VI Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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È anche chiamato l’arrondissement del Luxembourg. Le prime abitazioni sorte qui lungo la Senna risalgono all’epoca romana e la sua lunga storia significa che i luoghi di interesse nei suoi confini sono numerosi. Oltre a quelli di carattere culturale ci sono quelli storici, come il marché Saint-Germain, situato a sud del boulevard Saint-Germain. Nel suo quadrilatero circondato da portici sin dal Medioevo si svolgeva la fiera del quartiere. I primi locali che servivano il caffè, bevanda allora sconosciuta, erano sorti proprio qui, nello spazio che oggi si chiama Nouveau Marché Saint-Germain, uno spazio commerciale ma anche culturale, dove si dibattono le idee e ci si confronta.  
Il quartiere di Saint-Germain è molto turistico, ma conserva molti angoli di interesse storico e culturale. Negli anni ‘50 del Novecento esso era frequentato da cantanti quali Jacques Brel, Georges Brassens e Boris Vian e da jazzisti quali Miles Davis, Sidney Bechet e Duke Ellington. Gli scrittori Albert Camus, Beckett, Simone de Beauvoir e Sartre si trovavano al caffè Flore e al Deux Magots.
Nel quartiere c’erano anche delle case editrici importanti, quali Gallimard, Grasset e Seuil.     
La vivace vita intellettuale di ieri è scomparsa e le sedi delle case editrici sono state rimpiazzate da quelle di boutiques di abbigliamento e altro. Alcune tuttavia hanno resistito. Fra di esse, quella di avori e porcellane posta al numero 57 di rue Bonaparte, la via dove abitava Sartre. Questo negozio   
appartiene alla famiglia Heckmann sin dal 1913. In passato, le famiglie borghesi di Parigi possedevano almeno un crocifisso o una statuina in avorio e il commercio era florido. Poi, nel 1973, la convenzione di Washington ha proibito il commercio di questa sostanza ossea. Nella vetrina c’è una bolla blu che, quando è attraversata dal sole, mette in risalto i dettagli dei vari pezzi scolpiti all’interno. Nel sotterraneo c’è il laboratorio, dove si lavora al restauro dei pezzi antichi.   
Al numero 76 della stessa via c’è un cinema Art déco che ospita la casa della Cina. La porta d’ingresso è protetta da una tettoietta rossa e affiancata da due vasi di porcellana. All’interno si svolgono delle mostre, si organizzano delle conferenze, si può mangiare qualcosa o bere un tè oppure acquistare dei prodotti dell’artigiamato tipico cinese.

 
Eglise Saint-Germain-des-Prés
3, Place Saint-Germain des Prés
Métro: Saint-Germain-des-Prés

 
Nel 543 Childebert I, figlio di Clodoveo, ha fondato un’abbazia su quest’area, per custodirvi la tunica di San Vincenzo sottratta l’anno prima agli arabi a Saragozza. L’abbazia è stata distrutta nel corso delle invasioni normanne e ricostruita più grande nel 990. Sotto l’impulso dei monaci benedettini, l’abbazia era diventata un centro intellettuale importante. Poi, nel 1791, è stata smantellata, trasformata in una fabbrica di salnitro e distrutta da un’esplosione.
La chiesa è del 1500 ed è una delle più vecchie di Parigi. Era stata dedicata al vescovo di Parigi Germain, poi fatto santo, da papa Alessandro III. La navata è romanica e il coro, sotto il quale riposano i resti di Descartes e il cuore di Boileau, è gotico. Il campanile è dell’anno mille e nell’absidiola dietro l’altare sono conservate due vetrate ancora più antiche.  
La sera del 21 giugno ci sono concerti e incontri.
Lo spazio erboso della square Laurent-Prache, sul lato nord della chiesa, serve da deposito degli archi del vecchio chiostro e delle vestigia della cappella della Vergine, edificata verso la metà del 1200 dall’architetto Pierre de Montreuil e rasa al suolo all’inizio dell’800. Su una delle lapidi, c’è ancora la scritta: “Fragments de la Chapelle de la Vierge”.
Vicino all’ingresso di questa piazzetta c’è una scultura di Picasso, creata in memoria dell’amico Guillaume Apollinaire. Si tratta del ritratto scolpito di Dora Maar, che l’artista aveva offerto alla città e che era stata rubata, poi ritrovata in un fosso in periferia.    

Fontana Pastorale e Vigna – Nella parte occidentale della square Desruelles c’è la grande Fontaine Pastorale, eseguita dall’artista a cui la piazzetta è dedicata. Nel bassorilievo è rappresentata una scena bucolica, con un pastore seminudo, una ragazza coperta fino ai piedi e due montoni che brucano l’erba. Nello zoccolo sottostante ci sono tre piccoli tubi in un rosone che gettano acqua. La piazza accoglie anche la porta in gres smaltato che aveva ornato il padiglione della Manifacture de Sèvres all’Esposizione universale del 1900. Ma la vera curiosità sono i dodici cepppi di vite piantati nel 1993 dalla confraternita di Saint-Juliénas-des-Prés, che ogni anno danno origine a una festa del vino.

 
Eglise de Saint-Vladimir le Grand
51, rue des Saints-Pères  
Métro: Saint-Germain des Près

 
La chiesa, che si affaccia su di una piazzetta ombreggiata, è il luogo d’incontro della comunità cattolica ucraina di Parigi. Porta il nome del principe Vladimiro I di Kiev, convertitosi nel 989. Nel 1600, essa era la cappella dell’ospedale de la Charité, affidato ai frati dell’ordine di San Giovanni di Dio, fatti venire dall’Italia da Maria de’ Medici per curare gli ammalati. Dopo la Rivoluzione l’edificio era stato trasformato in una scuola di medicina clinica, dove Pasteur aveva annunciato la sua scoperta del vaccino contro la rabbia nel 1885. E’ la parte inferiore dell’edificio ad essere adibita a chiesa, nonché a sede dell’esarcato greco-cattolico dell’Ucraina. Come in tutte le chiese di rito bizantino, vi sono molte icone e molte coloratissime pitture murali.  

