VII Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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Questo arrondissement comprende diversi quartieri eleganti e prestigiosi della rive gauche. La loro architettura è incantevole, gli spazi verdi, fra cui l’Esplanade des Invalides, sono magnifici, c’è una grande varietà di negozi e di ristoranti. Fra le numerose istituzioni pubbliche e politiche ci sono l’hotel Matignon, l’Assemblée nationale, il palazzo del Senato, l’hôtel des Invalides, l’Ecole militaire e l’Unesco. Fra i musei più importanti ci sono il museo d’Orsay, il museo del quai Branly e il museo Rodin.  
Si incontrano turisti da tutto il mondo, in particolare alla torre Eiffel, accanto alla quale è bello passeggiare, sulla verdeggiante esplanade Champs de Mars. La Senna scorre tranquilla lì accanto e rende romantico il paesaggio. Per chi ama passeggiare in un luogo meno turistico ma molto interessante, sul boulevard Raspail c’è un pittoresco mercato dei contadini. Altre belle strade per passeggiare sono rue Cler e rue du Gros Caillou, dove ci sono anche degli ottimi bistro.
Per chi ama una minicrociera sulla Senna, qui può prendere il Batobus.  

Musée du quai Branly
37 quai Branly
Métro: Iéna, Alma-Marceau

L’edificio del museo è stato disegnato da Jean Nouvel ed ospita degli oggetti d’arte appartenenti alle civiltà dell’Asia, dell’Africa, dell’Oceania e delle Americhe. La rampa di accesso sbocca sulla piattaforma delle collezioni dopo aver creato dei circuiti di deambulazione attorno ad alcune opere.  
All’interno ci sono dei totem, delle maschere, degli arredi funerari e delle statue di pietra, tutti valorizzati dalla luce forte dei faretti. Il percorso di visita comprende anche delle belle maschere scolpite del Camerun, delle statuette protettrici del Congo e molto altro. Nelle nicchie laterali ci sono dei gioielli e dei tappeti. Inoltre, ci sono degli schermi che diffondono documentari di carattere etnologico.  
Un secondo ingresso è ai numeri 206 e 218 di rue de l’Université.
Attorno al museo c’è un giardino lussureggiante, creato da Gilles Clément, con delle collinette, delle vasche, degli spazi che favoriscono la meditazione e il sogno, dei sentieri lastricati con pietre di torrente… Una palizzata di vetro lo protegge dai rumori esterni. Vi vengono organizzati degli spettacoli, delle conferenze e dei concerti. Passeggiarvi la sera è magico.     
Mur végétal – Sul muro all’altezza del numero 55 del quai Branly c’è un giardino verticale, un tipo di coltivazione inventato dal botanico Patrick Blanc. Questo occupa una superficie di 800 metri quadrati e ospita più di quindicimila piante di centocinquanta specie diverse, provenienti dal Giappone, dalla Cina, dagli Stati Uniti e dall’Europa centrale.    

Maison de la culture du Japon
55, quai Branly
Métro: Bir-Hakeim

L’edificio di undici piani che ospita l’istituzione ha la forma di un semicerchio e ricorda quella di un paravento giapponese. Il suo scopo è quello di far conoscere la cultura giapponese all’estero e di rinforzare i legami tra la Francia e il  Giappone, dopo la visita del presidente Mitterrand nel 1982. Vi si svolgono delle mostre, degli spettacoli, delle proiezioni di film, delle conferenze, delle sedute zen e dei corsi di lingua giapponese… Nei laboratori si impara a fabbricare le maschere del teatro nô, a praticare l’arte dell’ikebana, quella della calligrafia e quella dell’origami.  
Vi sono molte dimostrazioni culinarie, con degustazioni dei pasticcini di riso wagashi (?) e dei bignè tempura. Si viene iniziati alla cerimonia del tè.     

Musée des Arts premiers
37, quai Branly
Métro: Bir-Hakeim

L’edificio che ospita il museo somiglia a una palafitta con uno steccato di vetro curvilineo. All’interno, i punti di riferimento sono spostati: a ovest ci sono l’Asia e l’Oceania, a est ci sono l’Africa e l’America e si può passare da un continente all’altro a proprio piacimento. Ci sono le sculture dei popoli Mumuye della Nigeria, quelle degli Uu delle isole Marchesi, i pezzi portati in Francia da Lévi-Strauss… Ci sono anche delle opere degli aborigeni, degli indiani Taino delle Antille e di altri popoli che sono scomparsi dopo l’arrivo degli europei.    
Il museo organizza molte attività culturali, dei corsi di aggiornamento, dei simposi e una università popolare.
Il giardino verticale, ideato da Patrick Blanc, ospita ben quindicimila piante. Il giardino alberato invece simboleggia un bosco sacro in riva al fiume. Al pianterreno, di fronte a una monumentale testa Moai arrivata dall’isola di Pasqua, c’è il café Branly. Sulla terrazza c’è il ristorante Les Ombres con vista sulla Senna e sulla torre Eiffel. L’ingresso è al numero 27 del quai Branly.

