X Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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Oggi questo arrondissement è diventato alla moda. Attorno al canale Saint Martin, ma non solo, sono nati tantissimi caffè, ristoranti e c’è una ricca vita notturna. Le strade che costeggiano il canale, inoltre, diventano pedonali nel week end e i ciclisti e i pattinatori, oltre naturalmente ai pedoni, ne approfittano, dando origine a nuove tendenze urbane. Nel passato, però, questo era un quartiere di operai e lavoratori e alcuni di loro sono ricordati dai monumenti. La coloratissima fontana dedicata ad Alban-Satragne, posta sulla square omonima, all’altezza del 107bis rue du Faubourg Saint-Denis, ad esempio, è dedicata all’uomo che ha speso vent’anni della sua vita a favore degli altri, in qualità di consigliere municipale, fra il 1937 e il 1954. Nella vasca della fontana c’è un cono ricoperto di mosaici a forma di uccelli, irrorati dall’acqua che scende da un catino sovrastante.  
Sull’area della fontana un tempo c’era la prigione di Saint-Lazare, destinata alle prostitute e alle donne adultere. Anche Léonie Biard, sorpresa fra le braccia di Victor Hugo in una camera ammobiliata, ha passato qui più di due mesi. Ci finivano, inoltre, le donne impegnate in politica, come Louise Michel, o quelle accusate di spionaggio, come Mata Hari. La prigione è stata demolita nel 1940, rimane in piedi solo la cappella costruita dal padre dell’architetto (nome) Baltard nel 1834.  
Sul muro di un immobile che si affaccia sulla square Alban Satragne c’è anche un curioso ritratto di san Vincenzo de’ Paoli fatto con delle lame di alluminio. L’opera è stata realizzata da Yvaral nel 1988 e si trova qui perché, un tempo, il muro faceva parte della Maison de Saint Lazare, affidata nel 1632 a San Vincenzo de’ Paoli. La casa era contemporaneamente una prigione, un lazzaretto e un convento, dove il santo è morto nel 1660. Il suo corpo è stato poi traslato nella cappella dei padri Lazaristes, al 95 di rue de Sèvres. E sempre a proposito di San Vincenzo de’ Paoli, al numero 200 del Faubourg Saint-Denis, di fianco alla Gare du Nord, c’è l’ospedale Fernand Widal, che nel XVI secolo era una piccola casa di cura creata da lui, che poi si è ingrandita. L’edificio attuale è opera dell’architetto Henri Labrouste, che ha avuto legami con l’Italia, dato che da giovane era venuto a studiare a fondo l’architettura dell’antica Roma e dei templi di Paestum e che è considerato il pioniere dell’architettura metallica. Oltrepassato il primo cortile, adibito a parcheggio, ce n’è un secondo, alberato e pieno di fiori, molto gradevole. È un’oasi di silenzio e di frescura, dove passeggiare e riposarsi sulle panchine.  
In questo quartiere ci sono anche delle chiese notevoli, fra le quali quella secentesca di Saint-Laurent, al numero 119 di rue du Faubourg Saint-Martin. Il portale neogotico della facciata è del 1864. Nel timpano, sulla volta e sulle vetrate della seconda cappella di sinistra è raccontata la vita di San Lorenzo. L’edificio ha una grande omogeneità stilistica generale, salvo che nella cappella di Notre-Dame des Malades, che ospita una statua della Vergine in marmo di Carrara. Sulla vicina place Franz Liszt c’è la chiesa di Saint-Vincent de Paul. che è stata costruita nel 1844 da Hittorf in stile paleocristiano ed è una delle più belle chiese di Francia. All’interno, al di sopra delle colonne della navata, c’è un dipinto murale di Hippolyte Sandrin, allievo di Ingres, lungo novantadue metri.  