 
Place e Fontaine du Québec
Métro : Saint-Germain-des-Près

 
Nel 1980 la piazza, situata davanti alla chiesa di Saint-Germain-des-Près, ha ricevuto il nome della provincia canadese francofona del Québec. La fontana che vi si trova era stata offerta dal governo canadese in occasione del 450° anniversario della scoperta del Canada da parte di Jacques Cartier. È opera dell’architetto Gindre e dello scultore Daudelin ed è stata battezzata L’Embâcle, ovvero l’ostruzione. Il suo significato simbolico è che l’acqua che vi scorre, con la sua sola forza, riesce a sollevare le lastre di granito del marciapiede. Alcune lastre di bronzo al centro lasciano anche intravedere il ribollire dell’acqua sottostante.  
Per mangiare un boccone – Il cortile interno in mezzo al verde e ai fiori dà il nome al ristorante La Petite Cour, al numero 8 di rue Mabillon. Lo si raggiunge percorrendo la passerella e scendendo i pochi gradini. Nella bella stagione è un piccolo paradiso.     

 
Cloître de l’Ecole des Beaux-Arts
18, Rue Bonaparte
Métro: Saint-Germain-des-Prés  

 
All’interno della Scuola delle Belle Arti, il cui ingresso è al numero 14, c’è l’antico chiostro del convento dei Petits-Augustins, installati qui nel 1613 dalla regina Margot. Del complesso religioso, oltre al chiostro, rimane solo la cappella. Nei vialetti del giardino con la fontana al centro del portico quadrato, delimitato dai pilastri poggianti su di uno zoccolo continuo, i monaci passeggiavano e leggevano. Oggi sotto il portico ci sono le statue e i bassorilievi eseguiti dagli allievi.  
La scuola è erede di una lunga storia, iniziata nel 1648 con la fondazione delle Accademie di pittura e di scultura create da Luigi XIV. Nel 1790 il monastero è stato chiuso e Alexandre Lenoir ne ha fatto la sede del Museo dei Monumenti francesi. Alle pareti delle gallerie sono appesi molti quadri, alcuni dei quali sono delle copie. Fra queste ci sono quelle degli affreschi di Raffaello nelle logge vaticane eseguite dagli allievi di Ingres.   
Per mangiare un boccone – Al numero 52 di rue de Verneuil c’è il Café-Restaurant des Lettres.  
Per rendere l’ambiente del locale più letterario, gli abat-jour sono fatti di pergamena e in giro ci sono diversi vecchi torchi, piccoli e grandi. È bello sedersi su uno dei canapè o nel patio interno per consumare un piatto della cucina tradizionale francese.
Al numero 21 di rue Bonaparte c’è la pasticceria-caffè Ladurée, la maison des macarons per eccellenza… Un universo dolce in cui è bello smarrirsi.   

 
Musée du Compagnonnage  
10, rue Mabillon  
Métro: Saint-Germain-des-Prés

 
Il museo – uno dei quattro che si trovano nella capitale - è dedicato ai Compagnons du Devoir de Liberté, la società che raggruppa gli operai che lavorano nell’edilizia: carpentieri, copritetto, ebanisti, muratori, tagliatori di pietre… Alla fine dell’apprendistato essi fanno un giro della Francia che termina con la realizzazione di un capolavoro. Il mestiere viene trasmesso in un clima di valori morali e di mutua assistenza.    
Il museo ospita molti modelli ridotti di capriate, di compluvi, di opere varie di carpenteria, di scale a spirale, di pulpiti, di guglie, di pinnacoli per chiese… E poi ci sono delle foto, dei gonfaloni e degli utensili legati alla storia del compagnonnage.   

    
Place e rue de Furstenberg
Métro: Mabillon, Saint-Germain-des-Près  

Più che una piazza, place Furstenberg è uno slargo della via fatta costruire nel 1699 dal principe germanico Egon de Furstenberg per collegare il suo palazzo con rue Jacob. Egli era stato nominato vescovo da Luigi XIV, che gli aveva donato l’abbazia di Saint-Germain-des-Près.   
La piazza, ombreggiata da alcune piante di catalpa dalle grandi foglie, sembra quella di un piccolo paese. E’ stata costruita sull’area dell’antico cortile d’onore del Palazzo abbaziale. Sotto il portico, in corrispondenza del numero 6, c’erano i locali delle cucine e le scuderie. Da qui parte anche la scala che porta all’appartamento del pittore Delacroix, trasformato in museo.       
In occasione della Festa della Musica o della notte bianca la piazza si anima. Gli studenti delle Belle Arti vengono qui a esercitarsi a disegnare le facciate delle case intorno.  
Nel giardinetto al numero 2 della vicina rue Jacob lo scultore Guy Lartigue ha realizzato una curiosa fontana sferica, formata da lamelle di marmo bianco. Alla base c’è una vasca circolare di forma convessa, che raccoglie l’acqua che scende dalla sommità attraverso le lamelle.  

Musée Delacroix
6, Rue de Furstenberg
Metro: Saint-Germain-des-Prés, Mabillon

 
L’appartamento composto da sala, camera da letto e biblioteca dove il pittore ha passato gli ultimi sei anni della sua vita e da lui definito charmant ha rischiato di essere raso al suolo. Delacroix aveva scelto questo posto nel 1857, perché era vicino a Saint-Sulpice, dove egli dipingeva gli affreschi della cappella dei Saints-Anges. Lo aveva scelto anche per il suo aspetto riant che gli procurava piacere e per il fatto che si affacciava su di un giardino.
Si accede all’appartamento, formato da alcune piccole stanze che si affacciano su di un tranquillo giardino, attraverso una ripida scala. Delacroix vi ha vissuto fino alla morte, avvenuta nel 1863. Qui ha lavorato e ha ricevuto gli amici, fra cui Baudelaire e Gautier.  
L’appartamento si presenta poco ammobiliato. Ci sono alcuni ritratti, dei quadri e degli oggetti personali, fra cui il cavalletto, i pennelli, la tavolozza e la sua collezione di oggetti d’arte marocchina, oltre a lettere, a documenti e a bozzetti. Sono anche riprodotte alcune pagine del Journal, scritto fino alla morte, che ci fornisce un’immagine della coscienza critica, della sensibilità moderna e della curiosità di questo grande maestro dell’età romantica.  
Attraverso una passerella di ferro si raggiunge l’atelier, progettato personalmente dal pittore, che ne aveva fatto decorare la facciata con due bassorilievi. Delacroix prediligeva i temi letterari ed esotici e fra gli ultimi quadri eseguiti qui ci sono quelli per l’Esposizione del 1959.  
Anche se l’esaltazione del colore, utilizzato puro, la grande libertà espressiva con cui esprimeva la passione in maniera molto visibile, gli è stata rimproverata dai contemporanei, mentre ha affascinato i pittori posteriori, come Matisse e Picasso, l’artista ha conosciuto onore e gloria.

