XI Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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La Parigi operaia e lavoratrice di questo arrondissement ha lasciato molte tracce del suo passato di lotte e di emancipazione. Al numero 94 di rue Jean-Pierre-Timbaud, ad esempio, c’è la ‘Maison des métallo’, la casa degli operai metallurgici, inaugurata il 2 maggio del 1937.  Molte azioni politiche sono state decise qui e molte iniziative di lotta sindacale hanno avuto origine qui.
 
1° maggio: Anche se la Festa Internazionale del lavoratori ha le sue origini, paradossalmente, negli Stati Uniti, un paese che è la patria del capitalismo e che non è mai stato ai primi posti per le lotte operaie, anche la Francia si è distinta. Nel 1947 in Francia questo è diventato un giorno festivo pagato. Nel corteo verso la Bastiglia i simboli sono cambiati nel tempo: un triangolo rosso, poi le bandiere, i garofani rossi…   
 
Oggi nella maison des metallos, fra un corso di formazione e l’altro, poi, ci sono stati dei momenti ludici, fra cui il ballo ‘des Metallos’...  Oggi l’edificio appartiene all’amministrazione pubblica ed è diventato un luogo culturale, una sede di incontro fra artisti o professionisti e residenti, di dibattiti pubblici.
 
Sotto il portico di un edificio industriale, all’altezza del numero 18 di rue du Faubourg du Temple e all’inizio di un passage, ci sono due atlanti. Nel realizzarli l’autore si è ispirato in particolare a uno degli Schiavoni conservati nella Galleria dell’Accademia di Firenze. Le sculture hanno la testa imprigionata dentro al blocco di pietra che reggono sulla spalla, simbolicamente catturata dalla materia.
La curiosità di questo arrondissement è che il suo confine attraversa due piazze storiche, place de la Republique e place de la Bastille.
 
Brûlerie Daval - Per una pausa caffè recatevi nella Cour Damoye, che si trova fra il 12 di place de la Bastille e il 12 di rue Daval. Poi seguite la scia di profumo del caffè tostato e macinato di fresco e troverete il locale. Nella torrefazione Daval il caffè è dentro a grandi sacchi di iuta e ognuno può sceglierlo secondo i propri gusti. C’è anche un’ampia scelta di tè.
 
Cirque d’Hiver
110, rue Amelot
Métro: Fille-du-Calvaire
 
L’edificio è formato da un poligono di venti lati decorato da un bassorilievo di amazzoni. Risale al 1852 ed era stato costruito sull’area di una riserva d’acqua. Lo aveva inaugurato Napoleone III ed era destinato a rappresentazioni equestri  Dopo essere stato gestito da Victor Franconi, era passato ai fratelli Buglione, per approdare nelle mani di un mercante di tessuti di Torino che si era innamorato di una tzigana domatrice di bestie feroci. Quest’uomo, di nome Sampion, è il capostipite di una dinastia che oggi è alla sesta generazione e che porta avanti la tradizione di famiglia…   
 
Fontaine Dejean – Nella vicina place Pasdeloup, o meglio nella square omonima – Pasdeloup era il nome di un direttore d’orchestra nato a Parigi nel 1819 - davanti al circo, c’è una fontana dedicata all’architetto Dejean. Alla sua morte, nel 1896, questi aveva lasciato dei soldi all’amministrazione pubblica per la costruzione di fontane. Questa, realizzata nel 1906 dallo scultore Malric, sembra quasi una stele funeraria, con il ritratto in bassorilievo del benefattore. In cima, c’è un pellicano intento alla propria toilette. Due vasche a forma di conchiglia raccolgono l’acqua e alcuni ornamenti floreali completano la decorazione.     
All’altezza del numero 42 c’è l’ingresso al passage Sainte-Anne-Popincourt,
 
Al numero 7 della breve rue du Pasteur Wagner, appena a nord di place de la Bastille, c’è il ristorante Le Tabarin, che offre piatti tradizionali della cucina francese, con l’anatra confit. La sera c’è musica dal vivo.
 
