deciso di dotarlo di un rifugio antiatomico, per ripararlo dalle eventuali offese del nemico e poter continuare a trasmettere.
Vi si può assistere a una moltitudine di concerti gratuiti dal vivo, altrimenti le esecuzioni orchestrali vengono trasmesse negli appositi programmi.  
Di fianco all’edificio di Radio France, sulla square Henri-Collet, aperta nel 1993, c’è una fontana, anch’essa dedicata al compositore. È formata da una doppia vasca alimentata  da due getti d’acqua posti ai lati di sei teste di cavallo fatte di ghisa. La ragione delle teste di cavallo è che l’area della piazzetta alberata un tempo si chiamava Pré-aux-Chevaux, dall’antico nome della località.
 
Castel Béranger
12-14, Rue Jean de La Fontaine
Métro: Jasmin, Ranelagh
 
Povero Guimard! Lui che aveva lavorato tre anni per realizzare questo edificio curato fin nei minimi dettagli, è stato preso in giro all’infinito. La sua costruzione Art nouveau, sovraccarica di fasci di foglie e di ogni sorta di ornamenti ispirati al mondo vegetale e animale, fra cui delle specie di mostri simili a cavallucci marini annidati attorno alle finestre, sotto ai balconi, ai piedi delle colonne… A causa di questa sovrabbondanza l’edificio era stato soprannominato Château Dérangé, ovvero ‘castello squinternato’. La facciata riunisce materiali diversi, quali pietra, mattoni, ghisa e lava smaltata. Ci sono delle finestre a bovindo, delle logge, dei balconi in ferro battuto…
Le pareti dell’ingresso sono rivestite di ceramiche, il soffitto è decorato da volute, le scale sono luminose grazie alle vetrate e ci sono dei mattoni di vetro che formano dei motivi diversi a ogni piano.
L’architetto però alla fine ha avuto la sua rivincita, perché nel 1898 la facciata ha vinto, anche se fra le critiche, il concorso della Ville de Paris. Nel quartiere ci sono altre realizzazioni di Guimard, la più vicina delle quali è al numero 10 di rue Agar, all’angolo con rue La Fontaine.
Al bar di Guimard – In un palazzo vicino costruito da Guimard, fra la maison de la Radio e la rue d’Auteuil, al numero 17 di rue Jean de la Fontaine, c’è un grazioso caffè del 1911, impregnato di storia. Sulle pareti ci sono degli affreschi d’epoca. Si può prendere un ‘aperitif de 1er choix’ o un ‘chocolat chaud’ al piccolo bar oppure fare un pasto con piatti della cucina tradizionale francese.
 
Museo Henri Bouchard
Rue de l’Yvette, 25
Métro: Jasmin
 
La denominazione di museo non si addice a questo atelier, nel quale continua ad aleggiare la presenza dello scultore Henri Bouchard. Ci sono i suoi attrezzi di lavoro, i martelli, gli scalpelli appoggiati alla parete e danno l’impressione che egli si sia allontanato solo per un attimo e che debba tornare da un momento all’altro.
 
Una parte delle opere di Bouchard, che ha vissuto e lavorato qui, in rue de l’Yvette, dal 1924 al 1960, sono ispirate alla statuaria antica, da lui studiata durante un soggiorno in Italia. Lo stile di queste opere è espressione di un classicismo composto. Nel museo vi sono delle statue a figura intera, delle teste e dei bassorilievi eseguiti in pietra, in marmo, in legno e in metallo. Le opere sono suddivise secondo una giusta scansione ritmica e formano un insieme molto armonioso.
 
L’edificio al numero 45 della vicina rue Ribera è opera dell’architetto Boussard, che si è ispirato all’antichità per le decorazioni, utilizzando delle statue e dei bassorilievi per la facciata. Ma tutt’intorno al métro Jasmin ci sono dei palazzi molto interessanti, di diversi stili, che meritano una visita.  
 