 
Il dragon di santa Margherita  
50, Rue de Rennes  
Métro: Saint-Germain-des-Prés  

 
Le vie di Parigi sono piene di dettagli nascosti che ne costituiscono la magia. Quando passeggiamo, quindi, teniamo sempre gli occhi bene aperti per carpirli. In fondo a rue de Rennes, alzando lo sguardo si nota una strana scultura che sormonta il portone di un elegante edificio. Raffigura un mostro dotato di un corpo felino, di zampe con gli artigli affilati, di una testa di volpe arruffata, di ali ibride e di una lunga coda di serpente con le scaglie. Si tratta di un  drago, divoratore di esseri umani, che ha sempre fatto parte del folklore francese  
Secondo la leggenda, Santa Margherita era stata inghiottita da uno di essi, ma era riuscita a uscire indenne dal suo ventre. Il portale di cui esso rappresenta un elemento decorativo dava accesso alla famosa ‘cour du dragon’, oggi scomparsa. Il cortile collegava la rue de l’Egout, attuale rue de Rennes, alla rue du Dragon. La scultura rappresenta l’esempio di un elemento storico urbano arrivato fino a noi ed era stata realizzata nel 1732 da Paul-Ambroise Slodtz. L’originale è custodito al Louvre, quella che si vede è una copia.  
Anche sulla facciata dell’edificio all’angolo di rue de Grenelle c’è la statua di un drago. La vicina rue du Dragon, prima che i residenti ne cambiassero il nome, si chiamava curiosamente rue du Sepulcre.  

Eglise de Saint-Sulpice
Place Saint-Sulpice  
Métro: Saint-Sulpice

Il 20 febbraio del 1646 Anna d’Austria aveva posato la prima pietra di questa chiesa, completata due secoli dopo, grazie al lavoro degli architetti Gamard, Gittard, Servandoni e Chalgrin.  
La torre sud della facciata è tutt’oggi incompleta. Ospita un nido di falchi che si nutrono dei roditori del vicino giardino del Luxembourg. All’ingresso della chiesa dalle dimensioni imponenti ci sono due acquasantiere offerte a Francesco I dalla Repubblica di Venezia, poi passate dal re alla chiesa. Ma una cosa da vedere assolutamente si trova nella cappella dei Saints-Anges, sulla destra. Si tratta dei dipinti murali di Delacroix. Sulla volta c’è San Michele che sconfigge il drago, sulla parete a sinistra c’è Le Combat de Jacob avec l’ange, un vero capolavoro, mentre  a destra c’è Héliodore chassé du temple, dopo che aveva tentato di rubare i tesori del tempio. La cappella della Vergine, dietro il coro, ospita la Vierge à l’Enfant di Pigalle.       
Lo gnomone – Nell’ala sinistra del transetto, la chiesa ospita uno gnomone di marmo bianco alto più di dieci metri, percorso da una linea in rame che si prolunga sul pavimento, secondo un asse nord-sud. Registra le variazioni dell’altezza del sole a mezzogiorno, secondo il tragitto del raggio che penetra nella chiesa attraverso un occhio situato nella finestra a sud del trensetto, a venticinque metri di altezza. In questo modo si possono determinare l’equinozio di primavera o il solstizio d’inverno. Nel pavimento della navata è incastrata una striscia di cuoio, che prosegue lungo l’obelisco. Nel Codice da Vinci è citata la presenza inspiegabile di questa stiscia e per questo  decine di curiosi vengono in questa chiesa per decifrarne li mistero.
La chiesa ospita anche l’organo più grande di Francia, con quasi ottomila tasti, che viene fatto suonare.tutte le domeniche.   
Dal 1847 al centro della piazza c’è una fontana monumentale costruita da Visconti e consacrata agli oratori Bossuet, Fénelon, Fléchier e Massillon, le cui statue si trovano in corrispondenza dei quattro punti cardinali. .     
Dal sacro al profano – Al numero 36 di rue saint-Sulpice, proprio di fianco alla chiesa, c’è una casa stretta che un tempo ospitava un lupanare. La scritta in ceramica policroma dice ‘Chez Miss Betty’. Al numero 7 della vicina rue du Cherche-Midi, accanto al negozio di jeans di Marithé e Girbaud, c’è un magnifico giardino verticale, che arriva fino al secondo piano.
Place Saint-Sulpice - La piazza è stata a lungo il centro della Parigi cattolica. Oltre alla chiesa, vi si affacciano il seminario, il municipio, alcuni negozi di arte religiosa e la libreria La Procure, che vende libri di spiritualità. Ai numeri 8-10 c’è la maison Thullier, famosa per i suoi santon, le statuine del presepio tipiche della Provenza, che nel periodo di Natale vanno a ruba. A dicembre, inoltre, sulla piazza si installa un mercatino di Natale.  
All’altezza del numero 9 c’è il bel chiostro dell’antico seminario di Saint-Sulpice.  
Sulla piazza c’è anche una fontana monumentale detta des Quatre Evêques o des Orateurs Sacrés. Risale al 1848 ed è opera dell’architetto Louis Visconti. È composta da un edificio quadrangolare con quattro colonne, che sormonta tre vasche ottagonali. In quella di mezzo ci sono quattro statue di leoni accovacciati accanto agli stemmi della capitale. Il monumento termina con una cupola sormontata da una croce e con gli stemmi delle città di provenienza degli oratori di cui ci sono le statue nelle nicchie: Bossuet, Fénelon, Fléchier e Massillon.      
Nell’allée du Seminaire, a sud della piazza, c’è la fontaine de la Paix, creata nel 1810 in ricordo del trattato di Amiens.  