Passage du Cheval-Blanc – All’altezza del numero 2 di rue de la Roquette, a est di place de la Bastille, c’è questo passage, oggi ben restaurato, dove ci sono gli studi di architetti e di avvocati, oltre ai magazzini, ai locali commerciali, ai laboratori artistici e artigianali. È stata la famiglia Parchappe a dare questo nome alla piccola cité ottocentesca, che, malgrado l’ammodernamento, ha conservato l’architettura, l’atmosfera e il fascino del passato. Gli edifici sono costruiti intorno a sei cortili posti in successione, che portano i nomi dei primi mesi dell’anno. I laboratori al piano terra sono separati dai vecchi assiti originari. Vi lavorano i pochi artigiani rimasti, specializzati nella lavorazione dell’ebano e dei legni pregiati.
 
Rue de Lappe
Métro: Bastille
 
La via porta il nome dell’orticoltore Girard de Lappe, sui cui terreni essa era stata aperta. Erano stati i giornalisti a battezzare con il soprannome di apaches – che significa teppisti – i mascalzoni della capitale che si riunivano qui raggruppati in bande. Essi indossavano dei pantaloni a zampa d’elefante, delle scarpe di vernice e un foulard rosso intorno al collo, proprio come nel film Casque d’Or con Simone Signoret e Serge Reggiani. E proprio come nel film scoppiavano delle risse a colpi di coltello fra bande rivali, che seminavano il terrore nel quartiere.    
 
A partire dal 1880 qui è nato il bal musette – musette vuol dire balera - danzato al suono della fisarmonica. Un locale da ballo molto famoso era il Balajo, al numero 9, fondato all’inizio del ‘900 da Jo de France, che aveva introdotto in questa zona un po’ malfamata delle forme di spettacolo che attiravano la Parigi bene. Una di queste attrazioni era il tango eseguito da un malavitoso che maltrattava la partner e faceva brillare la lama di un coltello.  
 
Il locale è l’unico sopravvissuto della tradizione parigina dei bals musettes.
Con il suo décor d’antan, esso conserva la memoria della storia della via. Vi si balla la domenica pomeriggio e la musica trasporta indietro nel tempo. Durante la settimana, ci sono dei corsi di salsa.   
Anche nel passage Thiéré, piuttosto sporco e maltenuto, che corre parallelo a rue de Lappe ci sono alcuni locali pieni di atmosfera.     
 
Eglise Notre-Dame d’Esperance
47, rue de la Roquette
Métro: Bastille
 
Sembra che rue de la Roquette abbia preso il suo nome da una pianta dai fiori gialli che cresceva qui. Nel XV secolo, essa collegava Parigi con un convento delle suore hospitalière, a cui è stato dato il nome del fiore. Allora, questa era una zona piuttosto paludosa e poco abitata. I balestrieri e gli archibugieri venivano a esercitarsi nei giardini dell’Hotel de la Compagnie royale des Chevaliers de l’Arbalète et de l’Arquebuse de Paris che si trovavano all’inizio della via.
 
All’altezza del numero 2 c’è l’ingresso del Passage du Cheval Blanc. L’edificio della chiesa di Nostra Signora della Speranza è del 1997 ed è opera dell’architetto Legrand, che lo ha arricchito di numerosi contenuti simbolici.  Sotto alla torre di cemento, c’è una parete di vetro sostenuta da travi metalliche, che reca dei testi vergati in scrittura onciale. Si chiama così un tipo di scrittura dai caratteri arrotondati, che fino all’VIII secolo veniva usata per le iscrizioni. Per comprendere il senso del testo, bisogna leggerlo a righe alterne. Vi sono riportati dei frammenti dei Vangeli di Matteo, di Marco e di Luca.   
 
Ateliers de travail – Un po’ più avanti, all’altezza del numero 186 di rue de la Roquette, c’è una cité che è una preziosa testimonianza del passato. Un tempo questi edifici ospitavano delle attività artigianali, che la rivoluzione industriale aveva fatto sparire. Il nuovo sviluppo della vita economica le aveva condannate a morte. La piccola cité degli artigiani, tuttavia, con le sue belle case di mattoni alti due piani, ben restaurate, continua a vivere e a ospitare degli uffici e dei negozi.
 