Villa La Roche
8-10, Square du Docteur-Blanche
Métro: Jasmin
 
Villa La Roche è stata costruita nel 1923 da Edouard Jeanneret-Gris, architetto e pittore francese, conosciuto come Le Corbusier, per il banchiere Raoul La Roche. La villa doveva ospitare la sua importante collezione di quadri, per questo l’interno è molto luminoso e c’è una rampa ascendente fatta in modo tale da diventare una galleria con tutti i quadri appesi. Lungo questa rampa si raggiunge anche la ricca biblioteca.   
Le Corbusier è stato artefice di una programmazione rigorosa e semplificata delle forme architettoniche. Le sue machines à abiter, come la Cité radieuse di Marsiglia, sono caratterizzate dai pali di cemento armato usati come fondazione, dai tetti a terrazza pieni di verde, dalle pareti di vetro e da strade costruite lontano dalle abitazioni. Esse miravano a trasformare radicalmente il modo di vivere delle persone. Villa La Roche somiglia a una piccola barca bianca costruita su palafitte. Ospita la fondazione dedicata a Le Corbusier. Lo stile è un misto fra Art déco e spoliazione Bauhaus. È splendida.
 
Jardins des Serres d'Auteuil
3 Avenue de la Porte-d’Auteuil
Métro Porte-d’Auteuil
 
Un tempo, i giardini di Auteuil erano il giardino botanico di Luigi XV. Quelli che conosciamo oggi, invece, sono stati creati nel 1898 da Formigé, ex fiorista municipale, sull’area in cui si coltivavano - e si coltivano ancora - gli alberi e i fiori destinati ai parchi e ai giardini della capitale. All’ingresso principale fa da sentinella un gigantesco e vecchio Ginkgo biloba, alto 25 metri e dal tronco di tre metri di circonferenza.
L’architettura delle cinque serre, risalente alla fine del XIX secolo, è affascinante e, quando si entra, ci si sente trasportati in luoghi lontani. In Africa, ad esempio, quando si visita la serra del Sahel, con la sabbia per terra, il caldo secco  e i baobab.  
Fra le diverse varietà esotiche coltivate nelle serre ci sono le orchidee, le cipripedi, volgarmente dette scarpette di Venere, le phalaenopsis a forma di farfalla, le tapeinochilus ananassae e le thunbergia mysorensis. Le azalee hanno un padiglione tutto per sè, mentre i banani dalle strane infiorescenze e gli ibiscus crescono nella serra tropicale. Il niaouli, l’arboscello delle mirtacee la cui essenza entra nella composizione di un liquido antisettico e cicatrizzante, è nella serra della Nuova Caledonia. Vi sono anche molte varietà di piante grasse, fra cui l’agave, l’aloe, l’euforbia, i cactus a forma di ceri e le piante insettivore.
All’uscita, ci si trova di fronte  allo spazio mosaiculture con lumache di forme e grandezze diverse e alla collezione di bromeliacee dai colori vivaci. Non mancano poi le piante potagères, quelle aromatiche e quelle medicinali, che sono oggetto di conferenze. La domenica pomeriggio vi sono delle visite guidate per imparare a coltivare le piante in casa. Vi sono spesso anche delle mostre.
 
Palmarium, una cattedrale vegetale – D’inverno, questa immensa costruzione di vetro e di metallo con la cupola centrale sopraelevata, è uno dei luoghi più caldi di Parigi. Si può passeggiare sotto alle enormi palme, agli alberi e agli arbustes subtropicali e tropicali, oppure ci si può sedere ad ascoltare i gorgoglii dell’acqua o il canto degli uccelli esotici. Gli stagni sono pieni di pesci enormi, fra i quali delle carpe giapponesi gigantesche.
È un luogo magico e incantevole in ogni stagione, ma ideale per sfuggire al freddo d’inverno. In primavera, invece, è bello passeggiare sui prati, fra i tappeti di crocus, avvolti dal profumo delle amamelidi in fiore e delle clematidi rampicanti.
 
Fontane - Come in tutti i parchi di Parigi, anche in questo ci sono diverse fontane. All’estremità del prato centrale del giardino, ad esempio, le due scalinate che conducono al palmarium sono ornate da una fontana detta delle Baccanti o du Triomphe de Bacchus, opera dello scultore Dalou. Il medaglione raffigura Bacco che offre un grappolo d’uva a una ragazza, tenuta ferma per le spalle da una compagna che sta sopra di lei. Dietro a Bacco c’è un altro uomo e tutti e quattro i personaggi sono molto allegri, come si addice a un vero baccanale.
Sul lato della piazza vicino all’ingresso dell’ippodromo c’è una fontana di stile Art déco costruita nel 1926 dallo sultore Lamourdedieu. Raffigura quattro giovani donne quasi nude e ridenti, che sostengono sopra alle loro teste una vasca da cui zampillano molti getti d’acqua fini. Si chiama Fontaine de l’Amour, l’éveil à la vie.
 