Marché Saint-Quentin
85 bis, Boulevard Magenta
Métro: Gare de l’Est

Questo bel mercato coperto, dalle grandi vetrate a forma di arco, nelle quali si specchiano gli alberi del viale, sostenute da colonnette di ferro di colore verde scuro, esiste dal 1866. Le pareti sono di mattoni beige e rosa disposti a losanghe, il basamento è di pietra. Malgrado le grandi vetrate, l’interno è un po’ scuro. Vi si respira un’atmosfera da mercato di paese e le merci in vendita sono molto varie. Ci sono le spezie, la rosticceria, il tabulé libanese, le birre artigianali, oltre naturalmente alla frutta, alla verdura, ai formaggi, ai salumi, al pesce conservato, ai fiori… Vi si può consumare una crêpe, una fetta di pizza, un involtino cinese fino alla sera tardi.   
Tempio della settima arte - Chi, anzichè andare al mercato, preferisce andare a vedere un film, al numero 170 del vicino boulevard Magenta c’è il bel palazzo del cinema Louxor, costruito nel 1921 dagli architetti Ripey e Tibéri. Con le sue colonne a forma di loto, le vetrate con una decorazione di papiri, i mosaici con motivi floreali che incorniciano gli scarabei alati sembra un tempio egizio.   

Maison Boulenger
18, Rue de Paradis
Métro: Poissonnière, Château d’Eau

L’edificio, costruito nel 1889, ospitava il magazzino espositivo delle maioliche di Hippolyte Boulenger. Per questo, sin dall’ingresso, le pareti sono coperte di ceramiche raffiguranti dei paesaggi, dei giardini fioriti e dei galli che si affrontano. Boulenger aveva quasi il monopolio delle piastrelle necessarie al rivestimento delle stazioni del métro, molto richieste all’inizio del Novecento. L’edificio era stato progettato da Jacottin e Brunnarius per l’Esposizione universale di quell’anno e conferma il gusto per la policromia dell’epoca. Al di sopra del portale d’ingresso incorniciato da colonne e della scritta Choisy-le-Roi, sede della fabbrica, c’è un’enorme anfora decorata da una testa femminile.     
Hôtel Bourrienne – Dietro all’androne del numero 58 della vicina rue d’Hauteville c’è uno splendido palazzo della fine del XVIII secolo, con mobilio in stile Direttorio, classificato monumento storico. A quel tempo, il Faubourg Poissonnière si stava urbanizzando e si riempiva di belle dimore neoclassiche, oggi nascoste dietro a palazzi più recenti. Nel 1792, l’hôtel è diventato di proprietà di Fortunée Hamelin, figlia di un industriale dello zucchero originario delle Antille, molto amica di Giuseppina Beauharnais. Coperta di debiti, Fortunée ha poi dovuto venderlo a Louis de Bourrienne, segretario di Napoleone. Oggi la dimora appartiene ancora alla stessa famiglia. Le sale hanno dei pannelli di legno dipinti ispirati a Pompei e a Ercolano. La toilette dai colori blu e oro, ispirata all’arte egiziana, è una testimonianza del gusto dell’epoca. Si può visitare su appuntamento.
Giardino verticale – Un tempo, la rue du Faubourg Poissonnière si chiamava Chaussée de la Nouvelle France. Sulla facciata moderna dell’edificio al numero 80 c’è un muro vegetale che mette in valore la facciata decorata dell’edificio accanto. Le colonne verdi creano un gioco di colori che ingrandisce e trasforma il piccolo giardno. Gli ideatori di questo maglione verde fra la square Montholon e la square Aristide Cavaillé-Coll sono  Marie Clarke e François Scali.  
(mettere la chiesa S Vincent de Paul?  
L’ultimo Viollet-le-Duc – Al numero 9 di rue Fénelon, di fianco al lato ovest della chiesa, c’è una delle ultime realizzazioni di questo grande architetto. La facciata è del ceramista Gillet e raffigura i mestieri di quest’arte. Per questo è presente anche Bernard Palissy. Una bellissima striscia fatta di ceramica e di pittura.  
La facciata dell’edificio al numero 14 della vicina rue Abbeville ha un décor vegetale impressionante. I grandi festoni vegetali in rilievo sono stati ideati nel 1901 dagli architetti Alexandre e Edouard Autant. La realizzazione del ricco ornamento invece è stata affidata ad Alexandre Bigot.  

