XIII Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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Oggi questo quartiere, che un tempo era un quartiere operaio, ospita una numerosa comunità cinese. Per questo è particolarmente bello essere qui a gennaio o a febbraio, quando si festeggia l’anno nuovo. Gli edifici e gli esercizi pubblici sono addobbati a festa e nei week end ci sono le sfilate con i lunghi draghi di carta e le persone in costume tradizionale. I cortei sono accompagnati dal suono dei tamburi e dei gong, ai quali si unisce l’allegro rumore dei petardi che esplodono. Qui si trova anche la prima chiesa costruita per la comunità cinese, Notre-Dame de Chine, con ingresso al numero 20 del passage Saint-Hippolyte. È una chiesa cattolica e l’interno è si sviluppa a spirale attorno all’altare. Vi si trovano simboli cristiani e cinesi mescolati, insieme a quelli che evocano lo yin e lo yang. I materiali di costruzione fanno riferimento alla terra, all’acqua, alla vita e allo spirito.  
 
Fra i punti forti dell’arrondissement c’è il pittoresco quartiere della Butte-aux-Cailles, c’è la Biblioteca nazionale di Francia, ci sono le manifatture Gobelins, ma anche la villa al numero 24 bis di boulevard Masséna, costruita nel 1924 da Charles Edouard Jeanneret Gris, ovvero Le Corbusier. Si chiama Villa Planeix, dal nome del committente, e conferma la ricerca sui materiali, sulla loro flessibilità, sulla disposizione degli spazi interni che l’architetto ha portato avanti per tutta la vita. Al numero 86 di rue Regnault c’è un immobile del 1976, concepito da Jacques de Brauer per ospitare degli uffici. Per questo ha tenuto conto, oltre che dell’aspetto funzionale, anche della luminosità interna. Così, ha immaginato una doppia parete di vetro molto originale. Essa incorpora il condizionamento dell’aria e le tende per il sole, fatte di vetro corrugato.
 
In questo arrondissement ci sono molti spazi verdi, fra cui la place Souham, a sud della Pitié-Salpêtrière che ha al centro una fontana molto originale formata da tre grosse sfere di acciaio inossidabile tagliate in due poi riunite in modo sfalsato. Dal loro interno sgorga l’acqua che, scendendo, va a mescolarsi con quella degli zampilli. Un altro spazio verde importante è il Parc de Choisy, creato nel 1937, in un periodo di rinnovamento nell’arte dei giardini. Esso ha infatti un’architettura tipica  del periodo, con degli spazi aperti alternati a dei luoghi più nascosti e protetti da una vegetazione lussureggiante.
Il métro sulla facciata – Fra le curiosità dell’arrondissement, c’è una mappa del métro riprodotta sulla facciata del numero 106 di rue du Château des Rentiers (métro Nationale). È un lavoro eseguito a mosaico/Si tratta di un mosaico, di notte vivamente illuminato.    
 
Manifactures des Gobelins
42 Avenue des Gobelins
Métro: Les Gobelins
 
Nel 1443 Jehan Gobelin, di origine fiamminga, aveva affittato in rue Mouffetard una casa con l’insegna del cigno, che aveva la parte posteriore affacciata sulla Bièvre. I Gobelin erano dei tintori che coloravano gli arazzi e riproducevano i quadri di pittori celebri. Usavano dei colori di origine vegetale come il guado e l’alizarina o di origine animale, come la cocciniglia essiccata. Il colore rosso che se ne ricavava era stato chiamato ‘rosso Gobelin’. Nel 1667, Colbert scelse il loro laboratorio per fargli produrre gli arazzi per la casa reale. Così, la fama del loro atelier, che ospitava dei bons peintres, maitres tapissiers et teinturiers”, è di colpo cresciuta.
 
