XV Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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E’ l’arrondissement in cui si trova l’edificio più alto della capitale, la tour Montparnasse, che rappresenta l’angolo newyorchese di Parigi. Sorge ai numeri 1-17 di rue de l’Arrivée, è alta 210 metri, ha cinquantotto piani ed è stata costruita nel 1973 dai quattro architetti Baudoin, Cassan, de Marien e Saubat. Ventisette ascensori portano in cima i visitatori in meno di quaranta secondi e sul bordo del terrazzo sono collocate delle tavole di orientamento, che permettono di individuare i monumenti, le strade e i giardini di Parigi. Una piccola scala porta i più coraggiosi al tetto sovrastante, spazzato dal vento.
 
È l’arrondissement che ospita la via più lunga della capitale, rue Vaugirard, una via interessante per i numerosi palazzi non comuni che vi si affacciano. Al numero 95, ad esempio, c’è un edificio Art nouveau, ideato dall’architetto Glaize, con un curioso bovindo di vetro e di metallo su tutta la facciata. Sembra avere la forma di un insetto posatosi fra i balconi. Al numero 131 della via c’è Villa Garnier, opera di Léon Madeline, un complesso di due edifici notevoli che uniscono lo stile classico all’innovazione. Al numero 226 di rue Vaugirard, la musica cambia. Qui sorgeva infatti l’albergo del Soleil d’Or, dove, nel 1796, i partigiani del rivoluzionario Babeuf avevano elaborato la cospirazione di Grenelle nel 1796. La cospirazione era contro il Direttorio, giudicato troppo debole verso i realisti e troppo severo verso i partigiani della repubblica. Il gruppo è stato poi sciolto da Napoleone e Babeuf è stato condannato a morte insieme ai suoi compagni.
 
È l’arrondissement dove c’è un angolo newyorchese, rappresentato dai grattacieli in riva al fiume detti Front de Seine. Il complesso era stato costruito negli anni ’70 del Novecento da diversi architetti, fra cui Lopez e Pottier. Le torri sono una ventina, collegate da passaggi pedonali e sono alte più di cento metri. Rispondevano a un nuovo concetto della società e a una nuova regola dell’urbanismo. La torre Cristal brilla come un diamante, la Reflets ha i vetri che cambiano di colore a seconda delle ore… Sono particolarmente belle di notte quando, grazie all’illuminazione, si riflettono nella Senna.

Maison du Japon
101 bis quai Branly
Métro : Bir Hakeim
 
L’edificio di vetro dalla forma arrotondata è stato costruito nel 1996 dagli architetti Masayuki, Yamanaka e Armstrong. Ha una ricca biblioteca con decine di migliaia di libri riviste e giornali giapponesi a disposizione dei lettori in una sala con vista sulla Senna. Nel salone al piano terra invece si svolgono dei seminari, delle conferenze e si tengono numerose mostre d’arte.
 
Ile aux Cygnes
Pont de Grenelle – Pont de Bir-Hakeim
Métro: Bir-Hakeim
 
Nel 1827 questa era la diga del porto fluviale di Grenelle e serviva da punto d’appoggio per tre ponti, in corrispondenza della stazione fluviale per le merci. Oggi è uno spazio verde completamente circondato dall’acqua. Il suo nome ricorda l’esistenza di una piccola isola sulla Senna, dove Luigi XIV aveva fatto mettere i suoi cigni, importati dalla Scandinavia. La superficie dell’isola misura solo undici metri di larghezza, mentre in lunghezza si estende dal ponte Bir-Hakeim a nord fino al ponte di Grenelle a sud, per circa un chilometro. Il viale che la percorre è costeggiato da alberi di diverse specie e costituisce una bella passeggiata. Ci sono anche molte panchine. L’isola ospita una copia in scala ridotta della statua della Libertà di New York. Le altre due copie sono al giardino del Luxembourg e al Museo des Arts et Métiers.
Lungo il quai de Grenelle, a metà strada fra i due ponti, c’è uno spazio verde ricco di ondulazioni dedicato al compositore ungherese Béla Bartòk. Si trova in mezzo alle torri del Front de Seine e ospita una fontana monumentale donata dall’Ungheria alla città di Parigi. I suoi getti d’acqua sprizzano da molti aghi di acciaio conficcati in uno zoccolo di mosaico.
 