 
Missions de Saint Vincent de Paul
Rue de Sèvres, 95
Metro Vaneau

 
La cappella dedicata a San Vincenzo de’ Paoli, nato a Pouy, presso Dax, nel 1581, fondatore della Compagnia della Carità, è stata costruita sul modello delle basiliche romane ed è un bell’esempio di architettura religiosa della metà dell’800. Il corpo imbalsamato e ricoperto di cera del santo è abbigliato nell’abito di lazzarista e la bella teca in argento massiccio è stata realizzata da Odiot nel 1830. Le vetrate, le pitture murali e le tele eseguite da un allievo di Ingres raccontano la vita di questo santo, che assisteva i poveri e i carcerati e che aveva formato una comunità di sacerdoti dediti al ministero delle missioni presso l’esercito, i trovatelli, i mendicanti e i contadini, chiamata i Preti della Missione. E’ stato canonizzato nel 1737 e nel 1835 papa Leone XIII lo ha dichiarato patrono delle associazioni di carità note come Conferenze di San Vincenzo.  
I cinque continenti – Al numero 6 di rue de Sèvres c’è un edificio costruito da Balleyguier nel 1902, sulla cui facciata c’è una  successione di ceramiche con dei volti di donna che simboleggiano i cinque continenti. La loro appartenenza è caratterizzata dalle acconciature, per cui la donna asiatica ne ha una da geisha, la donna africana ne ha una arricchita da nastri e da perline e così via….  Sulla facciata del numero 56 della vicina rue du Cherche Midi c’è un quadrante solare con la scritta Midi Vrai de Paris.   

Musée Zadkine
100 bis, rue d’Assas
Metro Notre-Dame-des Champs, Vavin

 
La piccola casa-atelier di Zadkine è diventata un museo che ospita le sue sculture. Lo scultore di origine russa ha vissuto e lavorato per quarant’anni in questo cottage, ispirandosi al cubismo e all’espressionismo barocco. Nelle stanze dal basso soffitto ci sono le sculture di pietra, di legno dorato, di terracotta, accanto ai torsi delle donne mitologiche con la mano posata sul pube. V sono conservati anche i suoi disegni e i progetti di monumenti dedicati ai poeti che amava…  
Una parte delle statue di bronzo collocate in giardino sono angolose, distorte, piene di buchi. C’è la statua detta Mélancolie, c’è quella che emerge dal fogliame detta l’Hermaphrodite. c’è quella delle Mains végétales che si tendono in mezzo alle felci, c’è quella della Grand Porteuse d’eau… Sotto a un albero, alla fine del sentiero, c’è il Torse de la ville détruite. una versione della celebre scultura che Zadkine aveva dedicato a Rotterdam, distrutta dai bombardamenti.

Un edificio ‘igienista’
26, rue Vavin
Métro: Vavin

 
Spesso l’Art nouveau ha esibito delle facciate stravaganti piene di sculture umane, animali e vegetali. Nel 1912, invece, gli architetti Sauvage e Sarazin hanno puntato sulla ceramica bianca per ricoprire l’edificio a terrazze dalle curve addolcite. Bisogna dire che, all’inizio del ‘900, nelle case insalubri di Parigi, la tubercolosi faceva molte vittime, così i due architetti hanno deciso di costruire delle case a gradoni che facessero entrare il sole e l’aria. Ogni alloggio doveva avere un terrazzo personale dove coltivare un piccolo orto e la facciata del fabbricato, rivestita di piastrelle bianche,  doveva essere lavabile. Vigeva anche la formula della multiproprietà, una cosa nuova per l’epoca. L’originale edificio, tuttavia, non ha catturato la simpatia di tutti, tanto che è stato soprannominato ‘Les Bains Douches’.  

Sénat e Jardins du Luxembourg  
15, Rue de Vaugirard
Rue Notre-Dame-des-Champs
Métro: Notre-Dame-des-Champs, Vavin
RER: Luxembourg