Musée du Fumeur
7, Rue Pache
Métro: Voltaire
 
In tempi in cui il fumo è proibito in molti luoghi pubblici, in cui si fumano le sigarette elettroniche, forse è interessante visitare un luogo che conserva numerosi oggetti ‘in via di estinzione’. Fra di essi, ci sono delle belle pipe di terra, di vetro, di rame, di schiuma, di erica di Sainte-Claude… Ci sono delle pipe da oppio, delle pipe ad acqua e fiamminghe.. E poi ancora, esposti nelle bacheche, ci sono i calumet della pace, i narghilè, le pipe da hashish.
 
Vi sono esposte tutte le piante che si possono fumare: la cannabis i fiori di ‘sinsemilla’, i semi di papavero e l’erba di Shiva. Ci sono poi i contenitori: le tabacchiere, i portasigari, i portasigarette e le borse del tabacco. Alcuni bocchini sono dei veri capolavori. Gli ‘accendini’ tibetani, costituiti da un pezzo di selce e da un’esca per accendere il fuoco, sono formati da bellissime scatole di argento lavorato. In una stanza tutta rivestita di legno c’è una vetrina dove è illustrato il procedimento di essiccazione del tabacco. Infine, c’è una collezione di disegni, di caricature, di cartelloni pubblicitari e di cartoline sul tema… Un muro è tappezzato di vecchie incisioni, alcune delle quali ricordano il ruolo della fumatrice George Sand nell’evoluzione dei comportamenti femminili. In una specie di alcova sono conservate le foglie di tabacco dipinte. Fra le curiosità ci sono delle carte postali raffiguranti sia delle celebrità che delle persone comuni intente a praticare il delizioso vizio del fumo alla toilette; c’è una contadina che fiuta una presa di tabacco e c’è Hitchcock intento a succhiare un sigaro su cui è appollaiato un uccello…   
 
Hotel Titon - Ai numeri 11-15 di rue Titon, posta a sud del boulevard Voltaire, c’è un palazzo fatto costruire nel 1673 dal commerciante d’armi  Maximilien Titon. I ricchi proventi della sua attività gli avevano permesso di erigere questo edificio imponente, i cui angoli sono ornati da teste di leone. Più di un secolo dopo, nelle sue stanze De Rozier ha costruito una mongolfiera di tela e di carta, in grado di imprigionare un gas più leggero dell’aria.
 
Fra il boulevard Voltaire e l’avenue Philippe Auguste, inoltre, ci sono diverse piccole vie, passage e cité interessanti. Al numero 2 della via dedicata ad Alexandre Dumas, c’è un busto dedicato a lui posto dentro a una nicchia. Poco a sud della via c’è il passage Dumas, che esiste dal 1877. Di fianco al passage c’è l’impasse des Jardiniers, con un bellissimo giardino. Nei pressi c’è anche la Cité Voltaire. Sulla facciata dell’edificio al numero 4 è raffigurata la città di Assisi, con la scritta Pax et Bonum. Vi è anche rappresentato san Francesco con il saio, sulle rive del Tevere. Sullo sfondo, ci sono delle file di alberi e il monte Subasio, sul quale sorge una cappella dai toni rosa e grigio chiaro.  
 
Guillotine
Rue de la Croix-Faubin, 16
Métro: Philippe-Auguste, Voltaire
 
Nel 1830, sull’area appartenente all’ordine ospedaliero della Roquette, erano state costruite due prigioni. Quella piccola, al numero 143, era per le donne. Quella grande, al  numero 164, era per gli uomini. Qui venivano custoditi i condannati a morte, giustiziati sul piazzale antistante, e gli ergastolani da inviare al bagno penale. Quando la prigione è stata demolita la ghigliottina è stata trasferita alla Santé.
 
Oggi, all’angolo di rue de la Croix-Faubin con rue de la Roquette, ci sono cinque lastre di granito rettangolari, che si notano appena. Esse avevano fatto soprannominare il carcere l’Abbaye des Cinq-Pierres. Fra il 1851 e il 1899, sopra a queste lapidi era installata la pesante ghigliottina, sulla quale sono stati giustiziati sessantanove condannati a morte. Fra di essi c’è stato anche l’arcivescovo di Parigi.
 