Parc André-Citroen
2, rue de la Montagne-de-la-Fage; 2 rue Cauchy
Métro: Javel-André Citroen,  
 
Nel 1915, l’industriale André Citroen aveva installato su quest’area una fabbrica per costruire granate per l’esercito. Poi, a guerra finita, la fabbrica è stata riconvertita per produrre automobili. La fabbrica ha chiuso nel 1972 e si è deciso allora di trasformare una parte dello spazio lasciato libero in area verde. Il parco è stato realizzato dagli architetti Clémente e Provost, si apre sulla Senna in pendenza e si prolunga fino alla rue Saint-Charles. Tutto lo spazio è concepito attorno all’elemento acquatico. Ci sono le cascate, i giochi d’acqua, i canaletti, i getti che ornano il jardin Noir, il peristilio d’acqua al centro delle serre. Vi convivono l’ordine e il disordine, la natura sottomessa e la natura libera, le piante coltivate e le piante spontanee, il presente e il passato… Ci sono il giardino bianco, il giardino nero, il giardino delle metamorfosi, il giardino d’ombra, il giardino in movimento, il giardino selvaggio e i giardini seriali. Hanno tutti un tema in comune, che può essere un colore, un astro, un metallo, un giorno della settimana...
Nell’orangerie si tengono sovente delle mostre.
Oltre alla grande varietà di fontane del parco, ce n’è una curiosa dall’altra parte di rue Balard, sulla square dedicata a Jean Cocteau. È stata realizzata nel 1981 dallo scultore Chevalier ed è stata resa famosa da un film di Alain Resnais. È detta Fontaine dei Polypores, ovvero dei polipori, i funghi che crescono gli uni sugli altri sulla corteccia degli alberi, che la sua forma ricorda.        
 
In mongolfiera sulla città – Quando c’è bel tempo, ogni quarto d’ora si alza una mongolfiera dal quai André-Citroen. La sua cesta contiene fino a trenta persone, che vengono trasportate fino a 150 metri d’altezza. Nei dieci minuti di sosta si gode di una vista magnifica sulla città. È un’avventura un po’ alla Jules Verne, ma effettuata in totale sicurezza.

Eglise Saint-Christophe-de-Javel
28, rue de la Convention
Métro: Javel
 
Lo stile dell’edificio è tradizionale ma per la sua costruzione sono stati utilizzati dei materiali molto moderni. Il suo costruttore, infatti, l’architetto Besnard, ha usato la tecnica del cemento armato modanato, ideata da lui. Il prefabbricato, inoltre, aveva il vantaggio di evitare la disoccupazione invernale dei muratori, prevedeva che i diversi elementi architettonici fossero colati dentro agli stampi, poi portati sul posto e assemblati. I pannelli venivano quindi rivestiti da elementi decorativi realizzati da artisti. In quelli più in basso è dipinto il mondo umano, mentre al piano superiore è raffigurato il mondo divino. Un pannello di 300 metri quadrati racconta la storia di san Cristoforo, patrono dei viaggiatori. In passato, si portavano qui le auto dalla vicina fabbrica Citroen per farle benedire. Sulla facciata sono dipinti gli interventi miracolosi di san Cristoforo verso gli automobilisti e i conducenti di veicoli in genere. All’interno, le grandi vetrate a raggera lasciano filtrare molta luce e al centro ci sono una croce e un medaglione simbolico. Gli affreschi raffigurano dei personaggi contemporanei circondati da simboli della vita moderna: treni, piroscafi, aerei, automobili… C’è una statua del santo con in braccio il Bambino Gesù, di Pierre Vigoureux, realizzata anch’essa in cemento armato.  
 