 
Il Senato e l’Assemblea nazionale, a cui spetta fare le leggi, risiedono nel prestigioso Palais du Luxembourg dalle magnifiche sale. L’emiciclo dai soffitti dipinti è decorato di statue e i senatori sono seduti alla sinistra e alla destra del presidente, a seconda dello schieramento politico a cui appartengono. I dibattiti sono aperti a tutti, ma per riuscire a seguirli occorre essere informati sugli argomenti in discussione.    
Il parco risale all’inizio del XVII secolo, al periodo di reggenza di Maria de’ Medici. Da allora esso ha subito parecchie modifiche. È opera di Le Nôtre e ospita un giardino all’inglese, una fontana dove i bambini fanno navigare le barchette, alcuni campi da tennis, dei pony, delle altalene, un’orangerie, gli apiari, un’area per i giocatori di scacchi e la fontana Médicis. Le palme che sorgono sulle sponde del grande bacino hanno dei segni nei tronchi, causati dalle granate della Prima Guerra Mondiale.     
Frutta e miele a volontà - Il frutteto ospita più di seicento varietà di mele e di pere. È un conservatoire di tecniche antiche di coltivazione, oltre che luogo di formazione. Contro il muro della casetta sulla sinistra dell’ingresso, ad esempio, viene riproposto un tipo di coltivazione delle pesche attuato anticamente a Montreuil. A quel tempo, gli alberi venivano piantati accanto a un muro dipinto a calce, per favorire il riverbero del sole ed erano protetti da vetri. Si entra nel frutteto del Luxembourg dal cancello su rue Notre-Dame-des-Champs.
Paradossalmente, a Parigi c’è più abbondanza di nettare che in campagna e, grazie a questo, al Luxembourg c’è un apiario-scuola, creata nel 1856 da Henri Hamet. È diretto agli appassionati e  si svolge tra febbraio e la fine di settembre. Al Luxembourg ci sono molte piante mellifiche – ad esempio quelle di tiglio - che permettono di avere un miele profumato e fresco.  
L’ultimo week-end di settembre si celebra la festa del miele e l’apiario diventa una delle Porte aperte della capitale.        
Le numerose panchine e le sedie verdi di ferro sparpagliate ovunque sono ideali per una pausa dedicata alla lettura o all’assaggio di una cialda con lo zucchero appena fatta, mentre si guarda chi gioca a pallacanestro o si osservano i bambini che giocano con le barchette.
Le statue Le numerose statue del giardino hanno una storia o evocano la storia. Molte, come quella dello scarmigliato Beethoven scolpito da Bourdelle, o quella del politico Pierre Mendès-France, commovente nel suo stretto cappotto sgualcito, sono di personaggi conosciuti
Altre, sono delle statue allegoriche. Ci sono quella del Silenzio, del Dispetto, del Grido, dello Sforzo, delle Gioie familiari… Attorno al bacino della fontana, ci sono le statue delle regine e delle principesse di Francia in abiti sontuosi. Esse evocano la storia spesso drammatica del paese. Fra le statue degli dei c’è quella di Sileno ubriaco, in compagnia dei baccanti e di una scimmia birichina. C’è anche il modello della statua della Libertà di Bartholdi.          
Le fontane – Nel giardino ci sono la fontana Médicis e l’ottagonale fontana Delacroix, dove i ragazzi vengono a far navigare le loro barchette. La fontana Medicis porta il nome della regina Maria, che l’aveva fatta costruire. Si trova all’estremità di una vasca lunga una cinquantina di metri, sui bordi della quale sono appoggiati dei vasi di piante. Nella nicchia centrale è collocato il gruppo statuario detto di ‘Polyphème surprenant Acis et Galatée’, in quelle più piccole ci sono un fauno e una cacciatrice. Sul frontone sono raffigurati il Rodano e la Senna. Alla facciata posteriore è stata apposta un’altra fontana con la statua di Leda e il cigno.  
Fra il palazzo e l’orangerie, lungo la cancellata, c’è la fontana Delacroix, di gusto romantico e formata da una grande vasca di marmo con sei bocche d’acqua ornate di foglie di edera. Sopra la gradinata al centro ci sono tre statue di bronzo protese verso il busto di Delacroix. Il Tempo sorregge la Gloria, mentre il genio dell’Arte applaude. Sul lato est del parco c’è un’altra fontana realizzata da Davioud, che ha al centro un gruppo di statue di bronzo raffiguranti una ninfa e un tritone.             
Saint-Joseph des Carmes – Al numero 70 di rue de Vaugirard ci sono la chiesa e il convento delleCarmelitane scalze, le suore venute dalla Spagna su richiesta di Maria de’ Medici, dopo la morte di Enrico IV.  Durante la Rivoluzione, il loro convento era stato trasformato in una prigione per i preti che rifiutavano di prestare giuramento alla Costituzione. Centodieci di loro sono stati uccisi e le loro reliquie sono onorate nella cripta, dove c’è anche la tomba di Frédéric Ozanam, il fondatore della Conferenza di san Vincenzo de’ Paoli.   
Per mangiare un bocconeAl numero 6 di rue de Tournon, nel cortile di un palazzo che è un regno del lusso per i bambini, c’è il simpatico ristorante Bonpoint, con le sedie da un lato e i cuscini sull’altro. Offre una cucina italiana semplice ma saporita. Il dehors esterno che si apre su di un giardino è splendido.     

Modèle de métro
Rue de Vaugirard, 36
Métro: Saint-Sulpice, Mabillon

 
Fra le cose che la Rivoluzione ha abolito ci sono le unità di misura differenti. Il 7 aprile del 1795, infatti, è stato adottato il metro come misura di lunghezza ufficiale, decimilionesima parte di un quarto di meridiano terrestre. Fino ad allora la maggior parte delle faceva riferimento al corpo umano: il pollice, il piede, il gomito, il passo… Si scelse di basarsi sui multipli di 10. Gli insegnanti lo fecero imparare a scuola, i poliziotti controllarono che venisse applicato correttamente nei negozi e al mercato… Nei luoghi più frequentati vennero collocati sedici metri campione incisi nel marmo. L’unico sopravvissuto e visibile ancora oggi si trova sotto al portico del numero 36 di rue Vaugirard, dove c’era la sede dell’agenzia di Pesi e Misure, è collocato uno degli ultimi due rimasti.  

Jardin botanique de la Faculté de Pharmacie
4, Avenue de l’Observatoire
RER: Port Royal

 
Ogni facoltà di farmacia possiede un orto botanico perchè gli studenti devono familiarizzarsi con le piante medicinali. La facoltà di farmacia, che oggi fa parte dell’Università Paris-Descartes, era stata creata nel XIX secolo in avenue de l’Observatoire. Era composta dall’edificio principale, da un’ala laterale per i laboratori e dall’orto botanico, appunto. Vi si vedono gli studenti passeggiare nei vialetti, leggere le targhette, prendere appunti e disegnare i fiori. I giardinieri scambiano con gli allievi le loro conoscenze.  
Esso ospita più di quattrocento specie disposte in modo ordinato, con le targhe dei nomi delle piante In occasione degli esami, una parte dei nomi viene tolta per controllare la preparazione pratica degli studenti. Le vasche con le ninfee e i pesci rossi sono incantevoli e la casa dei giardinieri è pittoresca. Ci sono due serre ideate da Eiffel. Una è fredda e serve per ritardare la crescita delle talee e delle piantine, l’altra è calda per le piante del caffè, della vaniglia, della papaia, delle piante carnivore e di altre piante tropicali.     
Il museo della disciplina medica ospita la collezione di farmacognosologia della facoltà di Farmacia, con migliaia di flaconi contenenti droghe e medicine.
Jardin Marco Polo e Fontaine du Monde - I giardini dell’Observatoire e quelli dedicati a Marco Polo sono un meravigioso luogo di passeggiate. In questi ultimi c’è l’ottocentesca Fontaine des Quatre Parties du Monde, con otto cavalli, quattro delfini e otto tartarughe. Gli animali sono posti sotto a una doccia perenne, mentre i personaggi raffigurati rappresentano l’Europa, l’Asia, l’Africa e l’America.  