Anche oggi vi si tingono gli arazzi ma i pigmenti sono sintetici. I disegni sono anche quelli di artisti contemporanei, fra i quali Picasso. Nella galleria Gobelins è possibile ammirare alcuni dei capolavori prodotti negli anni dalla manifattura. Sulla facciata del bell’edificio in pietra e mattoni si legge la scritta :“Jean et Philibert Gobelin, marchands teinturiers en écarlate, qui ont laissé leur nom à ce quartier de Paris et à la manifacture des Gobelins, avaient ici leurs ateliers sur les bords de la Bièvre à la fin du XV siècle » (Jean e Philibert Gobelins, tintori di scarlatto, che hanno legato il loro nome a questo quartiere di Parigi e alla manifattura Gobelins, avevano qui i loro ateliers sui bordi della Bièvre alla fine del XV secolo.).

Mobilier national
1, Rue Berbier-du-Mets
Métro: Les Gobelins
 
Proprio dietro alle manifatture Gobelins c’è uno splendido edificio costruito nel 1937, che ospita i laboratori degli addetti all’arredo e alla decorazione dei palazzi presidenziali e dei ministeri.  In passato, era il garde-meuble royal a svolgere questo lavoro per il re o l’imperatore, che contribuiva alla magnificenza delle corti. Il ‘mobilificio’ è sopravvissuto agli sconvolgimenti della storia e oggi svolge principalmente un’attività di restauro e di manutenzione dei mobili, dei tappeti, dei lampadari delle residenze lussuose e dei castelli… C’è anche un laboratorio di creazione, da dove escono oggetti per i palazzi pubblici.      
 
Château de la Reine-Blanche – Nella stessa via, rue Berbier du Mets, al numero 18 bis, si trova un edificio con questo nome, di cui non si conosce l’origine. Nel palazzo originario, demolito nel 1404, aveva vissuto la contessa Alix de Méranie di Savoia, morta nel 1279. L’edificio attuale, che si affaccia su diversi cortili,  risale alla fine del XV secolo ed è stato costruito dalla famiglia Gobelins, che vi aveva installato un laboratorio in cui si tingevano le fibre tessili per gli arazzi e le stoffe. Il recente restauro permette di apprezzarne la facciata di pietra bianca a coronamento triangolare, le torrette agli angoli con le scale a chiocciola e i tetti di ardesia, il portico e il bel portale d’ingresso. Al numero 17 di rue des Gobelins c’è l’hôtel de la Reine Blanche, con una bella scala a chiocciola.
 
Square René-Le-Gall  
Rue Croulebarbe 43, rue Corvisart, rue des Cordelières
Metro: Corvisart, Gobelins
 
A ovest delle manifatture Gobelins, c’è una square di tre ettari e mezzo che un tempo si trovava sull’isola delle Scimmie nel punto in cui il fiume Bièvre si divideva in due bracci. Il terreno era stato concesso agli operai della manifattura per coltivare i propri orti. Oggi la square ospita un giardino degli anni ’30 concepito da Jean-Charles Moreux che racconta la storia dell’umanità. C’è una parte ispirata al Rinascimento e ai giardini d’Italia, c’è un obelisco simbolo dell’umanesimo e delle matematiche, c’è una parte moderna ispirata al culto del corpo. Ci sono delle raffigurazioni divertenti di uccelli e di maschere fatte con ciottoli e conchiglie. L’architetto aveva anche creato una spiaggia da mettere a disposizione di chi non poteva recarsi al mare, ma invece che dalle persone veniva usata dai cani e ha dovuto essere rimossa.   
 