L’area della prigione femminile è diventata uno spazio verde, pieno di essenze esotiche e con una fontana a gradinate piene di fiori. Le due graziose garitte che si trovano ai lati dell’ingresso del giardino sono le stesse che si trovavano di fianco al portone della prigione.    
 
 

RUE DU FAUBOURG SAINT-ANTOINE,
I SUOI CORTILI E LE SUE FONTANE
 
 
Nel 1835, in un retrobottega al numero 1 di rue du Faubourg Saint-Antoine l’avventuriero corso Giuseppe Fieschi ha preparato con i complici Morey e Pépin un complotto contro Luigi Filippo. Il 28 luglio, quando il re, che stava partecipando alla cerimonia dell’anniversario delle giornate rivoluzionarie al numero 44 di boulevard du Temple, nel Marais, Fieschi ha fatto esplodere una macchina composta da ventiquattro canne da fucile. Il re è rimasto illeso, ma sono morte diciotto persone del suo seguito. Fieschi è stato arrestato, ha denunciato i suoi complici, e sono stati tutti ghigliottinati.    
 
Il faubourg, considerato in passato un cratere da cui fuoriusciva una lava rivoluzionaria, ha ospitato a lungo i depositi della legna che arrivava sulla Senna. L’abbondanza di questo materiale ha dato origine a numerosi laboratori artigianali. Per decisione del re Luigi XI gli artigiani che lavoravano qui non erano soggetti alle corporazioni, per questo essi sono stati liberi di cambiare e di sviluppare nuove tecniche. A poco a poco, sono arrivati qui i mobilieri, i vetrai, i tappezzieri, i fonditori, i maiolicai, i lavoratori del bronzo... Oggi, i loro laboratori non esistono quasi più, non si vedono più i divani appesi ad asciugare davanti alle botteghe né i mobili posati sul marciapiede, in attesa di essere terminati. Tuttavia, i pittoreschi cortili su cui si affacciavano gli atelier conservano i loro nomi curiosi: cour du Nom-de-Jésus, cour de Bel-Air, con le sue grandi viti canadesi, cour de l’Etoile-d’or, con la meridiana… Sopravvivono anche le vecchie insegne in ferro battuto, le fontanelle e le piccole scale di legno.  
 
La Cour du Bel-Air si trova all’altezza del numero 56 della rue du Faubourg ed è formata da due cortili in successione. La scalinata di legno di una delle case si chiama dei Moschettieri Neri perché c’era la loro caserma nei pressi. Secondo la leggenda, il selciato del primo cortile sarebbe servito loro da tavolo da gioco. La Cour de l’Etoile d’Or, all’altezza del numero 75, deriva il suo nome dall’insegna di un negozio che oggi ospita una galleria d’arte africana. La scala di legno è detta delle Quatre Saisons e risale al XVII secolo, la meridiana invece è stata costruita nel 1751 da un certo signor Sevin. Il trompe-l’oeil accanto a essa raffigura le attività che un tempo c’erano qui.
 
Ma i cortili non finiscono qui, a voi di scoprire gli altri, entrando educatamente in quelli che sono chiusi.
All’angolo di rue du Faubourg-Saint-Antoine con rue de Charonne c’è la bella e monumentale fontana Trogneux, detta anche de Charonne. Trogneux era un birraio che aveva il negozio qui. L’acqua esce da due teste di leone nello zoccolo, due colonne doriche sostengono il frontone triangolare. Le lettere C.I. e C.V. servivano un tempo a delimitare i confini della città. Al centro c’è una decorazione di animali fantastici, di delfini e di ghirlande di foglie.
 
Sulla splendida piazzetta triangolare alberata dedicata al Docteur-Antoine-Béclère, detta anche della Petite-Halle perché un tempo qui c’era un mercato, c’è una fontana a forma di tempietto con due colonne doriche agli angoli e un frontone triangolare detta de Montreuil. Su due facciate ci sono delle nicchie profonde, con un mascherone a forma di testa d’uomo da cui esce il getto d’acqua. Su una terza facciata, invece, c’è una porta.        
 