 
Muro di cinta di Philippe-Auguste
Rue Mazarine, 27
Metro Odéon, Mabillon

 
Prima di partire per la terza crociata, Filippo Augusto ha deciso di costruire un muro di cinta difensivo, per mettere Parigi e i suoi quasi duecentomila abitanti al riparo dalle invasioni nemiche. Il muro inglobava gran parte della città e dei terreni circostanti. Era stato iniziato nel 1190 ed è stato terminato nel 1213. E’ stato utilizzato per un secolo e mezzo, prima di essere rimpiazzato da quello di Carlo V, ma non è stato mai completamente demolito. Ne rimangono alcune parti in vari punti della città. I resti del camminamento chemin exterieur si trovano all’interno del passage Dauphine, che è una gradevole oasi di quiete e di silenzio con piante aromatiche, di ulivo e di fichi.  

 
Place de l’Odéon
Métro : Odéon  

 
In origine, questa piazza su cui si affacciano case editrici, gallerie d’arte e ristoranti cossus, si chiamava place du Théatre. Poi, durante la Rivoluzione, ha assunto il nome di théatre de l’Egalité. La denominazione attuale di Théatre de l’Odéon le è stata data nel 1797 sotto il Direttorio. Le vie circostanti sono tutte dedicate a grandi figure del teatro: Racine, Delavigne, Crébillon, Régnard…
Il teatro dal colonnato a semicerchio, che dava il nome alla piazza, oggi è denominato anche Théatre de l’Europe ed era stato Luigi XVI a voler offrire agli attori francesi una sede degna del loro talento. La sala accoglie più di mille persone, ha una forma semicircolare ed è stata la prima del genere. Nel 1784 gli spettatori hanno assistito alle Nozze di Figaro, nel 1787 vi ha debuttato il grande attore Talma.   
Accoglie degli importanti spettacoli internazionali.  
Dove mangiare un boccone – Nelle stradine attorno al carrefour de l’Odéon, che in realtà è dedicato al chirurgo e scrittore Henri Mondor e che ospita una gigantesca statua di Danton, si affacciano numerosi pub, alcuni dei quali irlandesi, molto invitanti.  

Le Procope
13, Rue de l’Ancienne-Comédie
Metro Odéon

 
Il Café Procope è stato fondato nel 1684 da Francesco Procopio dei Coltelli, un nobile siciliano venuto a cercar fortuna a Parigi, ed è sopravvissuto per più di tre secoli in tutto il suo splendore.  
Ben presto esso era diventato il luogo d’incontro preferito degli artisti della vicina Comedie Francaise e la buvette di critici e intellettuali, fra i quali Voltaire, Diderot e d’Alembert. Durante la Rivoluzione vi si svolgevano le discussioni infiammate di Danton, Marat, Legendre e Desmoulins, che abitavano nel quartiere. L’ordine di attaccare le Tuileries nel giugno e agosto del 1792 è partito da qui. Al tempo del Romanticismo, il caffè era frequentato da de Musset, George Sand, Théophile Gautier e Balzac, più tardi da Anatole France, Huysmans e Verlaine. Nel 1750 Rousseau vi era venuto a bere per consolarsi del fallimento della sua commedia Narcisse, rappresentata alla Comédie, ma poi è anche venuto a festeggiare il successo di Le Devin du village. Anche Verlaine veniva a bere l’assenzio, mentre Benjamin Franklin vi ha redatto alcuni articoli della Costituzione americana. Procopio aveva lanciato la moda del gelato, poi, quella del caffè fatto con il percolatore.
Dopo un periodo di eclissi, il Procope ha riaperto i battenti nel 1952. La facciata posteriore, che dà sul passage du Commerce-Saint-André, è ornata dei ritratti dei filosofi che avevano frequentato il locale. Al numero 8 di questo passage, Marat aveva aperto una tipografia chiamata L’Ami du Peuple.  
Curiosità - Pare che nel gabinetto degli uomini ci sia ancora la scritta vergata da Voltaire che dice: “Les femmes sont comme les girouettes; quand elles sont rouillées, elles se fixent”. (Le donne sono come le banderuole, quando sono arrugginite si bloccano).    

Refectoire des Cordeliers
Rue de l’Ecole-de-Médecine, 15
Metro Odéon

 
Sotto all’Ancien Régime, i frati francescani minori erano stati soprannominati Cordeliers perché portavano legata in vita una corda di canapa con tre nodi. Avevano fama di amare la bella vita e di bere del buon vino. Il refettorio, che è un bell’esempio di gotico, faceva parte del convento fondato nel XIII secolo, che comprendeva anche una grande chiesa.  
Durante la Rivoluzione vi si riuniva il Club dei Cordeliers, creato da Desmoulins, Danton e Marat e il 13 luglio 1793 vi è stato esposto il corpo di quest’ultimo, dopo che la giovane rivoluzionaria Charlotte Corday lo aveva pugnalato mentre faceva il bagno, considerandolo il principale responsabile dell’eliminazione dei Girondini e dell’instaurazione del Terrore. Dal 1835 questo edificio ha ospitato il museo di Anatomia patologica.
L’alto soffitto di legno è sorretto da pilastri anch’essi di legno. Negli ottocento metri quadri del refettorio si svolgono manifestazioni artistiche e mostre della Ville de Paris. Inoltre, l’Associazione per la Promozione delle Arti del XX secolo propone spesso delle mostre dedicate alle arti plastiche e grafiche e a tutti i mestieri artistici che abbiano delle relazioni storiche e culturali con Parigi e le altre città europee. Una parte del convento ospita la sede dell’Associazione degli Architetti di Francia.