La chiesa è stata pagata in parte da operai, che hanno versato il corrispettivo del costo di una stella dorata del soffitto o di una parte di vetrata.   
Un’altra chiesa innovativa nell’uso dei materiali e nella costruzione è al numero 1 di place di Cardinal-Amette (metro Dupleix), situata a nord ovest rispetto alla precedente. È dedicata a Saint Léon. E, sotto al rivestimento di mattoni, ha il cemento armato. È stata costruita da Emile Brunet nel 1933 in uno stile neo gotico. I mosaici sulle pareti raccontano la vita leggendaria di Leone il Grande che aveva salvato Roma da Attila e dai Vandali. Sui capitelli ci sono i motivi della conchiglia, del grano e dell’uva. Una bella balaustrata di ferro battuto segue la linea ondulata della galleria e riporta il simbolo della croce. La cupola è alta 27 metri e dietro all’altare maggiore c’è la cappella della Vergine, legata a una leggenda, secondo la quale Maria avrebbe restituito a Leone la mano che lui si era tagliata per punirsi di un peccato.
 
Un transatlantico in boulevard Victor
3-5 boulevard Victor
Métro: Balard
 
Pierre Patout è un architetto che ha partecipato alla costruzione di tre transatlantici: l’Île de France, l’Atlantique, e il Normandie. Nel 1935, terminati i lavori di sistemazione dell’interno della nave Normandie, egli si è dedicato a un edificio a cui ha dato la forma della prua di una nave, secondo lo stile che queste avevano negli anni ‘30. Patout ha sfruttato al massimo i novanta metri di lunghezza e i dieci di larghezza dell’edificio. La sua conoscenza dell’architettura navale, inoltre, gli permetteva di configurare l’edificio a punta, con la sagoma di un piroscafo.   
Una piccola Canary Wharf – Nel 1989, fra i numeri 7 e 9 di rue Leblanc, l’architetto Cacoub ha costruito tre palazzi dalla facciata a specchio. Essi formano il complesso Ponant e i vetri che brillano al sole si estendono per trentamila metri quadrati. Gli edifici sono moderni e tradizionali allo stesso tempo e rappresentano una sintesi fra ricerca estetica e limitazioni funzionali, fra tecnologia avanzata e conservazione del rapporto dell’uomo con lo spazio che lo circonda. Rappresentano, secondo le parole dell’architetto, uno “spazio di transizione dove l’uomo si ritrova e si rivitalizza”.
Poco più avanti, sempre in rue Leblanc, al numero 20, c’è l’ospedale europeo Georges Pompidou costruito nel 1999. E’ opera dell’architetto Zublena ed è un edificio di grande qualità estetica, a cui la scelta dei materiali e la disposizione degli spazi danno una grande luminosità.  
 
Parc des Expositions Porte-de-Versailles
1 Place de la porte de Versailles :
Métro: Porte de Versailles
 
Questo parco, i cui primi edifici risalgono al 1923, è il più grande spazio espositivo di Francia. I saloni aperti nel corso dell’anno sono diversi e ognuno può scegliere quello di maggiore interesse. A febbraio c’è quello dell’Agricoltura, a marzo ci sono il Salone del libro e quello del Turismo, a giugno c’è quello degli Automezzi pesanti, a settembre quello della Bicicletta, a ottobre ci sono quelli dell’Automobile e dei Vini, a novembre c’è quello della Gastronomia.
Uno dei saloni più visitati è quello della gastronomia, che rappresenta una vetrina della cucina tipica francese. Ci sono tutti i tipi di alimenti di qualità. Nel reparto drogheria ci sono gli ‘strilloni’, come si usava un tempo al mercato, che richiamano il pubblico con le grida di vendita e con la degustazione della charcuterie. Ci sono anche dei concorsi, che premiano le invenzioni migliori da usare in cucina. In occasione del Salone dell’Agricoltura il mondo agricolo si trasferisce a Parigi. È una manifestazione che permette di conoscere le coltivazioni delle diverse regioni, di riflettere sulla qualità del cibo, di informarsi sulle nuove tecnologie e sulle fonti di energia. Il padiglione che attira di più è quello degli animali da allevamento. Ci sono le mucche, i tori, i maiali, le galline con i pulcini… E’ curioso trovarsi in mezzo agli odori della campagna, ai muggiti, ai pigolii fra i condomini della capitale…
Verso la fine di novembre c’è il Salone nautico, con decine di barche a vela, di barche a motore, di barche a remi, di tavole da surf, di canoe, di kayak, di accessori per la nautica, per le regate, per lo sci d’acqua…Tutti gli appassionati vengono qui a sognare di futuri viaggi in mare, a procurarsi una carta, un cordame, una vela o, semplicemente, a visitare l’interno di una barca. Poi, se entrano in una delle brasserie dei dintorni possono forse illudersi di essere in un ristorantino di Saint-Tropez…
 