Fra le tante cose che la rue du Faubourg Saint-Antoine ha da offrire, c’è il Tao Village, al numero 95 della via, vicino al métro Ledru-Rollin. Vi si può consumare una cena leggera, conclusa con una tisana ai fiori d’arancio, poi si prende posto ai tavoli e il gioco comincia. Si lanciano i dadi e chi realizza il numero più basso esprime un desiderio, che gli altri aiutano a rendere più chiaro. È un gioco che aiuta a superare la paura di non essere amati o quella di non riuscire ad agire. Poi si estrae una carta oracolo, che dà indicazioni su quello che si può fare al presente. È una pratica con cui ci si rende conto del modo in cui gli altri ci percepiscono. Anche se è solo un gioco, dopo aver condiviso con gli altri il proprio vissuto si ha l’impressione di sapere meglio in che direzione andare.
 
Per gli amanti di giardini, al numero 48 di rue Trousseau, a nord della rue du Faubourg Saint-Antoine, c’è il curioso giardino collettivo Saint-Bernard. Il giardino è costituito da appezzamenti dove si coltivano ortaggi e piante aromatiche di paesi lontani, ma anche dei coloratissimi fiori tropicali. Ma la cosa più originale è la capanna di blocchi di terra fatta con la tecnica delle case africane dagli studenti della scuola di Architettura di Paris-La Villette.   
 
Rue de Charonne
Metro: Charonne
 
Prima del 1860, questa via collegava il villaggio di Charonne con la capitale. Al numero 99 c’è un imponente edificio costruito nel 1739 dall’architetto d’Orbay per il convento di Notre-Dame-de-Bon-Secours, che nel 1802 è stato occupato dalla prima filanda di Francia. Sembra che Napoleone, nel corso di una visita, rivolgendosi al proprietario della filanda, gli abbia detto: “Abbiamo condotto entrambi una dura guerra agli inglesi, ma il manifatturiere è stato più fortunato dell’imperatore.”
 
Al numero 100 ci sono le vestigia del secentesco convento delle religiose della Madeleine-de-Traisnel. Rimangono alcuni resti del porticato, una parete laterale della cappella e l’arco dell’antica porta.
Oggi in rue de Charonne ci sono numerose gallerie d’arte. Ce n’è una al numero 27, una al numero 30 e una all’86, detta Le Pied de Biche, che oltre a essere una galleria è anche una libreria. Tutte espongono lavori di scultura e di pittura eseguiti con le tecniche più diverse, alcuni quadri sono ispirati alla cosiddetta arte povera.
 
Passage Lhomme – All’altezza del numero 26 di rue de Charonne c’è un passage dove sono rimaste delle attività artigianali che contribuiscono a creare un’atmosfera d’antan. Al numero 14 del passage c’è il laboratorio di specchi Remlinger, per esempio, che, come dice l’insegna, è qui dal 1886. Nei suoi locali vi sono lastre di specchi di tutti i tipi e di tutte le dimensioni: lisce, ornate, incorniciate, concave, convesse, girevoli, a bilico, per specchi a mano, da tavolo, da parete...  Sulla facciata di alcune case del passage ci sono le piante di vite. Il selciato è irregolare e sconnesso e richiede delle scarpe sportive.
 
Jardin Belhomme - Al numero 159 di rue de Charonne c’è un giardino dedicato al dottor Belhomme, che su questo terreno aveva aperto una casa di cura. Peccato che, durante la Rivoluzione, la clinica fosse diventata un luogo di rifugio degli aristocratici e dei ricchi borghesi, che si fingevano ammalati per sfuggire alla ghigliottina. Se però finivano i soldi, il dottor Belhomme li spediva immediatamente alla Conciergerie.
Per raggiungere il giardino, bisogna entrare al numero 159 di rue de Charonne e passare sotto il portico di un edificio moderno.
 
Jardin Emile Gallé
Ingresso: Cité Beauharnais
Métro: Charonne, Rue des Boulets
 
Il giardino è stato creato nel 1986 e quindici anni dopo è stato dedicato al famoso industriale del vetro Emile Gallé. Esso occupa il fondo di un’antica impasse privata, un vicolo cieco dove c’erano dei laboratori artigianali e degli alloggi per gli operai. La cité, invece, creata sotto il  Secondo Impero, porta il nome del principe Eugenio di Beauharnais, zio materno di Napoleone III.
 