Tour Eiffel
Parc du Champ-de-Mars  
Métro: Bir-Hakeim, Trocadéro

Il parco in cui sorge la Tour Eiffel accoglie un numero altissimo di visitatori. La “carcassa metallica”, come la definiva Guy de Maupassant, che non la poteva vedere, tanto da decidere di lasciare la capitale per non averla più davanti agli occhi, è diventata il simbolo di Parigi. I suoi diciottomila pezzi, accuratamente disegnati e assemblati, avrebbero dovuto essere smantellati dopo l’Esposizione universale, ma non è stato così perché, nel frattempo, la torre era diventata strategica per l’aviazione. Anche il piano del cecoslovacco Lustig, che voleva vendere le sue 7000 tonnellate di metallo, non è andato a buon fine.  
La torre ha sempre attirato delle persone in vena di esperimenti. Il sarto Reichelt, ad esempio, inventore di un vestito-paracadute, il 6 febbraio del 1912 si era gettato dal primo piano, con indosso l’abito di sua invenzione. Purtroppo, il paracadute non ha funzionato e lui si è spiaccicato per terra, scavandovi un cratere profondo 15 centimetri.  
L’esplanade Champ-de-Mars ospita due tipi di giardini: uno alla francese, geometrico e con i viali diritti, uno all’inglese con i cespugli fioriti e i viali sinuosi. Il primo ospita la Fontaine de Mars, una delle quindici create nel 1806 per decreto di Napoleone I. La facciata principale della torre quadrata è ornata dal bassorilievo del dio della guerra, raffigurato con grandi baffi e con un atteggiamento spavaldo. La donna al suo fianco è Hygie, la dea della Salute, nell’atto di offrirgli una bevanda rinvigorente. Sulle facciate laterali ci sono delle urne con scene bacchiche. Sul piedestallo ci sono i bassorilievi di animali marini fantastici. Ai lati della statua del maréchal Joffre ci sono due grandi vasche rettangolari realizzate nel 1958 dall’architetto Creusot. Dall’altra parte del Champ-de-Mars ci sono due laghi artificiali con delle grotte e delle cascate, realizzati nel 1908 dall’architetto Formigé.  
Un muro per la pace - Nel parco del Champ-de-Mars, vicino al quai Branly, c’è un muro realizzato da Clara Halter e da Jean-Michel Wilmotte. Questo monumento di vetro, di acciaio e di legno riceve i messaggi delle persone di tutto il mondo. Questi devono essere infilati in mezzo alle pareti oppure inviati tramite Internet. I messaggi continuano ad arrivare e il muro è ancora lì ad accoglierli.     
Al numero 30 della vicina rue des Saints-Pères c’è un negozio straordinario, aperto nel 1819 da Debauve e Gallet. Di professione farmacista e confettiere, i due avevano deciso di trasformarsi in ‘fabricants de chocolats’, in anni in cui il cioccolato era considerato un tonico, carminativo e antispasmodico. Il negozio ha una facciata splendida.

 
                Edifici Art nouveau all’Ecole Militaire RIQUADRO

 
Lo stile Art nouveau era nato per portare la bellezza nella vita quotidiana, rendendola accessibile a tutti. È nato dall’alleanza fra arte e industria e dallo studio delle possibilità offerte dal ferro, dal vetro e dal cemento. Al numero 33 di rue du Champs de Mars c’è uno splendido edificio, detto Maison des Arums, costruito da Raquin nel 1900, che presenta tutto il repertorio vegetale dell’Art nouveau, con fiori, foglie e steli... Sulla facciata del palazzo ottocentesco al numero 12 di rue Sédillot, opera di Lavirotte, sede del liceo italiano Leonardo da Vinci, corrono delle volute vegetali.  
Il bell’edificio dalle grandi vetrate al numero 4 della square Rapp, sede della Société Théosophique, è  in stile Art nouveau. Ma l’edificio più bello è quello che si trova al numero 29 di avenue Rapp costruito nel 1901 da Lavirotte, Bigot e Larrivé. Sulla sua facciata esuberante e asimmetrica, i motivi floreali e vegetali si intrecciano con quelli animali. La magnifica porta d’ingresso è incorniciata da steli che arrivano ad avvolgere la finestra del primo piano. Si dice che il viso femminile del bassorilievo posto sopra alla porta abbia i tratti di quello della moglie di Lavirotte.  
Al n° 3 di square Rapp c’è l’abitazione costruita per sé da Lavirotte. Al numero 3 della stessa via c’è un altro palazzo di Lavirotte, la cui facciata rivela la debordante immaginazione di questo architetto.   

L’UNESCO e il giardino giapponese
7, place de Fontenoy
Metro: Cambronne, Ségur

All’Unesco di Parigi, che opera nel campo dell’educazione e della cultura, sono collegati molti uffici e istituti nel mondo. Nel suo recinto ci sono le testimonianze di diversi paesi: c’è la Square de la Tolérance, con il suo ulivo simbolo di una speranza di pace per il Medio Oriente, c’è la croce armena, ci sono le eoliane greche… Alcuni artisti erano stati invitati a collaborare alla decorazione, così c’è lo spazio Mirò, c’è il muro di Picasso, un dipinto lungo 10 metri, ci sono le sculture di Moore e Giacometti. Fra le tante opere, c’è anche un giardino giapponese, dono del governo di quel paese.  
In Giappone l’arte di creare giardini è un mezzo di espressione che ha raggiunto dei livelli particolarmente elevati. Si pone una cura minuziosa nella loro realizzazione, unita a una sapiente raffinatezza. Tutti gli elementi presenti - la ghiaia, le pietre, il muschio, le rocce - hanno un preciso significato simbolico, come pure l’acqua, simbolo della vita
Il giardino giapponese dell’Unesco occupa 1700 metri ed è stato creato dall’architetto Noguchi. Il giardiniere che lo ha realizzato è Toemon Sano e a lui è toccato il compito di sistemare le 80 tonnellate di pietre arrivate dal Giappone. La concezione di questa creazione artistica si allontana dalle norme tradizionali dei giardini giapponesi, ma ne è conservato lo spirito. Dalla piattaforma in alto si vedono nel loro insieme il sentiero fiorito, il ruscello, il ponticello ricurvo, la lanterna, le sculture particolari di ogni luogo... C’è poi lo spazio della meditazione per le persone di ogni religione e quello per la cerimonia del tè. Nella sala delle conferenze ci sono un dipinto di Picasso su quaranta pannelli e uno di Mirò.  