Cité Fleurie
65 boulevard Arago
Métro: Glacière
 
Quest’oasi verde è la città di artisti più vecchia di Parigi. È composta da due file di case di legno che ospitano ventinove atelier provenienti dall’Esposizione universale del 1878. La Cité era stata ideata dall’architetto Jules Hunebelle, ma se oggi è ancora in piedi lo si deve alla tenace battaglia condotta dai difensori dei Monuments historiques e sites pittoresques della capitale. Fra gli artisti famosi che hanno vissuto qui ci sono stati Modigliani e Paul Gauguin. Quest’ultimo vi si era fermato qualche tempo prima di partire per il suo vagabondaggio nel sud della Francia, poi per la Polinesia e le isole Marchesi. Quando il tempo è bello si vedono gli artisti al lavoro in giardino, in mezzo agli alberi, all’edera e ai gerani. Fra le opere più curiose ereditate dal passato, ci sono un bassorilievo egiziano e la rappresentazione scultorea di un gruppo di ciclisti.
Cité verte – Al numero 147 della vicina rue Léon-Maurice-Nordmann c’è la Cité verte, che si estende su di un centinaio di metri, con botteghe e laboratori ristrutturati e trasformati. Non è accessibile, ma vale la pena guardarla dall’esterno…
 
Hôpital Pitié-Salpêtrière
47, Boulevard de l’Hôpital
Métro: Saint-Marcel
 
In origine questo edificio era una polveriera. Il nome deriva dal salpètre, il salnitro, che è appunto il componente principale della polvere da sparo. Nel 1656 l’edificio ha cambiato destinazione, ma il nome è rimasto. A quel tempo i poveri e i mendicanti erano talmente tanti nella capitale che sono stati creati dei centri di raccolta. La Salpêtrière era un luogo di reclusione per vagabondi, prostitute e bambini abbandonati ed è arrivata a ospitare fino a seimila persone. Le donne in grado di farlo lavoravano, sorvegliate dalle guardiane, alle giovani veniva insegnato il mestiere di sarte o di domestiche. Le alienate incurabili erano confinate in celle sotterranee, assicurate al muro con una catena e di notte erano divorate dai topi. I borghesi venivano a visitare ‘le folli della Salpêtrière’ con lo stesso spirito con cui si vanno a vedere le scimmie allo zoo.
Attualmente l’edificio, che era stato successivamente ingrandito, ospita alcune facoltà universitarie.
Chapelle Saint-Louis –  La costruzione della cappella era stata iniziata dall’architetto Le Vau e terminata da Bruand alla fine del XVII. La pianta è a croce greca, con quattro navate e quattro cappelle. Queste ultime servivano a tenere separati i ricoverati, secondo la classe sociale ma anche secondo le malattie. È costruita in pietra da taglio e la cupola centrale è ottagonale. Il rivestimento del tetto è in ardesia. Dalla parte del cortile de Lassay c’è una bella meridiana. L’interno è spoglio e poiché l’acustica è eccellente l’edificio è utilizzato per concerti. Vi si svolgono anche delle mostre.  
Jardins de l’hôpital de la Salpetrière -  Certo, il suggerimento di andare a passeggiare nei pressi di un ospedale potrebbe apparire infelice. Ma il giardino della Salpetrière, accessibile a tutti, invita decisamente a una visita. L’immenso terrapieno erboso, leggermente sopraelevato, è piantato di alberi non comuni, sotto i quali si vedono i pensionati giocare a bocce. È un luogo armonioso e tranquillo, costeggiato da edifici antichi, con dei tavoli per chi vuole fare pic nic. Il secondo giardino, davanti alla cappella, è stato creato per il piacere degli occhi e trasmette allegria.  
 
Temple du Droit Humain
5, rue Jules Breton
Métro: St. Marcel
 
In una piccola via, che sbocca a nord sul boulevard Saint-Marcel, c’è il tempio del Diritto. Alla base del colonnato della facciata c’è la scritta “Dans l’humanité la femme a les mêmes devoirs que l’homme. Elle doit avoir les mêmes droits dans la famille et dans la societé ». L’edificio ospita una loggia massonica, nata nel 1894 da una scissione del Grand Orient de France. Raggruppa quindicimila membri e osserva il rito scozzese. La loggia era stata fondata da Maria Deraisme e Georges Martin e gli inizi erano stati difficili. Poi, nel 1921 essa è stata riconosciuta dal Grand Orient e conta circa dodicimila soci.    
In una grande sala al piano terra dell’edificio al numero 130 del vicino boulevard de l’Hôpital c’è la sede della Chiesa avventista del settimo giorno. Il luogo è aperto a tutti e tutti vengono accolti con calore e vengono coinvolti nel sermone del predicatore.  
 