La Ruche
2, Passage Dantzig
Métro: Porte de Versailles, Porte de Vanves, Convention
 
Per aiutare i giovani artisti squattrinati, lo scultore Alfred Boucher ha acquistato un terreno con alberi centenari al centro del quale ha fatto installare il padiglione dei Vini, di forma ottagonale, recuperato dall’Esposizione universale del 1902. Lo ha chiamato Ruche, alveare, perché gli atelier sono disposti come alveoli attorno alla bellissima scala a chiocciola, e ha chiamato api gli artisti che vi lavoravano. Le due cariatidi ai lati della porta d’ingresso provengono dal padiglione della Donna della stessa esposizione.
Fra gli occupanti celebri della Ruche ci sono stati Zadkine, Modigliani, Chagall, il poeta Cendrars, Max Jacob, Rousseau e Soutine. Quest’ultimo, aveva comprato al mattatoio la carcassa di un bovino e l’aveva sistemata nel suo studio perché doveva dipingere un bue scuoiato e aveva bisogno di un modello. Dopo qualche giorno, l’animale emanava un odore nauseante e gli altri inquilini volevano cacciarlo via.  
Oggi l’edificio ospita dei disegnatori umoristici, dei ‘videoclippisti’, dei grafici new tech, ovvero gli artisti dell’età moderna. Dopo essere stato salvato dalla demolizione dallo scrittore e uomo politico  André Malraux, è oggi classificato come monumento di interesse storico. E’ visibile solo dall’esterno, ma la vista dell’originale edificio posto in mezzo agli alberi secolari del giardino, vale assolutamente la pena. Nei giardini delle case circostanti, invece, sono sparse diverse sculture che erano state fatte in questo laboratorio.  
 
Notre-Dame de la Salette – Al numero 27 della vicina rue de Dantzig c’è una chiesa dalla curiosa forma rotonda, con la cupola sorretta da sedici pilastri e delle strette vetrate per tutta la loro altezza. La parrocchia è affidata alla congregazione di San Vincenzo de’ Paoli, fondata dopo l’apparizione della Vergine sulla montagna della Salette, nelle Alpi, nel 1846. Il nome della chiesa deriva da quel luogo.  
 
Parc Georges Brassens
2, place Jacques-Marette,
Métro: Convention, Porte-de-Vanves
 
Un tempo, su quest’area c’erano dei vigneti che producevano il rinomato vino Clos-de-Morillons e il pinot noir. Poi, c’è stato il mattatoio di Vaugirard. Il parco è stato creato nel 1984 e alcuni elementi rimasti ricordano il periodo precedente. Fra di essi, le due teste di toro collocate su steli all’ingresso, opera dello scultore Cain (dieresi). Anche i padiglioni dove c’era l’amministrazione, la torre campanaria e le strutture metalliche del mercato dei cavalli provengono dal passato. Davanti all’edificio dove un tempo c’erano le vendite all’asta e dal quale svetta la torre campanaria, ci sono alcune vasche, una più piccola e rotonda con i getti d’acqua, un’altra più grande, curvilinea, dove si tuffano le anatre. Accanto alle tettoie di rue Brancion c’è una testa di puledro e c’è anche il busto del dottor Decroix, che incitava i parigini a mangiare carne di cavallo. Oggi, sotto di esse si svolge il mercato dei libri antichi e d’ccasione nel fine settimana. Vi si trovano libri d’arte, di poesia, di viaggio, di letteratura, di storia e di scienza introvabili altrove.
Alcuni vialetti portano il nome delle canzoni di Brassens e c’è anche un suo busto. Fra le iniziative organizzate qui, in ricordo dei vecchi tempi, c’è la vendemmia, che si svolge alla metà di settembre. Vi si ricavano circa trecento bottiglie di Clos des Morillons. Il primo week end di ottobre, invece, c’è la Festa del miele, raccolto anche dagli allievi delle scuole negli undici alveari ronzanti installati accanto al roseto. Per i non vedenti c’è un giardino dei profumi, Le jardin des senteurs, con una grande varietà di piante odorose, medicinali e aromatiche, fra cui il rosmarino, la camomilla, l’artemisia, la salvia, la lavanda, il timo, la menta e l’origano. I nomi delle piante sulle targhette sono scritti anche in  Braille.
Altri accessi al parco sono da rue des Périchaux e dal numero 36 bis di rue des Morillons.Davanti al numero 86 di rue Brancion, dove pure c’è un ingresso al parco, c’è un teatro di marionette all’aperto, il Théatre du Polichinelle parisien.
Fontane piene di fiori – A sud del parco dedicato a Brassens, sui due lati del boulevard Lefebvre, ci sono la square des Périchaux, dove un tempo c’era un vigneto da cui ha preso il nome, e la square du Docteur Calmette.  
Quest’ultimo era stato creato all’inizio degli anni ’30 e le due fontane, che in passato contenevano acqua, oggi sono piene di fiori variopinti. Quella nell’angolo sud est è dedicata alla Primavera ed è opera dello scultore Manaut. Raffigura tre ninfe nude in atteggiamento seducente. Quella nell’angolo sud ovest, invece, detta la Pastorale, è opera dello scultore Privat e raffigura due fanciulle nell’atto di giocare con una pecora.   
 