Musée de l’Armée all’Hôtel des Invalides
129, rue de Grenelle
Métro: Varenne, La Tour-Maubourg

L’ospedale militare degli Invalides era stato costruito sotto il regno di Luigi XIV per ospitare i soldati tornati feriti dal fronte. Nelle due ali laterali è ospitata la storia dell’esercito francese, con una grande collezione di armi e di armature antiche, indossate da manichini. Ci sono delle magnifiche sciabole cesellate, ci sono le armature dei reali di Francia, quelle orientali e le piccole armature per i bambini. Ci sono poi le uniformi di gala, gli effetti personali di personaggi importanti, fra cui la redingote di Napoleone e il suo letto da campo.
Nell’ala occidentale sono rappresentate le guerre dal 1871 al 1945, con delle carte geografiche dell’epoca, dei plastici e la descrizione delle strategie adottate. I locali dedicati alla Seconda Guerra mondiale sono in penombra, ma si illuminano man mano che ci si avvicina agli ultimi scontri e allo sbarco degli americani.  
All’Hôtel national des Invalides, con ingresso al numero 129 di rue de Grenelle, c’è l’Historial Charles-de-Gaulle. È uno spazio multimediale interattivo, aperto nel 2008 e dedicato al Generale. Non ci sono degli oggetti, tutto è raccontato per immagini. Ci sono delle tavole tattili e delle proiezioni di foto. Sugli schermi dell’auditorium si proietta un film biografico e delle immagini della sua epoca. Uno spazio dedicato al maggio ’68, con un plastico.
Musée de l’Armée 9 rue de Grenelle ?
Alcuni anni fa vi si è svolta la mostra della’poliorcétique’, ovvero la tecnica di assedio delle città, il cui campione è stato l’ingegnere militare Vauban, che in 56 anni di carriera ha costellato la Francia di bastioni, cittadelle, città fortificate a forma di stella (citare il suo testo La Cochonnerie e il calcolo di riproduzione di una scrofa). Inoltre, già nel 1685, si augurava una moneta unica per gli Stati cristiani e di tassare i ricchi e non i poveri, carichi di gabelle. Il suo libro ha fatto scandalo ed è stato bruciato. Anche Turenne è una gloria militare.  
Place Vauban - La piazza è dedicata all’ingegnere Vauban, anche se la sua statua non si trova qui, ma in place Santiago du Chili. Le due statue presenti qui sono quelle del maresciallo Gallieni e del maresciallo Fayolle. Anche se la piazza sembra essere il sagrato della chiesa Saint-Louis des Invalides, progettata nel 1679 da Mansart, essa è stata costruita molto dopo. Dal 1840, sotto la sua cupola dorata costruita per la cappella privata di Luigi XIV, riposano i resti di Napoleone, portati qui da Sant’Elena.

Musée des plan-reliefs
Hotel national des Invalides
129, rue de Grenelle
Métro: Varenne, La Tour-Maubourg

Il museo che raccoglie i plastici delle città fortificate è stato aperto nel 1777.  I modelli erano stati realizzati su richiesta del ministro della guerra Luovois  che voleva dare al re la possibilità di seguire l’avanzamento dei lavori di fortificazione delle città eseguiti da Vauban. Servivano anche a simulare la portata dei tiri di artiglieria e a seguire i tentativi di assedio contro le piazzeforti. La loro fabbricazione è cessata nel XIX secolo, quando sono arrivati i cannoni.  
Un’intera squadra di bravi ingegeri, di topografi e di modellatori ha dedicato il proprio impegno a realizzare questi gioielli. Ci sono anche le fattorie, i mulini, le case rivestite di carta dipinta, dotate di porte e finestre.  
Il primo dei ventotto esemplari esposti risale al 1668. Ricostruisce la città di Bayonne con i suoi dintorni, su di una lunghezza di diversi metri. Tutti i modelli sono presentati per aree geografiche: l’Aquitania, i Pirenei, il Mediterraneo…Le setole tagliate rappresentano le strade e i prati e i piccoli blocchi di legno, coperti di carta colorata, rappresentano le case. Il castello Trompette di Bordeaux, il forte Saint-Nicholas di Marsiglia, il castello d’If sono fra le realizzazioni più interessanti.       
Dettagli curiosi attorno alla Tour Maubourg – Al numero 82 del boulevard de La Tour Maubourg c’è un portone di legno sopra al quale è riprodotto un porcospino con la corona, che era lo stemma dell’ordine omonimo soppresso da Luigi XII.  
Al 148 di rue de Grenelle sono raffigurati due adolescenti, opera degli architetti Besnard e Meyer, che ne hanno messo in risalto il vigore muscolare.  
Al numero 1 di rue du Colonel Combes c’è un edificio con una decorazione di fiori rossi su fondo rosa che sembra di cartapesta.  
I frontoni, le spirali e le colonne del Conservatorio di musica realizzato dall’architetto Portzamparc al numero 7 di rue Jean Nicot si ispirano a valori tradizionali e si integrano molto bene nell’ambiente.    
Un po’ più a sud, all’altezza del numero 39 del boulevard des Invalides c’è il giardino del presbiterio della chiesa Saint-François-Xavier. I giardinieri dedicano il suo spazio alle piante che hanno un legame con la Bibbia o con la storia della chiesa. Così vi si trovano la passiflora, la medaglia di Giuda, il pero del curato, la fusaggine o berretta da prete e le pratoline che fioriscono a Pasqua… Ci sono anche la vigna, il lino, che evoca l’abito sacerdotale e il rovo che evoca il seminatore del Vangelo che sparge i semi in mezzo alle spine. Le piante che sono qui non sono state comprate, ma donate o scambiate. Il giardino è aperto durante le messe oppure per la festa dei giardini.