Les Docks: Cité de la Mode et du Design
36, Quai d’Austerlitz
Métro: Gare d’Austerlitz

Del tempo del trasporto commerciale sull’acqua sul quai d’Austerlitz sono rimasti i Magasins Généraux, oggi in ristrutturazione. Accanto ad essi c’è un edificio di cemento armato coperto da una struttura ondeggiante di colore verde, che ospita l’Istituto di moda. Di notte, una forte illuminazione attraversa il tetto trasparente, che si riflette nell’acqua con un effetto magico. L’Istituto ospita tantissime mostre di design e molte manifestazioni di moda. Nel suo coloratissimo interno ci sono diversi caffè, ristoranti e negozi. Sul tetto a terrazzo c’è un solarium.
 
Un drago pieno d’acqua – In place Auguste-Holmes, su rue Paul-Klee, nel nuovo quartiere detto Seine Rive Gauche, c’è una fontana realizzata dall’artista cinese Chen Zhen, chiamata La Danse de la fontaine émergente, che simboleggia l’energia dell’acqua della Senna. Ha la forma di un dragone dal corpo visibile in tre punti. La parte anteriore emerge dalla cisterna di acqua non potabile posta nel sottosuolo, le altre due parti sono formate da tubi trasparenti percorsi all’interno da acqua sotto pressione. Le scaglie sulla schiena sono di acciaio.     

La Butte-aux-Cailles
Metro: Corvisart
 
La collina con il nome dalla famiglia Caille, che ne era proprietaria, è alta 65 metri. Come testimoniano le vie del Moulinet e del Moulin-de-la-Pointe, un tempo vi sorgevano molti mulini a vento. In seguito, sono arrivati gli industriali che hanno sfruttato il calcare del sottosuolo e l’acqua del torrente Bièvre. Il terreno era poco solido, quindi le case costruite sul pendio erano basse e tali sono rimaste. L’amministrazione ha fatto piantare molti alberi, ha installato delle panchine e dei réverbères à l’ancienne, dei lampioni vecchio stile. Una passeggiata in rue de la Butte-aux-Cailles e nelle viuzze vicine dà l’impressione di stare attraversando un villaggio di campagna. Vicino alla piazza Paul Verlaine c’è un pozzo artesiano la cui acqua esce alla temperatura di 28° e alimenta una piscina costruita nel 1924 e una fontana pubblica. L’acqua è leggermente solforosa ma potabile.
Uno dei bar insoliti della via principale è il Merle Moqueur, che si trova al numero 11 di rue de la Butte-aux-Cailles e che ha un décor africano. Vi si servono degli ottimi cocktail. Al numero 18, invece, c’è un ristorante detto Le Temps des Cérises. È un tipico bistrot parigino ed è gestito da una cooperativa sin dal 1976. I prezzi sono bassi e il cassoulet dello chef è buono.   
 
Dal tempo delle ciliegie al tempio della guarigione - Al numero 34 della vicina rue Vergniaud c’è un piccolo tempio, sede del culto ‘antoiniste’. Questo culto, creato nel 1910 in Belgio da Louis Antoine, detto il Padre, che era influenzato da Allen Kardec, ha lo scopo di guarire le persone sofferenti con il potere della preghiera. Il Padre era stato denunciato per pratica illegale dell’arte medica, ma il culto continua a esistere in diversi paesi. Nel luminoso interno dai muri di colore verde chiaro vengono oggi accolte le persone che hanno bisogno di essere consolate. C’è una preghiera silenziosa la mattina e la sera, insieme alla lettura di un brano scritto dal Padre. I seguaci di sesso maschile portano una lunga giacca nera, le donne hanno una tunica dello stesso colore.
 