Passage Brady e Faubourg-Saint-Dénis
Métro: Château d’Eau

Le gallerie commerciali esistenti ancora oggi hanno subito molti cambiamenti, Il passage Brady, ad esempio, è stato il primo ad ospitare un’attività commerciale legata ad un altro paese. È stato il signor Ponnoussamy, originario di Pondicherry, in India, ad aprirvi, nel 1970, un ristorante indiano. Oggi la galleria è invasa da coloratissimi sari e da profumi provenienti dai molti negozi di spezie. Ci sono anche delle botteghe di barbiere, dei saloni di massaggio e dei negozi con le videocassette di Bollywood… E quando si ha voglia di immergersi in un’atmosfera esotica o semplicemente di mangiare un buon riso al curry o dei samosas di verdure c’è un altro luogo interessante dove andare. Questo luogo è la rue du Faubourg-Saint-Dénis, non lontano dalla gare du Nord. Anche qui ci sono molti sari dai colori vistosi, della bigiotteria tipica, degli incensi, dell’henné, delle spezie, del bindi..  
Passages e Cité – Indichiamo alcuni altri passage presenti in questo arrondissement. Di fianco alla Gare de l’Est, ci sono il Passage e la Cour de la Ferme de Saint-Lazare. Ci sono anche delle cité, fra cui ci sono la Cité Hittorf e la Cité de Magenta, la Cité de Chabrol e la Cité d’Hauteville.
E poi il Passage de l’Industrie, di fianco il Passage Reilhac e il Passage du Marché. Infine il Passage e la Cour des Petites Ecuries, il Passage du Désir e la Cour Saint Martin.  

Hôpital Saint-Louis    
40 rue Bichat
Métro: Goncourt, Gare de l’Est

Era stato Enrico IV, nel 1606, a decidere la costruzione di un ricovero per mettere in quarantena i malati di peste. Cinque anni dopo, l’architetto Villefaux ha terminato la struttura, che ha preso il nome del re morto di peste in Tunisia, nel corso dell’ottava crociata. L’edificio, dall’architettura classica, ha la forma di un quadrilatero e le facciate degli edifici hanno i mattoni rossi, con decorazioni di pietra e i tetti di ardesia. Al piano terra c’erano i magazzini, le sale per gli ammalati stavano al primo piano e c’erano sei ricoverati in ogni letto. La struttura è rimasta uguale ad allora.
Il 23 luglio del 1607 Enrico IV ha posato la prima pietra della cappella. Non sapeva che, per ironia della sorte, sarebbe stato proprio il suo funerale a inaugurarla. Nel giardino dell’ospedale c’è una curiosa capanna di legno con il balconcino, la legnaia e gli sci appoggiati accanto alla porta. L’aiuola sul prato al centro del cortile è a forma di croce, per ricordare che in uno dei padiglioni dell’ospedale è presente l’ordine di Malta.
Discesa al Paradiso – Al centro della hall del nuovo ospedale Saint-Louis, in avenue Claude-Vellefaux, c’è una fontana, realizzata nel 1983 da Michèle Blondel, denominata La Descente au Paradis. È formata da una grande vasca rettangolare inclinata, sulla quale scorre l’acqua. Nel basamento sono collocati quindici blocchi allineati di cristallo Baccarat grigi e blu.   
Dove mangiare un boccone –  Vicinissimo all’ospedale, al numero 27 della rue de Sambre-et-Meuse c’è un ristorante curioso. Si chiama Cantine berlinoise e ha la particolarità non solo di servire delle ottime tapas ripiene di quello che si vuole, ma di vendere il mobilio e altri oggetti che si trovano nel locale. Si tratta infatti di un resto-brocante, che sta avendo molto successo. I prezzi sono molto bassi e, se vi piace ad esempio la sedia su cui vi siete seduti, ve la potete portare a casa……

Musée des Moulages dermatologiques
1, Avenue Claude-Vellefaux
Métro: Colonel Fabien