Chiesa evangelica luterana Saint-Jean
147, Rue de Grenelle  
Métro: La Tour-Maubourg

La chiesa, di stile neogotico, era stata costruita nel 1912 per i luterani provenienti dall’Alsazia e dalla Germania, venuti a vivere e lavorare qui. L’attuale presbiterio era il laboratorio dell’architetto paesaggista Denys-Buhler, che aveva donato il terreno.  
All’interno predomina il legno, in particolare nella volta, che ha la forma della carena di una nave rovesciata. L’insieme dà un senso di calore e di intimità. I muri bianchi fanno da contrasto con il soffitto e le immagini delle vetrate del coro hanno delle linee molto essenziali. Nella chiesa c’è un organo del 1911 e nel corso dell’anno vi si tengono numerosi concerti.
Un giardino dall’aria provinciale - Sulla square Denys-Buhler (dieresi u), dietro a una cancellata, sorge un piccolo giardino dal fascino provinciale. La porta di legno, inserita nel resto di un muro, conduce a un viale verdeggiante, che si inoltra verso la chiesa, circondata da casette dal tetto aguzzo, una delle quali ha un’intelaiatura lignea. Nella bella stagione, il giardino, pieno di rose e di rododendri, è un’esplosione di colori e di profumi. Ci si può sedere all’ombra degli aceri, dei tigli, della grande sequoia, accanto alla fontana. Nel giardino c’è anche la vecchia casa del custode.  

Museo Rodin e Giardino delle sculture
79 rue de Varenne
Métro: Varenne, Invalides

Il museo dedicato ad Auguste Rodin ha sede nell’hotel Biron, un bel palazzo settecentesco in stile barocco fatto costruire da un parruccaio arricchito. Lo scultore vi ha lavorato e abitato per nove anni, dal 1908, e alla sua morte lo ha lasciato allo stato, con tutte le opere sue e quelle collezionate.  
La raccolta comprende migliaia di opere, fra cui quella raffigurante Adamo ed Eva e quella, famosissima, detta Il bacio. Ci sono anche delle sculture di Camille Claudel. Oltre a migliaia di disegni, di incisioni, di fotografie, di terracotte, vi sono conservati dei quadri famosi. Fra di essi, il Père Tanguy di Van Gogh e La donna nuda di Renoir, oltre a opere di Monet, Laurens, Blanche, Carrière e Legros.  
Anche nel giardino ci sono diverse sculture di Rodin, in mezzo alle quali è bello passeggiare. Si è accolti dalla monumentale Porte de l’Enfer e nel roseto c’è il Penseur, figura simbolo dell’artista. I borghesi di Calais, ognuno con un’identità psicologica e un’espressione ben definite, sono collocati nel sottobosco e anche la statua di Orfeo è immersa nella vegetazione. La passeggiata è costeggiata dai bronzi di Rodin e, per chiudere in modo piacevole la visita ci si può sedere qui (dove?) a prendere un caffè. Le jardin de Varenne, cafétéria du musée Rodin. (cercare)  
All’ingresso del giardino ci sono due piccole vasche simmetriche, con ai lati dei vasi di piante e dei cespugli fioriti. Più avanti c’è una vasca grande, con al centro il gruppo scultoreo di Ugolino e dei suoi figli, che muoiono di fame e che supplicano il padre di mangiarli, secondo il famoso verso di Dante.

Club Des Poètes
30, Rue de Bourgogne
Métro: Varenne, Invalides  

Il club era stato aperto nel 1961 per rendere la poesia contagiosa e inevitabile. Nel corso degli anni esso ha accolto poeti famosi come Neruda, Octavio Paz, Aragon e Cocteau. Alle 20 si cena e si beve qualcosa, poi, alle 22, in un’atmosfera conviviale e calorosa,  
si ascoltano delle poesie classiche e moderne recitate da attori, con accompagnamento musicale. Oppure, i partecipanti possono recitare un testo proprio o di un poeta amato, purchè lo si conosca a memoria. L’ambiente intimo e familiare mette a proprio agio e l’ascolto della sonorità delle poesie declamate fa sentire fuori dal tempo. Nel locale dal tono d’antan ci sono anche molti libri da leggere e da sfogliare.
Spesso vi sono delle mostre curate dagli editori di libri di poesia.

Hôpital Laennec
Rue de Sèvres, 42
Metro Vaneau

Nel XVII secolo l’ospedale Laennec era detto degli Incurables. Gli ospedali, come le chiese, hanno conservato più di altri edifici l’architettura e l’aspetto originari. Questo porta il nome del medico francese inventore dello stetoscopio, ha una pianta a croce, una cappella al centro ed è circondato da otto giardini. In uno di essi, chiamato La Rochefoucauld, c’è un vecchio pozzo con la ghiera.  
Nel cortile dedicato all’architetto Gamard c’è un quadrante solare del 1745 opera di Boullanger, con una scritta decisamente iettatoria, se non si considera che chi veniva in questo ospedale ci veniva per morire: ‘Heu mortis fortasse tuae quam prospicis hora’. (Ahimé! L’ora che tu guardi potrebbe essere quella della tua morte!).  
Fontaine du Fellah – La fontana ottocentesca, appoggiata al muro dell’ospedale, è ispirata alla campagna d’Egitto di Napoleone I. Per la figura del fellah lo scultore Beauvallet si era ispirato alla statua di Antinoo, il favorito dell’imperatore Adriano, venuta alla luce nella sua villa di Tivoli ed esposta al museo del Louvre. La statua, a cui lo scultore ha messo un perizoma e il copricapo dei faraoni, tiene in mano due anfore, da cui esce l’acqua, che si riversa in una piccola vasca ai suoi piedi. Da qui viene sputata più in basso da un mascherone di bronzo con la testa di leone. La struttura complessiva della fontana è quella dell’ingresso di un tempio egizio, sormontato dal bassorilievo di un’aquila.  
Al numero 14 della vicina rue Vaneau c’è un palazzo ottocentesco di stile neorinascimentale a un piano, costruito dall’architetto Dussilion. Lo scultore Mahlknecht, a cui era stata affidata la decorazione, ha collocato diverse statue sulla facciata, oltre alle teste di un cinghiale e di un cane…  

La signora del Bon Marché in square Boucicaut
Rue de Sèvres, rue de Babylone
Métro :Sèvres-Babylone

Le piante della piazzetta dedicata alla moglie del fondatore dei magazzini Bon Marché portano un’etichetta con il nome. Non ci sono solo i platani e gli aceri, ma molte varietà provenienti da paesi lontani. Alcune piante provengono dall’Australia, altre dalla Nuova-Zelanda, dall’America e dall’Asia... Ci sono alcune palme, delle conifere asiatiche, delle araucaria del Cile, delle piante acquatiche rare, quelle del lino…  
Nella square c’è anche la statua della signora Boucicaut, che scende le scale in compagnia di un’amica. Vicino a lei c’è un bambino povero, in atteggiamento di supplica, a cui madame fa l’elemosina  Anche lei, figlia di una ragazza madre, era stata povera, prima di incontrare il suo futuro marito nel modesto ristorante dove lavorava. La benefattrice aveva anche provveduto a far edificare un ospedale con il suo nome.  