 
Musée d’histoire de la médecine  
12, Rue de l’Ecole-de-Médecine
Metro Odéon

 
Il Museo della storia della medicina espone una collezione di strumenti chirurgici del ‘600, ‘700 e ‘800 appoggiati sul velluto. Comprende gli strumenti chirurgici usati nell’antichità e quelli adoperati dai celebri chirurghi che hanno onorato questa scienza, di cui, con le cure operative effettuate anche sui campi di battaglia, hanno determinato l'evoluzione e il perfezionamento, facendola diventare parte integrante della medicina. Vi si apprende che è stato sotto il regno di Luigi XV, con la fondazione dell’Accademia Reale di Chirurgia, che é avvenuta la separazione dei veri chirurghi dai barbieri e dai flebotomi vari ed è stato reso possibile il riconoscimento ufficiale di questa specialità.  
In una grande sala dotata di soppalco sono presenti l’oculistica, l’ostetricia e l’odontoiatria  Fra i seimila pezzi ci sono dei crocher per perforare il cranio, degli strumenti per amputare, dei forcipi, degli speculum particolari  per l’asportazione dei tumori. Vi sono anche strumenti storicamente importanti, come il bisturi del chirurgo di Luigi XIV e la trousse utilizzata per l’autopsia di Napoleone. Una vetrina è dedicata agli apparecchi per l’anestesia. Ci sono una maschera, un inalatore, una macchina per mescolare l’aria e il cloroformio… Una scatola di vetro contiene decine di occhi di vetro con le relative malformazioni, come la sclerotite o la cataratta etoilée..  
Vi è rappresentata anche la storia della farmacia, con i mobili artistici, l’elegante vasellame del Rinascimento, nel quale venivano riposte le erbe di cui si erano scoperti i principi attivi, i bauletti portatili  del XVII secolo, nei quali i farmacisti, che viaggiavano per tutta l’Europa, portavano le loro preparazioni complicate e costose. Fra i rimedi appartenenti a quel particolare indirizzo terapeutico che risponde al nome di omeopatia, ci sono quelli appartenuti al medico di Van Gogh.  
Per mangiare un boccone – Nel vicino passage Dauphine, al numero 22, c’è la sala da thè L’Heure Gourmande, che è davvero un angolo di paradiso, secondo la loro definizione. Il locale è un po’ nascosto, oltre un cancello, ma una volta raggiunto, scoprirete di non aver mai mangiato una fetta di cheesecake – o altro, la scelta è vasta - in un luogo così bello.  

 
Musée Dupuytren d’Anatomie pathologique
15, Rue de l’Ecole-de-Médecine
Métro: Odéon  

 
Il museo Dupuytren di anatomia patologica esiste dal 1835. È situato in una sala un po’ vecchiotta e ogni pezzo è accompagnato da una targhetta scritta con l’inchiostro viola. Ci sono scheletri, calchi di cera di diverse parti del corpo, organi conservati nei boccali, fibromi, cisti, tumori deformanti. Ci sono delle tavole anatomiche che illustrano le cancrene e le deformità a cui può andare incontro il corpo umano. Ci sono gli scheletri di creature idrocefale, i feti di gemelli siamesi, delle mascelle prognate, un piede torto, delle mani con sei dita… Le cere più antiche sono della fine del XVIII secolo. Da tempo non vengono aggiunti nuovi elementi, anche perché certe malattie e deformità da noi sono scomparse. È una collezione scientifica con intento pedagogico.   

Museo di mineralogia dell’Ecole des mines
60, Boulevard Saint-Michel
Métro: Odéon, RER: Luxembourg

 
Il museo ha sede nell’hôtel Vendôme. Lo scalone monumentale è decorato da affreschi che raffigurano i grandi personaggi della geologia e della mineralogia. La collezione comprende più di centomila esemplari da quelli rari a quelli più comuni. I meteoriti sono collocati dentro a pregevoli cassettiere ottocentesche, che sono esse stesse degne di un museo. I pezzi più spettacolari sono riuniti in due gabinetti e nella parte centrale della lunga galleria. È bello anche attardarsi davanti alla vetrina delle gemme dai colori meravigliosi. Alcuni pezzi, come ad esempio quelli di calcite, a forma di canne d’organo, sembrabo scolpiti da un artista…  
Nei giardini a fianco ci sono gli spettacoli divertenti delle Marionnettes du Théatre du Luxembourg, che incantano grandi e piccini.

                                               
Place Saint-André-des-Arts  
Métro: Odéon, Saint-Michel  

La piazza è stata creata due secoli fa, sul luogo dell’omonima chiesa, chiusa nel 1793 e poi demolita. Il terreno era poi stato acquistato dalla municipalità. Gli edifici bassi lungo la piazza avevano conservato a lungo i tetti di paglia, poi sostituiti per il pericolo di incendi. Oggi, molte di queste case ospitano dei caffè e dei ristoranti, fra i quali uno della catena chez Clément, che offre una cucina francese tradizionale.  
Il primo cemento armato – L’edificio in cemento armato dall’estetica Art nouveau al numero 1 della vicina rue Danton è stato il primo a essere costruito in cemento, secondo il procedimento Hennebique. Il motivo per cui l’architetto Hannebique si era interessato all’abbinamento del ferro e del cemento nelle costruzioni era il suo desiderio di prevenire gli incendi, facilitati dall’uso del legno. Nel 1892 egli ha brevettato la sua invenzione, che ha avuto subito un grande successo. Il terreno di rue Danton era triangolare e sbilenco, ma il palazzo ha dimostrato ben presto le possibilità del nuovo materiale. I pannelli decorativi di ceramica che rivestono la facciata contribuiscono ad abbellirla. I primi quattro piani erano adibiti ad alloggi, gli ultimi tre erano degli uffici.  
Cour de Rohan – La Cour de Rohan, raggiungibile dalla Cour du Commerce Saint-André o dalla rue du Jardinet, era stata creata nel XVI secolo. È formata da una successione di cortiletti e aveva preso il nome  dal vicino edificio che fino al 1584 era la residenza degli arcivescovi di Rouen, di cui Rohan è un’alterazione. Sotto a una delle finestre del pianterreno, infatti, c’è ancora lo stemma dell’arcivescovado, insieme a una croce di Sant’Andrea. Nel primo cortile, accanto alle case basse, si può ancora vedere un frammento di una delle torri del muro di cinta di Philippe Auguste. Nel secondo cortiletto c’è un magnifico palazzo del XVI secolo fatto costruire da Enrico II per la sua amante Diane de Poitiers. Sono sopravvissuti anche gli scansaruote che proteggevano i muri dalle ruote delle carrozze e un montatoio con cui ci si aiutava a salire a cavallo. In due di queste case avevano abitato l’inventore della ghigliottina e il pittore Balthus. Verso rue du Jardinet c’è ancora un vecchio pozzo con la ghiera e la carrucola di ferro. Nel cortile che comunica con la Cour du Commerce St-André sono visibili anche alcuni frammenti dell’antica cinta muraria di Filippo Augusto.      