Eglise ortodoxe de la Présentation de la Vierge
91, Rue Olivier-de-Serres
Metro Convention
 
Molte persone che avevano lasciato la Russia dopo la rivoluzione del 1917, erano venute ad abitare in questo quartiere, dove avevano costruito alcuni edifici religiosi. Fra di essi, c’era la chiesa della Presentazione della Vergine.
Si trova dietro la facciata di un palazzo, vicino al parco delle Esposizioni della Porte de Versailles, e ha un fascino tutto particolare. Occupa il pianterreno di un ex laboratorio in fondo a un cortile. L’interno è intimo e caldo e, come in tutte le chiese di influsso orientale, ha un tramezzo di divisione fra celebranti e fedeli, un’iconostasi sormontata da statue, da icone e da una architrave a cui sono appese le lampade votive. L’atmosfera è intima e raccolta e l’ufficio religioso è meraviglioso. Durante le funzioni si spande un profumo d’incenso, che, insieme alla luce delle candele rosse, rende l’insieme molto suggestivo.
Vicino alla chiesa della Presentazione della Vergine, al numero 5 di rue Petel, c’è un’altra chiesa ortodossa dalla calda decorazione interiore. E’ quella dei Trois-Saints-Docteurs et Saint-Tikhon
 
Château-Violet  
Place Violet
Metro Félix-Faure
 
Fino al 1820 questa era una zona di campagna chiamata Grenelle. Poi, a poco a poco vi è sorta una città nuova, detta Beaugrenelle. Lo Château-Violet era l’antica residenza di Léonard Violet, fondatore del quartiere, di cui ha seguito lo sviluppo anche dal punto di vista amministrativo, fino a quando, nel 1860, per un rovescio di fortuna, ha dovuto vendere il castello e andarsene. Il parco circostante è così diventato uno spazio pubblico. Oggi il castello si trova nel cortile dei vigili del fuoco, che è un territorio off limits, ma lo si può vedere dalla vicina square Violet.
Stile tagliatelle – A sud della vicina chiesa di St. Jean Baptiste de Grenelle c’è place Etienne Pernet, su cui, al numero 24, si affaccia una casa dalla facciata molto decorata e originale, dalle linee morbide e arrotondate, secondo uno stile che ha ottenuto il soprannome di ‘nouilles’, ovvero tagliatelle. Sopra a una porta finestra c’è una pianta di carciofo e sopra a una finestrella c’è una pianta di banano, con le foglie a ventaglio. L’architetto che l’ha costruita nel 1905 è S. Wagon.
 
Sopra alla porta del numero 40 della vicina rue Félix Faure c’è un bassorilievo curioso con fronde di alberi e due personaggi nella parte superiore e la faccia sorridente dell’autore più in basso. Sembra che questi abbia voluto metterci in guardia dai pericoli dell’adulazione. È stato lo scultore Paillet a realizzarlo e a collocarlo su quest’edificio del 1907, costruito dagli architetti Audiger e Richard.    
 