Square des Missions Etrangères
105-107 rue du Bac
Métro : Sèvres-Babylone

Chateaubriand abitava nella casa accanto a quella che è la sede delle Missions Etrangères e dalle sue finestre vedeva il giardino che ha descritto nei suoi libri. L’affresco sul muro a destra dell’entrata è un trompe l’oeil che quasi non si distingue dall’ombra vera dei peupliers. Spesso i due si mischiano.
Al numero 128 della stessa via c’è l’ingresso al giardino privato delle Missioni. È aperto nelle giornate del Patrimoine, o in occasione di visite di gruppo.      

Chapelle de l’Epiphanie des Missions Etrangères
128, Rue du Bac
Métro : Sèvres-Babylone

La cappella delle Missions etrangères, di stile classico, era stata inaugurata nel 1683 da un sermone di Bossuet. Vi si sono formati i preti destinati ad andare a fare i missionari in Asia. Il giorno della partenza si svolgeva una cerimonia in cui i fedeli venivano a baciare i loro piedi, mentre si intonava un canto composto da Gounod per l’occasione.  
Chateaubriand abitava al numero 120 della stessa via e in questa cappella si sono svolti i suoi funerali, alla presenza di Victor Hugo, di Sainte-Beuve e di Balzac. Sotto alla cripta c’è la cosidetta Sala dei martiri, dove sono esposte le foto dei missionari martirizzati e anche gli strumenti di tortura. La libreria con i testi sull’Asia culturale e religiosa è comunicante con questo locale. Di fronte c’è la square des Missions étrangères, ricca di verde.

I martiri delle Missions étrangères
128, Rue du Bac
Métro: Sèvres-Babylone

La cappella delle Missioni straniere è un bell’edificio costruito alla fine del XVII secolo, luminoso e spazioso. Charles Gounod ne era l’organista e vi sono state celebrate le esequie di Chateaubriand. La cripta, a cui si accede dopo aver attraversato il cortile lastricato, ospita un museo. Nella sala dei martiri dell’Estremo Oriente sono raccolti i ricordi e le reliquie dei missionari che sono partiti verso quei paesi, con la loro fede nel cristianesimo come risposta e che sono stati espulsi, torturati, assassinati e i cui resti sono stati spediti qui alla casa madre. Alcuni sono stati santificati o canonizzati. Ci sono anche degli oggetti di uso quotidiano e degli abiti.  
C’è uno splendido giardino interno, aperto il sabato pomeriggio.    
Ieri square Récamier, oggi square Roger-Stéphane
Al fondo di rue Récamier
Metro Sèvres-Babylone

Fino al 2008, questo spazio verde era dedicato alla marchesa Jeanne-Francoise-Julie-Adelaide Bernard, figlia di un banchiere, andata sposa a un altro banchiere, Récamier. La donna era celebre per la sua bellezza e per la sua intelligenza. Il suo salotto, dalle ricche tappezzerie di seta bianca, era il luogo di ritrovo di molti scrittori, fra i quali Balzac, Standhal, Musset, Hugo e Lamartine. Chateaubriand veniva a farle visita tutti i pomeriggi e le aveva fatto dono della prima edizione delle sue Memoires d’Outre-Tombe .  
Poi la piazzetta è stata dedicata a Roger Stéphane, un ebreo comunista, fondatore del giornale l’Observateur e uno dei primi militanti della causa gay. Si tratta quasi di un giardino residenziale, segreto, al fondo di un’impasse che parte da rue de Sèvres, con una scala che porta in un viluppo di piante, di fiori, di cespugli, di collinette, di recessi. C’è un grosso fico, delle magnolie, delle betulle, dei noccioli, dei cespugli di felci, dei rododendri che crescono accanto a varietà esotiche quali la pianta del pepe del Setchuan, quella del pepe rosa dell’Himalaya e quella del sommacco della Cina, che forma dei fitti boschetti.   
Ci sono tre vasche di grandezza diversa, di pietra di scisto, poste a livelli diversi, con edera e felci sui bordi e delle cascatelle d’acqua che scendono dall’una all’altra. Il giardino è un piccolo paradiso, i cui unici rumori sono i gorgoglii dell’acqua e il canto degli uccelli in sottofondo. È l’ideale per riprendere fiato prima di affrontare un’altra camminata.  
Al numero 7 di rue Récamier, in una vecchia stazione elettrica, che porta ancora sul frontone il nome di Sèvres, c’è la sede dell’Espace Fondation della EDF. Accoglie delle mostre dedicate alla natura, al patrimonio e all’arte contemporanea, che abbiano dei legami con la luce.
Su square Récamier c’è il dehors del ristorante omonimo, piuttosto caro.