Il giardino si sviluppa attorno a una piazzetta lastricata, dalla quale partono quattro viali a croce. Al fondo del giardino c’è un quadrante solare orizzontale, di ispirazione greca, realizzato nel 1986 dallo scultore Daniel Bry. E’ circondato da gradini e, con i suoi 18 metri di ampiezza, è uno dei più grandi d’Europa. Permette di sapere l’ora in ogni stagione, e se c’è il sole, si può seguire l’ombra proiettata da un’asta di acciaio. La posizione delle ore è indicata da strisce nere. Tutt’intorno, ci sono delle sculture in pietra di Borgogna, che rappresentano simbolicamente le ore e i segni astrologici. In primavera è piacevole passeggiare sotto la volta del pergolato dove il caprifoglio e la clematide emettono un gradevole profumo e dove la vite vergine allarga i suoi rami creando una piacevole ombra..
 
Al centro della piazzetta c’è una fontana di forma ottagonale con il getto d’acqua al centro. È bello sedersi sul suo bordo di pietra per rilassarsi. Nelle vicinanze ci sono la Cité Voltaire, il Passage Dumas, l’Impasse des Jardiniers e il Passage Turquetil, tutti degni di visita.
 
Gli scooter di rue Faidherbe - Les Années Scooter, al numero 23 di rue Faidherbe, vicino al métro Charonne, è un negozio ma anche un’officina di riparazioni e una carrozzeria, dove si rimettono a nuovo i vecchi scooter degli anni ’50. Che si tratti di motorette Vespa, Lambretta, Piaggio, Peugeot, side-car, loro le rimettono a nuovo. Ci sono anche degli straordinari elementi decorativi, fra cui delle targhe pubblicitarie di metallo, delle insegne e delle vecchie pompe della miscela… Un negozio-museo per gli appassionati di moto.  

Eglise Sainte-Marguerite
36, rue Saint-Bernard
Métro: Charonne, Faidherbe-Chaligny
 
La cappella originaria che sorgeva su quest’area, dedicata a santa Margherita era stata costruita nel 1624. Un secolo dopo, vi si è verificata la guarigione miracolosa della moglie di un ebanista del quartiere che si era raccomandata alla santa. Da quel momento, di colpo, la cappella è diventata troppo piccola per contenere tutti i fedeli che vi accorrevano, così l’edificio è stato ingrandito. Una delle cappelle attuali, dedicata alle anime del Purgatorio, è dipinta in trompe-l’oeil nei colori grigio e avorio. È opera di Paolo Antonio Brunetti, che nello stile si è ispirato alla pittura rinascimentale. Le allegorie, dipinte in mezzo a colonne ioniche, ricordano la vanità delle cose terrene. Sopra all’altare maggiore c’è un grande dipinto dal titolo ‘Le passage des Ames du Purgatoire au ciel’. Altre due opere notevoli sono il ‘Massacre des Innocents’, attribuito al pittore Francesco de Rosa, nato a Napoli nel 1607 e detto Pacecco, e ‘Le Christ descendu de la croix’ di Charles Dorigny, del 1548.
 
Una sepoltura misteriosa al cimitero - Sulla sinistra della chiesa ci sono i resti dell’antico cimitero Sainte-Marguerite, che un tempo circondava su tre lati l’edificio religioso. Nelle sue grandi fosse comuni sono stati gettati i ghigliottinati della Rivoluzione e i soldati morti in guerra.
 
Il 10 giugno del 1795 era stato seppellito qui un ragazzo morto nella prigione del Temple. Il suo nome risultava essere Luigi XVII. Il cadavere, mancante della testa, è stato poi riesumato per un ulteriore controllo. L’autopsia ha rivelato che il corpo doveva appartenere a un giovane di almeno sedici anni, mentre il figlio del re ne aveva appena dieci. A tutt’oggi non si sa chi ci sia in quella bara, che si trova sempre allo stesso posto, contro il muro della cappella delle Anime del Purgatorio. Una targa ricorda l’inumazione..
Il cimitero è aperto nelle Journées du Patrimoine.     
 