L’artista che ha realizzato la maggior parte dei calchi dermatologici del museo è stato Jules Baretta, che vi ha mescolato arte e scienza in egual misura.  
Baretta se ne stava nella sua bottega di passage Jouffroy a fabbricare dei frutti e delle torte di cartone per le vetrine dei pasticceri, quando uno dei dottori del Saint-Louis ha avuto l’idea di usare anche dei modelli con gli studenti e non solo dei disegni per illustrare le malattie della pelle. Oggi, le centosessantadue vetrine disposte su due livelli ospitano la più vasta collezione al mondo di moulages dermatologici. Questo museo, che può sembrare in qualche modo un museo degli orrori, è un luogo fuori del tempo, nel quale l’infinità di malattie della pelle riprodotte lascia stupefatti. I calchi sono stati ricavati da ammalati che hanno acconsentito a vedere esposte in vetrina le proprie lesioni per facilitare il progresso della scienza.  Oggi i modelli sono circa cinquemila, ma la collezione comprende anche degli acquerelli, dei disegni e delle fotografie. Sono stati i medici dell’ospedale a idearla, per mettere a disposizione degli studenti un prezioso strumento di apprendimento. L’ingresso si trova alla Porte 14 del Secteur Gris.  
Place Saint-Marthe – Per tirarsi su il morale dopo la visita al museo, non c’è niente di meglio che andare in uno dei ristoranti della vicina piazza alberata di Saint-Marthe. Un bistrot piacevole è Le Saint Marthe, che ha uno spazioso dehors dove mangiare e bere un buon bicchiere di vino. La domenica c’è un ricco piatto detto ‘assiette du dimanche’. Un altro ristorante simpatico è La sardine. Chi poi sentisse la nostalgia del buon cibo italiano, in questo caso siciliano, deve andare nel negozio La tête dans les olives, che offre ottimi prodotti mediterranei importati dall’isola. E anche nell’attigua rue Sainte-Marthe, con le sue persiane e le porte dipinte, il bucato steso fuori, c’è un’aria mediterranea, molto apprezzata dagli artisti e dagli artigiani che ci vivono.

Couvent des Récollets
148, Rue du Faubourg-Saint-Martin
Métro: Gare de l’Est

L’edificio faceva parte dell’antico convento secentesco dei Récollets, ovvero i monaci francescani riformati, che erano sotto la protezione di Maria de’ Medici ed Enrico IV. Nel 1604 la regina li aveva autorizzati a installarsi in Faubourg Saint-Martin. Essi vi avevano costruito un bel monastero e una chiesa, di cui Maria de’ Medici aveva posato la prima pietra. Il convento era un vivaio di predicatori e, sotto l’Ancien Régime, forniva la maggior parte dei cappellani della marina. Oltre a molte opere d’arte, il convento aveva anche una ricca biblioteca, composta da più di 30.000 volumi. Poi, nei secoli, esso ha cambiato più volte destinazione. Durante la Rivoluzione i monaci sono stati cacciati e l’edificio è diventato una caserma dei granatieri della guardia nazionale, poi è diventato un filatoio, quindi si è trasformato nell’ospedale degli Incurabili. Nel 1870 è diventato un ospedale militare, che accoglieva i feriti di ritorno dal fronte. Nel 2003 è stato completamente rinnovato ed è diventato un centro internazionale di accoglienza per ricercatori e artisti. La cappella è stata affidata agli architetti dell’Île-de-France ed è utilizzata per delle mostre, degli spettacoli e degli incontri. Dentro al frontone c’è una meridiana con un fondo scolpito a fogliami decorativi.  
C’è anche un caffè, dotato di uno splendido giardino, nel quale, nelle belle giornate, è piacevole fermarsi. La domenica mattina vi si può venire per un copioso brunch, accompagnato da tè Mariage Frères a volontà. Di sicuro i monaci, al loro tempo, non avevano a disposizione tutto questo ben di Dio!   
Square Villemin – Questo spazio verde fiorito, il cui ingresso è al numero 8 di rue des Récollets, è stato creato nel 1977. Ospita dei giochi di bocce e degli orti collettivi. Sopravvivono anche alcune essenze terapeutiche centenarie, fra cui alcune specie esotiche, che erano state piantate nel vecchio giardino dell’ospedale. C’è poi un vecchio gelso bianco dalla forma curiosa, costituita da due tronchi attorcigliati. È uno degli alberi notevoli della città. Nascoste fra i cespugli ci sono due piccole casette per i gatti randagi, a cui alcuni abitanti del quartiere portano da mangiare.  

Hotel du Nord
102, Quai des Jemmapes
Métro: Gare de l’Est, Jacques Bonsergent

L’Hôtel du Nord deve la sua fama al film omonimo di Marcel Carné, nel quale Arletty pronuncia la famosa frase: “Atmosphère? Atmosphère? Est-ce que j’ai une gueule d’atmosphère?”. Il film è basato su un racconto vero della vita dei clienti, scritto dal figlio del proprietario e ha reso famoso l’albergo. In realtà, però, la pellicola non è stata girata qui, ma negli studi di Billancourt, dove sia l’edificio che il canale sono stati ricostruiti. L’hotel è stato dichiarato monumento storico per proteggerlo dalla demolizione. In origine, esso forniva alloggio ai marinai ed era soprannominato ‘l’albergo delle pulci volanti’ perché la padrona, la mattina, scuoteva dalle finestre i materassi e le lenzuola, poi rifaceva il letto senza cambiarle.       
Dell’albergo rimane solo la facciata, il resto è stato tutto rifatto. A questo indirizzo c’è un bellissimo bistrot con lo stesso nome, la cui specialità sono i piatti cucinati su delle lastre di ardesia.  