La Petite Russie dei taxisti
22, rue Barrault
Métro: Corvisart
 
Fra i gruppi di case costruite per persone provenienti da altri paesi c’è quello della Petite Russie. Sono due file di piccoli padiglioni perpendicolari alla rue de la Butte-aux-Cailles, sul versante ovest della collina. Le casette bianche addossate le une alle altre hanno una storia curiosa. Erano state costruite sul tetto di un deposito di taxi ed erano destinate ai conducenti dei mezzi, in massima parte russi scappati dalla Rivoluzione del 1917. Il fatto di abitare sopra al garage permetteva loro di essere pronti a partire in breve tempo e disponibili a ogni ora, di giorno e di notte. L’ingresso è controllato da un codice, ma può capitare di essere lì mentre entra o esce qualcuno….    
A un livello inferiore rispetto alle case dei taxisti, al numero 10 della vicina rue Daviel, c’è la petite Alsace, un villaggio alsaziano. È formato da una quarantina di piccole case con intelaiatura lignea e con i tetti aguzzi, come quelle dell’Europa del nord, circondate da alberi. Erano nate come case popolari, costruite nel 1812 dall’architetto Jean Walter e sono disposte attorno a un cortile pieno di fiori di forma rettangolare.
 
Una foresta nella biblioteca
11 quai François Mauriac
Métro: Bibliothèque François Mitterrand
 
Le quattro torri alte ottanta metri, a forma di libro aperto della Biblioteca Nazionale, dedicata al presidente François Mitterrand, ospitano più di dieci milioni di volumi e trecentomila collezioni di riviste. Nel giardino interno, non accessibile ma visibile attraverso le ampie vetrate, ci sono dei pini, delle querce e degli arbusti, provenienti dalla foresta di Bord in Normandia e trapiantati qui quando erano già alti più di trenta metri. Sono assicurati a terra con dei cavi di ferro perché il vento li fa piegare troppo, con il rischio di farli cadere. Sul tetto della biblioteca sono stati collocati alcuni nidi di falchi pellegrini, che si nutrono principalmente di volatili e che devono scoraggiare i colombi e gli storni dal venire a nidificare qui.  
 
Chapelle de Notre-Dame-de-la-Sagesse -  Al numero 2 di Place Jean-Vilar, a nord della biblioteca e accanto a un giardino pubblico, c’è una cappella di mattoni rossi che contrasta con gli altri edifici. È stata costruita nel 2000 dall’architetto Falocielle ed è l’edificio religioso più recente costruito a Parigi. L’interno è di cemento e si ispira alla cappella di Le Corbusier nei pressi di Besançon. La parte destra evoca il battesimo, la parte sinistra la riconciliazione. Oltre alla messa, vi si svolgono conferenze e concerti, anche di musica corale. Sono molto interessanti i cicli di conferenze detti Les Jeudis de la sagesse, dedicati ad argomenti diversi.
 
Les Frigos
19, Rue des Frigos
Métro: Bibliothèque François Mitterrand
 
A sud della biblioteca, ci sono i vecchi magazzini frigoriferi delle ferrovie, dove si immagazzinavano le merci destinate al mercato delle Halles e conservate nel ghiaccio. Nel 1960 gli edifici erano stati abbandonati e, vent’anni dopo, alcuni artisti li hanno restaurati, riparando anche la torre a forma di faro. Oggi, i cinque piani dei Frigos ospitano gli studi di fotografi e di architetti, gli atelier di pittori e di scultori. Sono diventati uno dei poli artistici della rive gauche. Nel giardino ci sono molti alberi da frutto ed è bello fermarsi a chiacchierare con qualcuno degli artisti.
 