Scendendo poi lungo la rue des Entrepreneurs si raggiunge la square Saint-Lambert, che prende il nome della chiesa vicina. Al centro di prati simmetrici c’è una grande vasca circolare, sovrastata da una terrazza disposta a ventaglio, con dei potenti getti d’acqua al centro. La forma della vasca riproduce la forma dei vecchi serbatoi dell’officina del gas che si trovava qui.   
 
Eglise de Notre-Dame-de-l’Arche-d’Alliance
81, rue d’Alleray
Métro: Vaugirard, Convention
 
È uno di quegli edifici che o si amano o si detestano, senza vie di mezzo. Qui siamo davvero lontani dalla tradizione millenaria di costruzione degli edifici religiosi! La chiesa è stata consacrata nel 1998 e la sua forma a cubo, rivestita di legno e di resina, era stata ideata dall’Architecture-Studio. Poggia su dodici colonne che la fanno sembrare sospesa in mezzo al giardino e che simboleggiano i dodici apostoli, La chiesa, di rito cattolico, è dedicata all’arca dell’alleanza che, secondo la Bibbia, era una cassa di legno rivestita d’oro che aveva seguito gli Israleiti nella loro peregrinazione nel deserto. Al momento dell’inaugurazione del tempio di Salomone essa conteneva le tavole della Legge. Al centro della chiesa c’è il fonte battesimale, che riceve luminosità dal lucernario. L’edificio è circondato da un giardino pubblico ed è avvolto da una struttura metallica, che sembra un’impalcatura, ma che, secondo gli ideatori, “crea una  transizione con l’ambiente circostante”. Il campanile posto di lato è un cilindro di tubi di acciaio alto 37 metri. Ha quattro pedane a forma di disco e, poco sopra a quella più alta, c’è la campana.
 
Musée de la Poste
34, boulevard de Vaugirard
Métro: Montparnasse, Pasteur, Falguière
 
Si può ricostruire la storia di un paese anche attraverso la storia dei suoi mezzi di comunicazione, compresa quella delle lettere e dei francobolli. In Francia, il sistema di affancatura e di distribuzione della posta era stato adottato nel 1848. Nel museo, nelle cui undici sale sono esposti cinque secoli di storia, sono esposte le vecchie mappe con i tragitti delle diligenze, sono raffigurate le stazioni di posta create sotto il regno di Luigi XI, sono esposti gli ‘stivali delle 7 leghe’, indossati dai postiglioni incaricati di portare lettere e viaggiatori da una stazione all’altra, distanti appunto 7 leghe. Nel 1653 Jean-Jacques Renouard de Villayer aveva ideato le cassette delle lettere e le aveva fatte installare contro i muri delle case presso i principali incroci della capitale. Nel 1780 esse erano già più di cinquecento. Villayer aveva anche ideato un bigliettino a pagamento, antenato del francobollo, che il mittente delle lettere doveva acquistare. Il primo francobollo invece è stato stampato a gennaio del 1849.
 
Nel museo c’è una ricostruzione dell’assalto al Courrier de Lyon, ci sono i calendari, le prime cartoline, le vecchie cassette delle lettere, i modellini delle diligenze postali e dei primi uffici ambulanti organizzati nel 1844 sulla linea ferroviaria Paris-Rouen. È illustrato il funzionamento della posta pneumatica, i cui tubi con l’aria compressa si trovavano dentro alla rete fognaria, e anche quello della posta aerea. Se si prende posto su di un sedile, si può ascoltare la voce di Saint-Exupéry che racconta un atterraggio d’emergenza. Chi lo desidera può anche fare pratica dei segnali di comunicazione del telegrafo.
 
Eglise de Saint-Séraphin-de-Sarov
91, Rue Lecourbe
Métro: Volontaires, Vaugirard
 
Rue Lecourbe è una vivace via commerciale, con un meraviglioso mercato. Oltrepassato il portone del numero 91, ci si ritrova in un cortile lastricato, costeggiato da alberi e da una vegetazione un po’ selvaggia. Al fondo, c’è una piccola costruzione di legno costruita attorno a un albero, sormontata da una cupola azzurra a forma di cipolla e da una croce. È una chiesa ortodossa costruita nel 1974 e dedicata al monaco russo Serafino, morto nel monastero di Sarov nel 1833 e canonizzato nel 1903.
 