Mairie del X arrondissement
72-76, Rue du Faubourg-Saint-Martin
Metro: Château-d’Eau

Il municipio del X arrondissement si trovava già qui nel 1849, ma è stato ricostruito quarant’anni dopo dall’architetto Rouyer, sotto la supervisione di Charles Garnier. All’edificio è stato dato un aspetto monumentale, come si conviene a una sede pubblica importante. Ha una struttura metallica, la facciata simmetrica stile Renaissance, con la sua sovrabbondanza di sculture e di elementi decorativi, ha un ruolo di ‘addobbo’. All’interno, la hall prende luce da un’ampia vetrata e lo scalone d’onore, che si divide davanti alle sale del primo piano, ricorda quello dell’Opéra Garnier.  
Ermes e Demetra – Sulla facciata del numero 48 della vicina rue des Petites Ecuries, che fa angolo con la via in cui sorge il municipio, c’è un edificio con due curiose cariatidi di ghisa a mezzobusto, poggiate su di una colonna. L’edificio con i balconi di ferro battuto è dell’inizio del ‘900 ed era nato con una destinazione commerciale. Le cariatidi, opera dello scultore Durenne, raffigurano Mercurio, dio dell’eloquenza e del commercio, e Demetra, dea delle messi. Aggiungiamo che la via si chiama così perché qui c’erano le scuderie del re.    
La casa più stretta – Al numero 39 della rue du Château-d’Eau, non lontano dall’imponente edificio del municipio, c’è una casetta che è all’estremo opposto. È alta cinque metri e larga appena un metro e venti, ospita un piccolo negozio al piano terra e una stanzetta con finestra al primo piano. È  senza dubbio l’edificio con dimensioni più limitate, in larghezza e in altezza, della capitale.  

Musée de l’eventail
2, Boulevard de Strasbourg
Métro: Strasbourg-Saint-Denis

Il museo del ventaglio occupa i locali dell’atelier Maison Hoguet. La sala in stile Enrico II, dove sono esposti i ventagli, è oggi monumento nazionale. C’è un enorme camino, un soffitto a cassettoni e tre bei lampadari sormontati da una corona.  
Nell’antichità il ventaglio, anche di grandi dimensioni, serviva soprattutto a proteggersi dalle mosche, più che dal caldo. Poi, è diventato un accessorio di moda femminile, che ha dato origine persino a un codice di comunicazione. A seconda di come veniva tenuto, infatti, e con quale mano, il significato cambiava. Nei secoli ne sono stati creati dei modelli rigidi, a lamelle, pieghevoli o a a palmetta, fatti di osso, di avorio, di corno, di legno, di carta, di seta, di pizzo, di piume, di pelle, di pergamena, di madreperla, di tartaruga…
Questo museo è innanzitutto un laboratorio, nel quale la titolare ripara e confeziona questi piccoli oggetti d’arte, con le loro pieghe, le contropieghe, la spalla, la gola… Vi si conservano i modelli più preziosi, che danno un’idea del ruolo importante che questo ‘attrezzo’, ormai fuori moda, ha avuto nei secoli.  
Alcuni ventagli riprendono i temi della mitologia e della storia. Ve ne sono con festoni di frutta e fiori, con amorini, con figure di carattere galante o pastorale. I ventagli di vernis Martin hanno le stecche laccate riunite da un nastro e una decorazione formata da medaglioni con vedute archeologiche, altri sono fatti con una carta a fondo dorato che si chiama papier à la serpente. Ci sono anche dei piccoli ventagli con la pubblicità, che venivano regalati perché servissero da réclame di un prodotto. I più preziosi sono quelli dipinti da grandi artisti come Renoir. Nell’ingresso c’è un grande ventaglio del Rajastan dotato di uno specchio. Questo museo dimostra come la Francia abbia trasformato in veri capolavori questi oggetti di lusso.   
Facciata neogotica – Al numero 16 di rue de Mazagram c’è un palazzo con una bella facciata neogotica del 1942. Nella stessa via ci sono altri palazzi notevoli.


 

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