Les Voûtes – Sotto alle quattro volte di rue de Tolbiac alcuni artisti di diversi paesi sperimentano delle differenti forme d’arte. Ci sono dei concerti di musica contemporanea, delle performance sperimentali e degli spettacoli multimediali. Sul lato dell’edificio che si affaccia sul quai c’è un ristorante giapponese, mentre all’interno ce n’è un altro con una buona cucina a dei prezzi economici.
 
Musée national du Sport
93, avenue de France
Métro: Bibliothèque François Mitterrand
 
Lo sport ha sempre ispirato gli artisti, ha influenzato la moda e, recentemente, ha beneficiato delle nuove tecnologie. In questo museo viene raccontata la storia di sport quali il polo, il cricket e altri.
Si apprende come l’istituzionalizzazione degli sport risalga alla seconda metà dell’800 e, per alcuni di essi, come l’equitazione e la scherma, le norme siano sempre state particolarmente accurate. Si viene anche a conoscenza di come alcuni sport, quali la pallacorda o il bob, derivino da giochi che prima erano un passatempo…
Nelle vetrine del museo ci sono centinaia di oggetti che rievocano degli eventi sportivi del passato. Il Tour de France, ad esempio, è celebrato con i ritratti dei vincitori eseguiti su dei piatti. Un bozzetto del 1850 lungo 3 metri, che raffigura 80 bambole in tenuta da ginnastica e che si trovava nell’ospedale degli Enfants-Malades, intendeva incoraggiare i bambini ricoverati a praticare qualche esercizio fisico.
Fra le curiosità, ci sono le scarpette con i chiodi che Colette Besson indossava nelle gare olimpiche dei 400 metri, l’accappatoio indossato dal pugile Marcel Cerdan dopo gli incontri, la piccozza con cui Pierre Mazeaud ha scalato l’Everest, il velocipede di legno e metallo di Lucien Petit-Breton, eroe dei primi Tour de France, la tricyclette con cui Jean Naud ha attraversato 320 chilometri di deserto del Sahara…
 
Cité florale
fra Rue Brillat Savarin e rue Auguste Lançon
Métro: Maison Blanche
 
Nel triangolo formato da rue Boussingault, rue Auguste-Lançon e rue Brillat-Savarin, c’è un piccolo villaggio di una cinquantina di case con il giardino, le cui strade hanno dei nomi di fiori. La più lunga è rue des Orchidées, quella piena di curve è la rue des Volubilis, ovvero dei convolvoli. Altre strade sono dedicate all’iris, ai glicini, una piazza è dedicata alla mimosa. Avrebbe dunque mai potuto chiamarsi in altro modo? In primavera e in estate è una gioia passeggiare in mezzo ai fiori e ai loro profumi di questo luogo che fa dimenticare di trovarsi in una grande città piena di gente e di traffico!
Per chi vuole lasciarsi tentare da un altro spazio verde, definito gourmand, all’angolo di rue de Tolbiac con rue Boussingault, un po’ più a nord, c’è il Jardin Michelet. C’è un orto collettivo, molte piante aromatiche, molti alberi da frutto e ci si può riposare stando seduti sul bordo di una delle vasche mentre si ammirano le sculture dedicate al tema degli animali.
 