Chapelle de Notre-Dame- de- la- Médaille-Miraculeuse
140, Rue du Bac
Metro: Sèvres-Babylone, Vaneau

Catherine Labouré, di famiglia contadina della Borgogna, era venuta a Parigi per entrare a far parte delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Aveva chiesto alla Madonna la grazia di poterla vedere e nel 1830 la Vergine le era apparsa, vestita con un lungo abito bianco. Le aveva descritto una medaglia raffigurante se stessa con l’iscrizione: “O Marie conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous” e le aveva detto che la sua effigie avrebbe protetto da ogni male coloro che la portavano. La medaglia è stata realizzata due anni dopo ed è stata distribuita per la prima volta durante l’epidemia di colera  che aveva colpito la città. Le guarigioni sono aumentate e, con esse, le conversioni e le vocazioni. Così, quando Catherine è morta, nel 1876, ne sono state distribuite un miliardo di copie. Una settantina di anni dopo la Labouré è stata canonizzata.  
A destra dell’altare maggiore ci sono le sue spoglie e la cappella della Vergine della Medaglia Miracolosa è diventata un luogo di pellegrinaggio, che attira persone provenienti da tutto il mondo. L’arcata absidale porta la scritta sfavillante a caratteri d’oro sull’azzurro dello sfondo: “Venez au pied de cet autel là les graces seront repandus sur tous”. Sui muri lungo il passaggio che conduce all’edificio ci sono molte targhe ex voto, con messaggi di ringraziamento per i miracoli ricevuti.  
Le medaglie si possono comprare dalle macchinette automatiche, hanno delle grandezze diverse a seconda del prezzo.   
Jardin Catherine Labouré – Appena girato l’angolo dalla chiesa, al numero 33 di rue de Babylone, c’è il giardino del convento delle Filles de la Charité de Saint-Vincent de Paul, aperto al pubblico. È un luogo dall’aria campestre, con il giardino dei semplici e le piante aromatiche. In primavera i ciliegi e gli altri alberi da frutto sono in fiore. In estate l’orto, coltivato con cura e con sapienza straordinarie, è pieni di ogni sorta di piante alimentari e di erbaggi commestibili. In autunno, dal lungo pergolato ricoperto di viti scendono dei succulenti grappoli ... E’ bello sedersi per un po’ alla sua ombra.
Di fronte, dall’altra parte della strada, c’è il giardino privato dell’hôtel Matignon, dove ogni nuovo Primo Ministro pianta un albero. .

Cinema La Pagode
57 bis, Rue de Babylone
Metro: Saint-François-Xavier, Sèvres-Babylone

Questa pagoda di mattoni rossi con il tetto di tegole verniciate sembra uscita da una foresta di bambù. Dal 1931 essa ospita un cinema di qualità, dove è stata lanciata anche la Nouvelle vague. Il drammaturgo e pittore Jean Cocteau, Accademico di Francia, nel 1949 aveva presentato qui il suo Orphée. È un’autentica pagoda giapponese, arrivata dall’Oriente via mare, che nel 1896 François Morin, direttore del Bon Marché, aveva deciso di offrire alla moglie Amandine. Purtroppo, nel corso di una delle serate a tema organizzate al suo interno, Amandine si è innamorata follemente di un altro ed è scappata con lui negli Stati Uniti. Il marito tradito ha venduto la pagoda, che trent’anni più tardi è stata trasformata in un cinema.  
Mentre si aspetta l’inizio della proiezione si possono ammirare i dipinti sui muri e sul soffitto.   
La pagoda si trova in un piccolo giardino magnifico, con i dragoni, le lanterne, i bambu, i ginkgo biloba, che danno l’impressione di essere lontano da Parigi.      
C’è anche una suggestiva sala da tè.       

Institut culturel italien
Rue de Varenne, 50
Metro Sèvres-Babylone, Varenne, Rue du Bac.

L’Istituto culturale italiano, che ha sede nell’hotel Galliffet, ha come scopo quello di promuovere i rapporti tra l’Italia e la Francia in ambito culturale e linguistico. Ogni anno vi si svolgono decine di manifestazioni culturali. Oltre agli spettacoli teatrali per far conoscere i commediografi di casa nostra, vi sono mostre, conferenze, convegni, concerti e film. Vi si tengono corsi di lingua italiana ed è anche a disposizione dei visitatori una biblioteca-mediateca.
C’è un secondo ingresso al numero 73 di rue de Grenelle.  

Museo Maillol e Fontana delle quattro stagioni
61, Rue de Grenelle
Métro: Rue-du-Bac, Sèvres-Babylone
Aristide Maillol era un pittore nato nel 1861 che, a causa di una malattia agli occhi aveva dovuto optare per la scultura. Il museo di rue de Grenelle è stato creato da Dina Vierny, sua modella e compagna, per conservare le sue opere. Nelle sale, oltre ai quadri e alle sculture, sono esposti molti disegni. Ci sono anche alcuni quadri di Gauguin, di Kandinsky e di Picasso. Diversi bronzi di Maillol, invece, si trovano nei giardini del delle Tuileries, dove li aveva fatti mettere André Malraux, ministro della Cultura. I volumi massicci delle sue opere illustrano quasi sempre un unico tema: il corpo femminile.  
Fontaine des Quatre Saisons –  La Fontana delle quattro stagioni è lunga quasi trenta metri ed è stata realizzata nel 1745 dallo scultore Bouchardon. La statua collocata nell’imponente avancorpo simboleggia la città di Parigi, con la Senna e la Marna ai suoi piedi. I quattro angeli nudi nelle nicchie, invece, raffigurano le quattro stagioni. Quello che simboleggia la primavera regge delle ghirlande di fiori, quello che simboleggia l’estate regge un fascio di grano, quello dell’autunno ha in mano dei grappoli d’uva. Un vecchio nell’atto di coprire un giovane nudo con un mantello simboleggia invece la stagione fredda. Sotto di loro, ci sono i bassorilievi di piante acquatiche e di un’anatra che prende il volo. Dai mascheroni di bronzo scende l’acqua in fili sottili. Il fatto che la fontana si trovi lungo una strada e non in una piazza, impedisce di ammirarla in tutta la sua maestosità.  