Jardin des Poètes
Avenue du Général Sarrail
Mètro Porte d’Auteuil
 
Questo giardino elegante e un po’ nascosto, punteggiato di rocce che recano delle targhe con alcuni versi di poeti francesi dedicati alla natura, era stato creato nel 1954. Alcuni poeti, fra i quali Victor Hugo, hanno il proprio busto in cima a una colonna. Poi, ci sono i versi di Verlaine, di Mallarmé, di Lamartine, di Boileau e di molti altri. Ci sono dei poemi da antologia e delle opere meno famose, che rivelano degli aspetti sconosciuti di  poeti contemporanei. Ecco, per esempio, i versi di Arthur Rimbaud: “Les tilleuls sentent bon dans les bonjours de juin!/ L’air est parfois si doux qu’on ferme la paupière;/ Le vent charge de bruits, la ville n’est pas loin…/ A des parfums de vigne et des parfums de bière.” (I tigli odorano di buono nei giorni di giugno!/ L’aria è a momenti così dolce che fa chiudere gli occhi/ Il vento carico di rumori, la città non è lontana…/ Ha dei profumi di vigna e dei profumi di birra.) Nella bella stagione questo spazio fiorito e ombreggiato è molto gradevole per una passeggiata, che permetterà di scoprire, oltre ai versi meravigliosi, anche numerosi alberi e arbusti interessanti.
 
Per restare in tema letterario, poco più a nord della Square des Poètes, dall’altra parte dell’Avenue du Maréchal Franchet, c’è una square con una una fontana dedicata al grande scrittore russo Lev Tolstoi. La fontana è costituita da tre vasche esagonali incastrate l’una nell’altra come le bamboline russe, sovrastate da un gruppo scultoreo raffigurante una donna nuda che regge sulla spalla un bambino.     
 
Tenniseum Roland Garros
2 avenue Gordon-Bennet
Métro: Porte d’Auteuil
 
I campi da tennis del Roland Garros sono famosi per ospitare tutti gli anni un torneo internazionale nel mese di maggio. Un altro motivo di interesse di questo luogo è l’enorme sala bianca che ospita un museo. Vi sono raccolti e custoditi, in modo ordinato e cronologico, degli oggetti e dei documenti di interesse storico, artistico e scientifico legati alla storia del tennis in Francia.
Si inizia con la protostoria del tennis, ovvero con il jeu de paume, descritto dettagliatamente da un monaco nel 1550. Si passa quindi al periodo in cui è stato introdotto l’uso della racchetta e anche qui c’è una scelta di oggetti attinenti, una raccolta di notizie e di testimonianze di interesse storico. Si giunge quindi al XX secolo, quando si è cominciato a codificare le regole di questo sport a livello internazionale, giocato fra due o quattro giocatori, riguardanti il rinvio della palla e altro. In questa sala ci si avvale anche di strumenti moderni, di monitor sui quali chi è interessato può seguire le partite passate alla storia.   

Petite Ceinture Désaffectée
Fra la gare d’Auteuil e la gare de la Muette
Métro: Porte d’Auteuil, La Muette
 
La Petite Ceinture Désaffecté è una ferrovia che era stata aperta nel 1854 e che collegava fra di loro trentasei stazioni periferiche, trasportando passeggeri e merci. È stata chiusa nel 1934 e il tracciato è stato acquistato per la maggior parte dalla Direzione degli spazi verdi, per una piccola parte dalla metropolitana. In passato non era agevole utilizzare il percorso per farci un’escursione ed era anche proibito, adesso invece alcuni tratti sono percorribili dagli escursionisti. L’accesso al tratto presente in questo quartiere è dal boulevard de Montmorency e anche dal boulevard Beauséjour. Mentre si cammina si può ammirare la natura circostante che cambia con il cambiare delle stagioni. Altri tratti riconvertiti si trovano nel XV arrondissement, fra la rue Saint-Charles e la rue Olivier-de-Serres; nel XVII, dalla rue du Colonel Manhès fino alla square Boulay-Level; nel XVIII dal jardin du Ruisseau fino alla gare d’Ornano.
 