Temple buddique cantonais
37, Rue du Disque
Métro: Tolbiac, Porte d’Ivry
 
Il tempio, segnalato all’esterno da alcune lanterne rosse e da uno striscione con la scritta in francese e in cinese: ‘Autel de culte de Bouddha’, si trova dentro a un parcheggio. Una volta entrati, non è subito evidente che questo sia un luogo di preghiera, fino a quando non ci si trova davanti alle statue dei Buddha. Quello più grande è posto sotto a un baldacchino rosso.
Il tempio è aperto a tutti ed è interessante seguire i rituali, fare le offerte di arance, banane, riso, bruciare l’incenso, scuotere le bacchette divinatorie e attendere il responso della persona che predice il futuro… I tessuti ricamati appesi alle pareti riproducono dei fatti quotidiani. La visita permette di immergersi in un’altra cultura, di conoscere le usanze e gli atti attraverso i quali un altro popolo esprime il sentimento religioso. È anche un luogo d’incontro, dove si discute o si gioca. Qui c’è la sede dell’associazione che organizza il capodanno cinese per le strade di Parigi.   
Un secondo ingresso, sovrastato da una grande insegna verde con la scritta Bowling et Billards, è all’altezza del numero 70 di avenue d’Ivry.
 
Capodanno cineseA Parigi, il passaggio all’anno nuovo, determinato dalla luna, porta in strada almeno centomila persone di origine cinese. La ricorrenza cade fra il 21 gennaio e il 20 febbraio e, in quest’occasione, nelle strade predomina il colore rosso, considerato portafortuna. Ci sono i cortei, i tamburi e i gong, le acrobazie, le danze con i costumi sontuosi e i maquillage da favola. Ci sono le sagome dei dragoni e dei leoni, simbolo di prosperità e di coraggio, animate dall’interno da uomini robusti. I petardi vengono riuniti in ghirlande, appesi agli alberi e fatti esplodere quando arriva in corteo, affinchè il  rumore delle esplosioni faccia fuggire gli spiriti cattivi.
 
Temple de l’amicale des Teochew
44 avenue d’Ivry (Terrasse des Olympyades)
Métro: Olympiades o Porte d’Ivry
 
Oggi, la cité des Olympiades è il cuore della comunità cinese del XIII arrondissement. Avenue d’Ivry può essere considerata la Chinatown parigina. È animata da un movimento incessante di merci e di casse in ogni direzione.
Negli anni ’70 migliaia di cinesi della provincia di Guandong, i Teochew, erano arrivati in Francia. Poi, nel 1985, essi hanno creato un centro di meditazione buddista aperto a tutti, che è anche un centro culturale. Il tempio, con le pareti ricoperte di tappeti, è splendido. Sull’altare della grande sala di preghiera sono disposti il Budda ‘insegnante’ e quello della meditazione e della compassione. Poi ci sono i bruciaincenso e le ciotole di bronzo usate per le cerimonie del culto. In una sala attigua vengono gli anziani a leggere il giornale, bere il tè e scambiare due chiacchiere. È molto bello mescolarsi a loro e partecipare alla conversazione.    
 
Parco Kellerman
7 boulevard Kellerman
Metro Porte-d’Italie
 
Il parco era stato creato nel 1937 sopra all’antico corso della Bièvre, dove un tempo c’erano le fortificazioni. C’è un bel giardino alla francese, oltrepassato il quale si raggiunge una terrazza da cui si domina tutto lo spazio sottostante. Al centro del parco c’è una vasca enorme con tre potenti getti d’acqua. Anche sull’altro lato del boulevard Kellerman, all’altezza del numero 69 della vicina rue du Moulin de la Pointe, c’è un piccolo parco, detto il Jardin du Moulin de la Pointe, creato nel 1992. Un tempo, come dice il nome, sulla sua area c’erano dei mulini. L’architetto paesaggista Vexlard gli ha dato un’impronta futurista. L’unica eccezione è la casa del custode, più tradizionale. I pergolati sono coperti da glicini e i cespugli sono formati da piante di brughiera. La cosa più straordinaria, tuttavia, è la table d’eau, il lungo muro d’acqua formato da una vasca superiore di granito grigio, da cui l’acqua scende a cascata su di una parete verticale. Per i bambini c’è un grande parco giochi, per gli adulti ci sono i tavoli da ping pong. Oltre il cimitero di Gentilly, vicino allo stadio Sebastien Charléty, c’è il giardino Jean-Claude-Nicolas Forestier dall’aspetto mediterraneo.
 