Musée des Lettres et des Manuscrits
222Boulevard Saint-Germain
Métro : Rue-du-Bac

I manoscritti sono ormai considerati delle vere e proprie opere d’arte, messi all’asta per dei prezzi esorbitanti. Quelli raccolti in questo museo sono stati vergati dalla mano di celebri scrittori, musicisti, scienziati, storici e artisti… C’è una lettera di Maria Antonietta, una partitura di Mozart, una pagina di equazioni di Einstein, ci sono documenti autografi di Napoleone I e altri di Eisenhower, annuncianti la vittoria. Ci sono anche gli appunti dell’ultimo boia di Francia, in cui sono descritti gli ultimi istanti dei condannati.      
Fra le lettere più commoventi ci sono quelle di Saint-Exupéry alla donna amata, sposata a un altro e del tutto disinteressata a lui. In una, le parla attraverso un disegno del Piccolo Principe. Ci sono spesso delle splendide mostre, una per tutte quella sullo scrittore americano di origine francese Jack Kerouac, autore del libro cult ‘On the road’.   

Maison de l’Amérique latine
217, Boulevard Saint-Germain
Métro: Solférino, Rue-du-Bac

La casa dell’America latina era stata aperta nel 1946, per volere del presidente De Gaulle, che voleva intensificare i rapporti con i venti paesi dell’America latina. Occupa due palazzi settecenteschi, collegati fra loro dai saloni al piano terra, rivestiti di pannelli di legno lavorato e affacciati sui giardini alla francese.
La direzione dell’istituzione è affidata a turno a uno degli ambasciatori per il periodo di un mese. Vi si organizzano conferenze, mostre, premi letterari e spettacoli.  
Nella parte posteriore del bel palazzo c’è un magnifico giardino romantico, un’oasi di tranquillità con alberi e statue, un gioiello d’altri tempi.       
Dove mangiare un boccone – Nello stesso edificio c’è un ristorante di cucina francese elaborata, quella che piaceva tanto alla scrittrice Colette. Il dehors del ristorante si trova nello splendido giardino interno a cui si fa cenno sopra. I prezzi non sono bassissimi ma neanche esagerati per quello che si mangia. Buon appetito!   

Eglise de Saint Thomas d’Aquin
Place Saint-Thomas d’Aquin
Métro: Rue-du-Bac

La chiesa è del 1783. La facciata è ornata di colonne doriche e ioniche, con un frontone triangolare. Sotto la Rivoluzione, essa era diventata il Temple de la Paix, poi nel 1800 è tornata al culto cattolico. È ricchissima di dipinti, ne citiamo due di artisti italiani. Nella navata destra c’è una Assomption de la Vierge barocca dipinta da Salvator Rosa nel 1661,  con putti in volo che le fanno corona e che provocano l’espressione stupefatta di uno degli apostoli. Ma il quadro più bello, posto sopra al confessionale nella stessa navata, è quello del Guercino, dipinto nel 1650 e dal titolo La Vierge apparaissant à saint Jérôme. I personaggi sembrano scolpiti e le espressioni dei volti ne fanno un capolavoro di potenza e di delicatezza allo stesso tempo.   
Al primo piano del numero 48 della vicina rue de Lille c’è un tempio in cui vanno a pregare persone di provenienza e religione diverse: cinesi, indiani, coreani e altri……

Musée Deyrolle
46, Rue du Bac
Metro Rue-du-Bac

Il museo è stato fondato nel 1831 dall’imbalsamatore Jean-Baptiste Deyrolle, che aveva deciso di costituire un Museo di Storia Naturale in questo palazzo settecentesco. Deyrolle forniva all’Education nationale gli animali, i minerali e le tavole illustrate per le lezioni di storia naturale. Nelle stanze al primo piano ci sono decine di animali imbalsamati, dai microscopici insetti agli animali di grandi dimensioni. È una specie di arca di Noè, dove l’orso polare si trova accanto all’elefante, dove le antilopi, gli struzzi e i pavoni dividono il poco spazio con le zebre, le anatre, i bufali e i cani da slitta. Nelle vetrinette ci sono collezioni di uova, di farfalle, di insetti, di stelle marine, di conchiglie e di fossili. Insieme ai tabelloni illustrati, ci sono delle riviste e dei libri di scienze naturali da consultare. E’ un museo e un negozio allo stesso tempo, frequentato anche da grandi artisti. In passato, qui veniva Dali a osservare gli animali esposti.  

Una casa di vetro
31, rue Saint-Guillaume
Métro: Rue du Bac, Sèvres-Babylone  

La maison de verre è stata costruita dall’architetto Bijvoet e dal decoratore Pierre Chareau nel 1932. I suoi tre piani si sviluppano attorno a una struttura metallica. La facciata è costituita da una superficie di vetro che diffonde la luce preservando l’intimità. È stato il primo esempio di utilizzazione del vetro per una casa privata. Fino ad allora, infatti, questo materiale era stato impiegato solo per uffici e industrie. Gli elementi interni sono mobili. Al piano terra c’è lo studio medico del proprietario, al primo piano ci sono i locali di accoglienza e una biblioteca, al secondo piano le stanza sono divise da porta scorrevoli, come nelle case giapponesi. La struttura metallica e le tubature sono visibili e diventano degli elementi decorativi.   

Musée d’Orsay
62 rue de Lille
Métro: Assemblée Nationale, Solférino, RER : Musée d’Orsay