I dipinti alle pareti sono stati eseguiti da alcuni pittori iconografi russi emigrati a Parigi, fra i quali la monaca Maria Skobtsova, morta nel 1945 in un campo di concentramento per aver aiutato degli ebrei a salvarsi. Maria era una nobile russa giunta a Parigi nel 1923, dopo aver svolto attività politica con Trotsky e la sinistra radicale. È stata canonizzata nel 2005. L’icona dell’Angelo con l’incensiere d’oro è sua.
 
Cathédrale des Trois-Saints-Docteurs – Non lontano da questa chiesa, al numero 5 di rue Pétel, c’è la cattedrale del Patriarcato di Mosca, aperta nel 1931 in un edificio che aveva un’altra destinazione e che neanche oggi ha alcun segno esteriore che lo appalesi come edificio religioso. Dopo la rivoluzione è rimasta legata a Mosca ed è dedicata a san Basilio, san Gregorio e san Giovanni Crisostomo. I tre santi dottori. La cattedrale ospita l’icona miracolosa della Vergine di Iveria, trovata presso un antiquario della capitale. Le icone e i dipinti murali sono opera di monaci e di pittori, fra cui Leonid Uspenski, il fondatore della ‘teologia iconica’. Davanti a esse i fedeli non venerano le immagini in sè, ma ciò che esse rappresentano. L’icona della Madre di Dio è una copia di quella originale, che si trova sul monte Athos.
 
Eglise de Sainte-Rita
Rue Francois-Bonvin, 27
Metro Volontaires o Sèvres-Lecourbe
 
Questa chiesa è molto famosa per la benedizione degli animali. L’edificio è della fine dell’800 ed è di stile neogotico. È stato ampliato e arricchito di ornamenti nel corso del secolo successivo. La chiesa è di rito cattolico gallicano. Questo culto si ispira alla dottrina politico-religiosa che, pur riconoscendo al papa il primato d’onore e di giurisdizione, ne contesta l’onnipotenza, a beneficio dei concili generali della Chiesa. Era una liturgia seguita  già prima di Carlo Magno e praticata anche sotto Luigi XIV. Il rito presenta delle analogie con quello bizantino, è animato da uno spirito di grande solennità, con la messa in latino e con molte cerimonie simboliche
 
In una teca sulla destra c’è l’effigie di cera di santa Rita, la santa dei disperati. Il gran numero di candele accese è un segno delle richieste di aiuto rivolte a lei e della devozione dei fedeli nei suoi confronti. Anche la statua di san Bonaventura, sulla destra, è molto venerata, soprattutto dalle donne in cerca di marito. Questo teologo francescano infatti ha fama di aiutarle in questo senso, per questo sul cuscino posto davanti ci sono numerosi foglietti di aspiranti mogli. Ma la statua più curiosa è quella di sant’Espedito di Melitene, raffigurato come un soldato romano con un ramo di palma e una croce, patrono delle cause urgenti e molto popolare ad esempio presso gli antillani, che lo chiamano Ti Bon Dieu, il piccolo buon Dio.       
 
Un serraglio di animali – Nella domenica più vicina al 4 ottobre, festa di San Francesco, la chiesa celebra la Solennité de saint François d’Assise. In quel giorno i fedeli vengono con i loro animali da compagnia per farli benedire. La chiesa si riempie di cani, di gatti e di uccelli, mentre sul sagrato antistante ci sono anche dei lama, dei cammelli e dei pony, in attesa di una parola gentile e di una carezza del parroco. Durante tutta la cerimonia ci sono dei canti e, alla fine, viene eseguito il Dialogue des chats di Rossini.     
Pozzi artesiani –  La vicina place Georges-Mulot sorge sul terreno di un antico mattatoio, che si trovava al confine con il comune di Grenelle. La piazza accoglie uno dei pozzi artesiani della città. C’è anche un monumento a Rosa Bonheur, a Georges Mulot, al Docteur Bouchut e a Valentin Haly con una fontanella gorgogliante il cui getto sgorga da una faccia paffuta.
 