Hameau Boileau
38, Rue Boileau
Metro Michel-Ange-Molitor     
 
Nel 1685, quando lo scrittore Nicolas Boileau-Despreaux aveva acquistato qui una piccola casa con la facciata coperta di viti, non c’erano molte altre costruzioni. Poi, dopo la morte dell’amico Racine, che veniva spesso a trovarlo, Boileau ha venduto la casa. Ma è stato solo nel 1838, quando la proprietà è stata lottizzata, che hanno cominciato a costruire molte case, di stili diversi, alcune rustiche, altre neoclassiche, altre ancora con le travi a vista, come quella che reca la targa con il nome dello scrittore, diventato quello della frazione.
 
Oggi l’Hameau Boileau è un’oasi verdeggiante, un vero paradiso. Al numero 40 di rue Boileau c’è uno splendido palazzo costruito nel 1907 da Richard e Audiger, con un carattere mozarabico. Al numero 62, invece, c’è un edificio ricoperto di ceramiche bianche, opera dell’architetto vietnamita Vo Than Nghia.
Al numero 44 della vicina rue Molitor c’è la chiesa Saint-François de Molitor, che ha la forma di una mandorla, simbolo della gloria di Dio. La moderna costruzione ha una grande purezza di forme e armonia di colori. La parete di vetro lascia entrare molta luce.
Laboratorio Eiffel – Al numero 65 della stessa via c’è il laboratorio Eiffel, vicino alla stazione métro Exelmans. Era la sede delle tecniche di sperimentazione nel campo dell’aeronautica, delle automobili e dell’edilizia. Uno dei macchinari più impressionanti è una grande soffieria, una macchina che emette aria sotto pressione per diversi procedimenti industriali, tuttora attiva, che serve a collaudare la resistenza degli apparecchi testati.
 
Musée Albert Kahn
10-14 rue du Port
Métro: Porte-de-Saint-Cloud
 
La casa di Albert Khan, banchiere e filantropo, che alla fine del 1800 e  all’inizio del 1900 aveva finanziato delle spedizioni fotografiche e cinematografiche vicine e lontane, oggi è la sede del museo che porta il suo nome. Esso ospita i famosi ‘Archivi del pianeta’, ovvero le foto in bianco e nero e a colori scattate in Francia e in giro per il mondo. Queste foto vengono esposte a rotazione nel corso delle numerose mostre temporanee, i  visitatori hanno così occasione di scoprire, ad esempio, la Bretagna a colori dell’inizio del XX secolo, la Macedonia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e molto altro. Ci sono anche dei filmati storici.
 
Il meraviglioso giardino antistante è composto dalla ricostruzione in miniatura di una foresta dei Vosgi, luogo d’infanzia di Kahn, di una foresta ‘blu’, così chiamata per il colore degli aghi delle picee, da un giardino giapponese con i ciliegi in fiore in primavera, i ponti rossi e un piccolo villaggio, un giardino inglese e uno francese.
 
Porte de Saint-Cloud - La porte de Saint-Cloud, a sud del parco, nella zona degli stadi, è uno degli ingressi alla capitale. Al centro del terrapieno della piazza antistante ci sono due fontane gemelle, opera dello scultore Landowski, che le ha eseguite nel 1936. Una è stata battezzata la Seine apportant à Paris les richesses de la terre (La Senna che porta a Parigi le ricchezze della terra), l’altra Paris ville d’art et de travail (Parigi città d’arte e di lavoro). Sono costituite da due grosse colonne alte dieci metri, ricoperte di bassorilievi e poste su quattro gradini circolari al centro di una vasca. I bassorilievi raffigurano il lavoro nei campi e le gioie della natura. I mascheroni di bronzo, invece,  raffigurano i piaceri dell’arte e quelli galanti. Le fontane sono particolarmente belle di notte.      
 
 
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