Nel 1990, la gare d’Orsay costruita quasi un secolo prima per l’Esposizione universale, è diventata un museo che ospita tutte le correnti artistiche nate fra il 1848 e il 1914. Il miracolo della trasformazione è stato compiuto dall’architetto Gae Aulenti. Del tempo in cui questa era una stazione rimane l’enorme orologio e la hall coperta dai vetri che proteggeva i binari. Sotto a questa volta di vetro sono allineate le sculture. Ci sono statue di donne in pose languide e altre di donne dai corpi torturati. Fra queste ultime, la Jeune Tarentine di Schoenewerk... Nelle sale attigue ci sono i quadri di pittura realista della metà dell’800, altri di stile eclettico del Secondo Impero, altri ancora appartenenti all’arte ufficiale della III Repubblica. Ci sono i dipinti accademici di stile pomposo, con scene allegoriche e mitologiche come quella della nascita di Venere di Cabanel. Jean-Léon Gerôme è presente con il Combat de coqs, Georges Rochegrosse con Le Chevalier aux fleurs, Henry Régnault col l’Exécution sans jugement sous les rois maures de Grenade. E poi ci sono gli Ingres, i Delacroix, i Gustave Moreau, i Puvis de Chavanne… C’è lo scandaloso – all’epoca -Origine du monde di Courbet e ci sono le tele di Millet. Ma ciò che attira la maggior parte dei visitatori è la collezione di quadri dei pittori impressionisti: Manet, Degas, Monet, Renoir, Pissarro… Il Déjeuner sur l’herbe di Manet e L’Absinthe di Degas costituiscono la gloria del museo.   
Nei mezzanini ci sono degli arredi e degli oggetti Art nouveau, fra cui i vasi di Gallé, le vetrate di Tiffany, un letto di Serrurierr- Bovy, dei mobili in stile antico di Carabin… Anche l’architettura ha un posto d’onore al museo con numerosi plastici e bozzetti di marmo.
La splendida sala delle Feste ottocentesca è classificata monumento storico e può essere affittata per delle serate o dei cocktail.   
Dove mangiare un boccone – terminata la visita al museo, fate una tappa al café des Hauteurs per uno spuntino. Il cibo è buono e la location è splendida.  
Rinoceronte - Davanti all’ingresso c’è una scultura di bronzo di Jacquemart, un Rhinocéros, che sembra quasi sorvegliare i visitatori che sono in coda per entrare. Essa rappresenta bene l’arte del XIX secolo, quando la borghesia commissionava delle sculture da arredo, soprattutto di animali. Questa raffigura un rinoceronte alto più di due metri e lungo quattro, dalla pelle come una corazza. Faceva parte di un insieme di quattro statue di animali presentate per l’Esposizione universale del 1878. Le altre erano un cavallo, un elefante e un toro, che si trova a Nîmes.

Musée national de la Légion d’honneur et des ordres de Chevalerie  
2, rue de la Légion-d’Honneur
Métro: Solférino

Il museo ha sede nel palazzo di Salm e ospita ogni sorta di onoreficenze: dalle croci di guerra in merletto dorato a quelle ornate di pietre preziose, dalle stelle rosse e bianche alle medaglie e ai fiori stilizzati di ordini religiosi e cavallereschi. Nei secoli, le varie decorazioni sono state appuntate sul petto di coloro che si erano distinti per atti di coraggio, di generosità o per altri meriti.  
Nella sala dedicata alla Legion d’onore, la decorazione creata da Napoleone, ci sono diverse stelle bianche legate al nastro rosso e in un filmato si vedono i personaggi a cui esse sono state assegnate negli anni. Ci sono anche le decorazioni dell’ordine della Giarrettiera e di quello cinese del Double Dragon. Sono esposti molti abiti da cerimonia, fra cui il pesante mantello di gala dell’ordine de l’Esprit. Nella sala dedicata alla Prima Guerra mondiale ci sono dei ritratti di soldati dipinti da Burnand. C’è anche un’enorme tela di Van Loo che raffigura Enrico III che assiste, il 1 gennaio del 1579, alla prima riunione dell’ordine del Saint-Esprit nella chiesa dei Saints-Augustins.   
Fra le decorazioni più curiose ci sono quelle degli ordini che hanno dei simboli animali: quello del leone del Senegal, quello degli elefanti, quello dell’aquila, condiviso da diversi paesi, quello del condor delle Ande, quello del dragone...
Eglise de Sainte-Clotilde – Al numero 23 bis della vicina rue Las Cases c’è la prima chiesa neogotica costruita a Parigi. E’ dedicata a Santa Clotilde, moglie di Clodoveo e prima regina cattolica di Francia ed è frequentata da molti deputati, dato che sorge nel quartiere dei ministeri.  
Su square Rousseau, antistante la chiesa, c’è la statua di César Franck, che era stato il primo organista della chiesa.  

Assemblée Nationale et Palais-Bourbon
33, Quai d’Orsay
Métro: Assemblé Nationale, Invalides

Il nome di Palais Bourbon deriva dalla duchessa Louise-Françoise de Bourbon figlia naturale e legittimata di Luigi XIV, che aveva fatto costruire questo palazzo per lei nel 1722.  
Nel 1794, l’hôtel aveva preso il nome di Maison-de-la-Révolution. Di conseguenza, anche la piazza antistante a forma di trapezio, che in origine era l’entrata privata dell’hôtel de Bourbon aveva cambiato il nome.  
L’Assemblée vi si è installata nel XIX secolo, dopo che lo Stato aveva acquistato l’edificio. La grande sala attuale delle sedute è stata edificata da Loly nel 1832.
Conviene approfittare delle Journées du Patrimoine per visitare il magnifico interno del palazzo. Per assistere alle sedute, invece, bisogna chiedere a un deputato di avere un biglietto.   

Musée des Egouts
Pont de l’Alma
Métro : Alma-Marceau

A cinque metri sotto terra, nel ventre di Parigi, ci sono 2400 chilometri di fognature. Alcune gallerie portano il nome di coloro che hanno operato per l’igiene della città. Fra di esse, una rende omaggio all’ingegnere Belgrand, creatore dei condotti attuali su incarico del barone Haussman. Ci si era resi conto solo allora, infatti, dell’importanza della creazione di una rete sotterranea di collettori per liberare le strade dalle acque piovane in eccesso e dalle acque di rifiuto.  
I plastici e i macchinari del museo raccontano la storia delle fognature, i tabelloni descrivono la storia del ciclo dell’acqua e il lavoro degli addetti. Si vedono i collettori e gli sfioratori di place de la Résistance, mentre, al di sopra dell’acqua che gorgoglia, passano le tubature del gas e i cavi telefonici. Fino al 1975, nella parte di rete sotterranea aperta al pubblico ci si poteva muovere in barca, oggi si va a piedi sui marciapiedi laterali.  
L’ingresso è di fronte al numero 93 del quai d’Orsay.

 
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