Musée Pasteur
25, Rue du Docteur-Roux
Metro Pasteur o Volontaires
 
Nella storia della biologia, il nome di Louis Pasteur segna una delle tappe fondamentali nella conoscenza dei problemi della vita. E’ stato il creatore della microbiologia e ha dato origine anche alla batteriologia. Aveva iniziato la sua attività scientifica come chimico, interessandosi alla fermentazione e scoprendo che alcuni organismi viventi, i microbi, sono anche all’origine di certe malattie. Il carbonchio era stato il suo primo banco di prova ed era riuscito ad attenuarne gli effetti con il vaccino. Un altro suo grande successo è stato quello contro la rabbia. Lo scienziato aveva fatto preparare un appartamento dentro all’Istituto, per sé e per i pazienti in attesa delle cure antirabbiche. E, nel 1936, questo appartamento, con i mobili di valore e i begli oggetti personali, è stato trasformato in museo. C’è un suo ritratto, ci sono le onoreficenze e i regali ricevuti, fra cui un vaso trasparente con incastonate nelle pareti delle sagome di microbi e di larve. Accanto, c’è una sala in cui sono conservati i suoi strumenti scientifici. Vi si può vedere, fra l’altro, il suo ultimo microscopio e un fac simile della pagina del diario del laboratorio con il resoconto della prima vaccinazione antirabbica.
Sotto all’appartamento c’è la cappella funeraria, con alcuni mosaici in stile bizantino che raffigurano le scoperte di Pasteur.
 
Musée Bourdelle
18, Rue Antoine-Bourdelle
Metro Montparnasse o Falguière
 
Lo scultore Bourdelle si era installato in questa casa nel 1885 e vi era rimasto fino al 1929. Dopo la sua morte, la casa è stata trasformata in museo. Esso ospita circa cinquecento opere fra marmi bronzi e gessi. Una parte di esse, fra le quali quella del cavallo, si trova nel giardino, in mezzo alle rose, dove Bourdelle amava passeggiare. Fra di esse c’è la Vierge à l’Offrande alta sei metri, il cui viso ha le fattezze di Cleopatra, la seconda moglie di Bourdelle. Nelle sale interne ci sono opere di bronzo di grandi dimensioni e piccole sculture, appoggiate sui vecchi mobili. Ci sono i gessi, che sono le matrici dei bronzi successivi, e fra di essi c’è il gesso del Monument au général Alvéar, per un’opera commissionata dal governo argentino. Le sculture di Bourdelle hanno delle pose ieratiche e delle forme che si rifanno alla scultura greca. Ne è un esempio Héracles archer. Lo scultore ha dedicato anche un’opera al musicista (?) polacco a Mickievicz, esposta nell’estensione della casa.
Fra i lavori di Bourdelle a Parigi e altrove ci sono i bassorilievi di ispirazione mitologica che ornano la facciata del teatro degli Champs-Elysées e il fregio del teatro di Marsiglia. Lo scultore ha eseguito anche una serie di teste di Beethoven, musicista da lui amato.
 
Musée de Montparnasse
21, Avenue du Maine
Métro: Montparnasse
 
All’inizio del Novecento, negli edifici che un tempo ospitavano una stazione di posta, affacciati su stradine lastricate, erano venuti ad abitare dei pittori e degli artigiani. Anche Marie Vassilieff, la signora russa di Montparnasse, aveva aperto un suo atelier al numero 21 dell’avenue du Maine. Esso è diventato presto un luogo d’incontro e di rifugio per artisti squattrinati. Fra di loro c’erano fernand Léger, Modigliani, Braque, Picasso e altri. Negli anni della Prima Guerra Mondiale, il locale era anche un’infermeria. Lo studio esiste tutt’oggi, incorniciato da una vite e quasi nascosto dietro alle piante di malvarosa dai tanti colori. Oggi esso ospita il museo di Montparnasse, con la storia del quartiere e dei suoi artisti attraverso i numerosi documenti e le foto.
 
In fondo alla viuzza c’è l’espace Frans Krajcberg dove sono ospitate una ventina di opere di questo scultore brasiliano. L’artista, molto impegnato nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente, attinge i materiali per le sue opere direttamente dalla natura. Il locale è anche un simpatico luogo di incontro tra Francia e Brasile. Le sculture sono visibili dall’esterno attraverso le anormi vetrate.
 
 
 

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