Poterne des Peupliers – La poterne è la postieria, ovvero la porta di un castello o di un muro di cinta. Fra la porta di Gentilly e la porta d’Italie ne è rimasta una, che faceva parte delle fortificazioni militari fatte erigere da Thiers. Tutto il quartiere intorno ha un aspetto eterogeneo, con edifici moderni inframmezzati ad altri d’epoca con i filari di colonne addossate alla facciata. Dall’altra parte del boulevard Périphérique, al numero 8 della vicina rue Kuss (dieresi), c’è una scuola Art déco che somiglia a un transatlantico. Era stata costruita nel 1934 da Roger Expert.
A nord-est della postieria, all’angolo di rue de Tolbiac con rue Boussingault, c’è un piccolo giardino dedicato a Michelet. Era stato creato nel 1989 dall’architetto paesaggista Péna e la cosa curiosa è che ci sono anche delle piante aromatiche, degli alberi da frutto a spalliera e degli ortaggi. C’è una fontana rettangolare che piace molto ai bambini perché è decorata da una lucertola, un rospo, un coniglio e da altri animali. Una seconda fontana invece è decorata da frutti e da legumi.   
A ovest del parco c’è il cimitero di Gentilly, dove è interessante visitare la tomba dello zuavo Jacob, sempre piena di fiori perché è considerato un guaritore. La tomba si trova lungo l’allée du Sommet, ovvero, come dice il nome, nella parte ala del cimitero.
 
Jardin Juan-Miro e Monument aux mères françaises
34, Rue Gandon
Métro: Métro: Maison Blanche, Porte d’Italie
 
Sul lato ovest dell’avenue d’Italie, c’è un giardino, creato nel 1993 da Grunig e Tribel, dedicato al pittore di Barcellona. Esso fa riferimento oltre che al mare, al senso del’umorismo di Miro. Si può passeggiare sulle lunghe passerelle che simulano quelle di un piroscafo e c’è anche il pontile e un avamporto. Ci si può sporgere al di sopra dei parapetti per ammirare l’ondosità verde dei prati e si può immaginare di sentire il rumore dell’acqua contro lo scafo, evocato dai corsi d’acqua che disegnano dei meandri e delle piccole cascate. Sul ponte superiore, sotto ai baldacchini, ci sono diverse panche. Si arriva al parco anche da rue Tagore.
 
Monumento alle madri francesi – All’altezza del numero 31 del boulevard Kellerman, ai bordi del parco omonimo, c’è un piccolo giardino triangolare che ospita un monumento che rende omaggio alle madri francesi. Contro una parete lunga una quindicina di metri ci sono diverse statue femminili in atteggiamenti diversi verso i bambini. Il monumento è opera dello scultore Bouchard ed era stato inaugurato nel 1938. Voleva incoraggiare l’incremento demografico, di cui in quegli anni c’era molto bisogno. C’è un elogio dell’amore materno di Victor Hugo e un elogio del sacrificio delle madri del presidente della Repubblica Lebrun. Dal dopoguerra in poi davanti a questo monumento si sono svolte molte manifestazioni di contestazione organizzate dalle donne comuniste e dalle femministe.
 
Locomotiva sulla facciata – Al numero 2 della vicina piazza alberata dedicata all’Abbé-Georges-Hénocque, c’è un edificio dell’architetto Viet, che era la sede dell’Istituto di igiene sociale. Oggi esso ospita la Mutuelle des cheminots, la Società di mutuo soccorso dei ferrovieri. La facciata è decorata da una locomotiva. Vicino, ci sono tre edifici che formavano il quartiere dei Peupliers, che testimoniano le motivazioni sociali che guidavano i costruttori del quartiere. Vi abitavano gli operai specializzati della compagnia ferroviaria. Anche le quarantaquattro case dai tetti aguzzi di rue Dieulafoy erano state costruite nel 1921 per i dipendenti della ferrovia.    
 
 
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