Marché Popincourt
Boulevard Richard Lenoir
Métro: Oberkampf, Parmentier
 
La via del mercato Popincourt si chiama il ‘carré des brocanteurs’ perché la maggior parte dei rigattieri dell’arrondissement si è raggruppata qui. In questa zona si respira un’atmosfera d’altri tempi. L’Alasinglinglin, al numero 1 della via, offre una vasta scelta di soprammobili e di mobiletti che in passato avevano una funzione industriale. Fra di essi ci sono gli scaffali e gli armadi dismessi degli uffici postali. A La Maison, al numero 3, ci sono dei graziosi oggetti rétro degli anni ’60, fra cui le vecchie tazze che venivano regalate alle stazioni di servizio Mobil. Al Recycling ci sono degli oggetti antichi e moderni che possono avere una nuova vita diventando qualcos’altro. Così succede, ad esempio, alle banderuole o alle luci di segnalazione, che, con un po’ di creatività, possono essere adibite ad altri usi. Per chi non ha voglia di farlo personalmente, lì vicino c’è un laboratorio di rimessa a nuovo e trasformazione degli oggetti acquistati. Il Trolls et Puces e il Belle Lurette, al numero 5, rinnovano in continuazione il loro stock e offrono un’ampia scelta di oggetti eclettici. Fra i negozi interessanti c’è ancora la Garçonnière, al numero 6, specializzata nelle vecchie affiches e nei manifesti, mentre al numero 19 c’è la Chose, con un’ampia scelta di oggetti insoliti.
 
Vicino al métro Ménilmontant, al numero 154 di rue Oberkampf, c’è L’Atelier 154, che si affaccia su di una piccola via lastricata e senza uscita ed è specializzato nel mobilio industriale.          
Rue Oberkampf – Nell’800, i laboratori del legno, dei metalli e delle pelli facevano risuonare la via delle loro attività. Oggi, sulla strada, diventata alla moda, ci sono dei negozi e dei nuovi laboratori, soprattutto nel  tratto fra l’avenue de la République e il boulevard Ménilmontan. Molti  artisti sono venuti ad abitarci e i  vecchi laboratori sono diventati delle gallerie d’arte, degli studi di architetti edi  disegnatori
 
Sono stati aperti anche numerosi bar e ristoranti e bar, dai nomi e dagli interni che ricordano il passato. Fra questi, al numero 109 c’è il Café Charbon, il Café Mercerie e Les machines à coudre. Tutti insieme danno alla via un’atmosfera vivace. C’è anche il night club Cithéa Novea.  
 
Musée Edith-Piaf
5, rue Crespin-du-Gast
Métro: Ménilmontant
 
La cantante Edith-Piaf, morta nel 1963, continua a essere molto amata e ricordata. Un’associazione di fan si prende cura della sua tomba al Père-Lachaise, mentre uno dei suoi ammiratori, Bernard Marchois, autore di una biografia su di lei, ha acquistato il piccolo appartamento di due stanze in cui abitava all’inizio della sua carriera per trasformarlo in museo. Fra gli oggetti personali esposti ci sono i tubini neri che indossava in scena, una vestaglia un po’ logora da lei offerta a Moustaki nel 1958, un grosso orso di peluche regalatole dal marito Théo Sarapo e numerosi oggetti di ceramica. Ci sono anche i guanti da boxe del suo amante Marcel Cerdan. Inoltre, ci sono delle fotografie, delle lettere, delle locandine, dei quadri, dei testi manoscritti delle canzoni  e tanti altri piccoli oggetti che le sono appartenuti. Nel piccolo negozio si possono acquistare i libri su di lei e dei CD con le sue canzoni.
 
Secondo la leggenda, assecondata dalla stessa cantante, lei sarebbe nata sui gradini della casa di rue Belleville dove abitavano i genitori. In realtà Edith è nata all’ospedale Tenon, vicino alla Porte de Bagnolet, il 19 dicembre 1915. Nel XX arrondissement c’è una piccola piazza dedicata a lei e, dall’11 ottobre 2003, anche una statua inaugurata in occasione dei quarant’anni dalla sua scomparsa. La posa con le braccia aperte verso il cielo è commovente.
 
 
 
 
 
 
 
 
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