Place e Fontaine Saint-Michel
Métro: Saint-Michel  

La piazza, circondata da moltissime brasserie, da librerie e da sale cinematografiche, è il luogo di appuntamento più popolare della capitale. Essa prende il nome dalla cappella Saint Michel, costruita per il Palazzo di Giustizia, che si trova dall’altra parte della Senna.   
Fontaine Saint-Michel – La fontana è di ispirazione italiana ed è stata ideata dal’architetto Davioud, a cui il prefetto Haussmann aveva affidato il lavoro nel 1855, dopo l’apertura del boulevard. È alta 26 metri, è larga 15 e ha la forma di un arco di trionfo, con una nicchia in cui c’è la statua di San Michele in un’allegoria del Bene che trionfa sul Male. È formata da pietre e marmi di diverso colore e sul marmo verde del pannello in alto è scritta la data di costruzione. In cima alle colonne di marmo rosso, invece, ci sono le statue della Prudenza, della Forza, della Giustizia e della Temperanza. La statua bronzea di San Michele è opera di Francisque Duret, mentre Jacquemart ha eseguito i draghi ai lati della vasca.  
Una salamandra nella via della rondine – Francesco I ha lasciato la sua impronta in questa via del XII secolo, che in francese arcaico si chiamava Arrondale e che oggi è rue de l’Hirondelle. La via si trova sul lato ovest della piazza e per accedervi bisogna inoltrarsi nel  portico all’altezza del numero 6 di place Saint-Michel. Nella via poco conosciuta, al di sopra della porta della casa settecentesca situata al numero 20-22, c’è una salamandra, che era il blasone di Francesco I. Un tempo su quest’area sorgeva anche l’hôtel de la Salamandre, dimora di Anne de Pisseleu, favorita di Francesco I. Anne era definita la più bella delle donne sapienti e la più sapiente delle donne belle.            

Hôtel des Monnaies
Quai Conti, 11
Metro Saint-Michel, Pont Neuf, Odéon

 
Nel suo Tableau de Paris lo scrittore settecentesco Mercier ha scritto che il dieci, il venti e il trenta di ogni mese, fra le dieci e mezzogiorno, per le strade della città si incontravano numerosi facchini che trasportavano delle borse piene di monete. Procedevano piegati sotto il peso di quel fardello e tuttavia correvano come se fossero stati inseguiti da un esercito nemico Una parte delle monete di quel tempo oggi formano la collezione di questo museo, che comprende monete d’oro, d’argento, di bronzo, di rame e d’alluminio. Ci sono lo statere greco, le monete d’argento del tempo di Carlo Magno, il sesterzio romano, il luigi d’oro francese coniato da Luigi XIII e tanti scudi di diversi paesi. Sulla facciata dell’edificio c’è una targa di marmo nera, sormontata dallo scudo di Francia, con le figure dell’Abbondanza e della Fede con la scritta: “Le ricchezze, che l’Abbondanza lascia cadere dalla sua grande cornucopia, sono esaminate con attenzione scrupolosa dalla Fede”.  
L’ingresso al museo è gratuito la domenica.    
Davanti all’entrata c’è la statua del filosofo e uomo politico Condorcet.  
Al numero 10 della vicina rue Mazarine c’era una sala della pallacorda, affittata da Molière per farvi un teatro. Al numero 28 della stessa via abitava Jean-Francois Champollion, lo scopritore del significato dei geroglifici egizi sulla stele di Rosetta.
I pesci di rue de Seine – Al numero 69 della vicina rue de Seine c’è un caffè sulla cui facciata c’è un bel mosaico con dei pesci rossi. Il motivo di questo soggetto è che qui un tempo c’era una pescheria. In città ci sono molte di queste antiche insegne. Fra quelle meglio conservate ci sono le scene bucoliche o artigianali dipinte sui vetri fuori delle panetterie.  
Sulla square Gabriel-Pierné, all’angolo di rue Mazarine con rue de Seine c’è una fontana di pietra, realizzata nel 1819 su disegno di Alexandre Fragonard, figlio del celebre pittore. Un tempo essa ornava il mercato des Carmes, in place Maubert, quando questo è stato chiuso, la fontana è stata trasportata qui. Le due teste siamesi in cima al pilastro centrale simboleggiano l’Abbondanza e il Commercio.  

Collège des Quatres Nations
Quai de Conti, 21
Metro St-Germain-des-Prés  

 
Il cardinale Mazarino aveva disposto che un lascito di due milioni di franchi fosse destinato alla costruzione di un collegio per l’insegnamento delle arti, delle scienze,  dell’equitazione e delle armi a sessanta borsisti fra i dieci e i quindici anni, figli di gentiluomini nobili, provenienti dalle regioni che durante il suo governo erano state riunite alla Francia. Queste regioni erano: i territori di Pignerol (Pinerolo), dell’Alsazia, della Fiandra e dell’Artois. Il collegio, detto des Quatre-Nations, era stato aperto nel 1688. Sul fregio del frontone c’era l’iscrizione: Jul. Mazarin S.R.E. Card. Basilicam. Gymnas. MDCLXI. Meno di un secolo dopo, l’edificio è stato trasformato in una casa di reclusione, dove sono stati detenuti anche Guillotin e il pittore David.  
Institut de France - Nel 1805 Napoleone ha fatto trasferire nella sede del Collegio l’Institut de France. L’architetto Vaudoyer ha trasformato la cappella in una sala per le riunioni. Il primo cortile, di forma ottagonale, ha mantenuto il suo aspetto di un tempo. A sinistra c’è l’ingresso alla biblioteca Mazarine. Sui pilastri corinzi del portico poggia un frontone, su cui sono raffigurati due soggetti allegorici e lo stemma di Mazarino. Sul secondo cortile, che era quello di ricreazione, si affacciavano le stanze degli studenti, che spesso venivano perquisite alla ricerca di liquori e di libri proibiti. Gli allievi vi venivano chiusi a chiave alle nove di sera.
L’istituto non è aperto al pubblico, ma dal ponte pedonale di fronte se ne può ammirare la maestosa facciata.  



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