III Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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All’inizio del quaternario la Senna aveva due bracci. Uno è quello che conosciamo, l’altro partiva dal bacino dell’Arsenale, descriveva un semicerchio verso nord, poi scendeva per ricongiungersi  con il primo al Pont de l’Alma. Quando questo braccio è sparito, ha lasciato fra sé e la Senna una vasta palude, dovuta agli allagamenti del fiume. La palude è stata bonificata e trasformata a poco a poco in un quartiere abitabile. Prima ci sono stati i conventi, poi le case di campagna dei signori, infine, con la creazione dell’attuale place des Vosges, nel Marais, sono fiorite le residenze del re e dei nobili. Il numero di palazzi costruiti in questo periodo è stato molto grande. Nel XVI secolo il Marais  – la parola significa palude – non era molto attraente.
Solo dopo la creazione di place des Vosges qui è arrivata la nobiltà, che ha costruito numerosi palazzi sontuosi come il Rohan, il Sully, l’Aumont, l’Hallwyl, il Guénégaud, il Carnavalet… Poi, a metà del XVIII secolo, il quartiere è passato di moda e, al posto della nobiltà, sono arrivati gli artigiani e gli operai e i cortili sono diventati dei laboratori.  

Il Marais, tuttavia, è un quartiere rimasto molto medioevale, con molti piccoli giardini. Fra questi ci sono quello della square Léopold-Achille, dalle molteplici essenze non comuni, quello della square della tour Saint-Jacques, dalla vegetazione lussureggiante e quello della square du Temple, piena di ricordi storici. Con i suoi bei palazzi accuratamente restaurati, è un luogo di visita di particolare pregio e interesse, anche se molto turistico.  
In questo arrondissement si trova la strada più corta della capitale, Rue des Degrés, che, sulla pianta di Parigi, compare come un trattino cortissimo che unisce rue Beauregard  a rue de Cléry. Il motivo del suo nome è che la via è formata da una scalinata di pochi metri e nei muri delle case che vi si affacciano non c’è neanche una porta. Un’altra curiosità è che nelle strette vie del quartiere di Arts et Métiers vive la comunità cinese più antica di Parigi, i cui membri erano arrivati qui un secolo fa.    

Conservatoire national des Arts-et- Métiers
280, rue Saint-Martin
Métro Arts-et-Métiers

Il Conservatorio Nazionale delle Arti e Mestieri, comunemente abbreviato in CNAM, è una scuola superiore e di ricerca applicata fondata dall’abate Grégoire. Ha al suo interno un gioiello rappresentato dal refettorio, costruito nel 1230 in stile gotico. Fino al 1798 esso era il refettorio dell’Abbazia di Saint-Martin-des- Champs, da allora in poi ospita la biblioteca della scienza e della tecnica. Nella grande sala sono conservati numerosi pezzi provenienti dal laboratorio di Lavoisier, di cui c’è anche una statua del 1783.  
Sul cortile si affaccia il Musée technologique et industriel, con un anfiteatro dedicato a Painlevé, lo studioso che si è dedicato all’analisi matematica e alla ricerca sull’aerodinamica. Lungo il muro di rue Vacanson corre un fregio con i nomi del matematico Monge, inventore della geometria descrittiva; del chimico Berthollet, autore di lavori sul cloro; di Oberkampf, creatore della prima manifattura di tessuti stampati e della prima filatura di cotone; del matematico e fisico Borda, del matematico e filosofo P. Le Roy, e, naturalmente, di Lavoisier.

La grande torre rotonda che si trova all’angolo di rue Saint-Martin con rue du Vertbois è stata costruita verso il 1140 e faceva parte del recinto dell’abbazia medioevale. Si deve all’intervento appassionato di Victor Hugo se non è stata demolita. Nella square Emile-Chautemps, proprio davanti al Conservatorio, c’è la bella fontana des Arts-et-Métiers, concepita dall’architetto Davioud. È formata da due vasche ovali di pietra decorate da tre statue di bronzo che raffigurano l’Agricoltura, l’Industria e la Musica. In mezzo alle statue ci sono delle teste di leoni che sputano acqua.

Saint-Nicholas des ChampsAl numero 254 di rue Saint-Martin c’è una chiesa ricca di opere d’arte di valore. Sopra all’altare c’è un pregevole retablo secentesco dell’Assunzione. Le volte delle cappelle sono riccamente dipinte e una di esse, quella dei catechisti ospita il caffè Ozanam che serve la colazione ai senzatetto.  
Sul muro della vecchia sacrestia, all’altezza del numero 4 di rue Cunin-Gridaine, c’è un quadrante solare che risale al 1686. Un dipinto molto sbiadito raffigura il vescovo e una scritta dice: “Le soleil règle nos heures, saint Nicolas nos moeurs” (Il sole governa le nostre giornate, san Nicola governa la nostra condotta).   

Musée des Arts-et-Métiers
60, Rue Réamur
Métro: Arts-et-Métiers

Nel 1794, l’abate Grégoire ha deciso di creare, insieme alla scuola, anche un museo della scienza e della tecnica. Era il primo museo del genere in Europa, un ‘deposito delle macchine nuove e utili’, un luogo dove gli inventori venivano a presentare le loro scoperte al pubblico.   
Nel reparto della tecnica applicata all’industria ci sono dei vecchi pali telegrafici con le campane di ceramica, c’è la macchina per la colata dell’acciaio, ci sono molti veicoli fra cui un velocipede, un triciclo a vapore, una mongolfiera, un modello di tram. In una piccola  stanza ci sono degli automi, nelle vetrine ci sono dei quadri animati e delle scatole musicali.

Nel reparto dedicato ai materiali si va dal rudimentale telaio di legno al telaio Jacquard, con le schede perforate usate per l’ordito. Nel reparto delle comunicazioni c’è il primo sistema di registrazione dell’immagine nella sua forma numerica originaria, c’è un torchietto a mano del XVIII secolo, ci sono il telegrafo di Chappe, il cinematografo di Lumière e l’elettrofono Teppaz del 1950.  
Nelle sale dedicate all’arte della misura e del calcolo ci sono delle file di sestanti, di clessidre e di lenti smisurate. C’è anche la macchina calcolatrice inventata dal diciassttenne  Blaise Pascal per aiutare il padre nel suo lavoro di contabile.  
C’è un modello in scala ridotta della Statua della Libertà. Nella cappella dell’antico priorato di Saint-Martin-des-Champs è installato il pendolo di Foucault, dal movimento impercettibile, che era stato utilizzato nell’esposizione universale del 1855. Appeso al soffitto della chiesa c’è l’aereo con cui Blériot ha attraversato la Manica nel 1909.  

Marché des Enfants- Rouges
39, Rue de Bretagne
Metro: Arts et Métiers

In questo quartiere il re Enrico IV avrebbe voluto creare una place de France che fosse il punto di partenza delle rue de Bretagne, rue du Poitou, rue de Saintonge, rue de Normandie, rue du Perche… Ma il progetto non è mai stato realizzato. È stato realizzato invece quello di sua moglie, la regina Margot, che prevedeva la costruzione di un orfanotrofio, aperto nel 1536.  

L’istituto è rimasto attivo per due secoli e gli ospiti erano chiamati Bambini Rossi per la loro divisa che era di questo colore. Il vicino mercato è stato classificato monumento storico, per salvarlo dalla speculazione edilizia e per salvare allo stesso tempo la città, dato che un indovino aveva predetto che se fosse scomparso questo mercato sarebbe scomparsa anche Parigi.
Dentro al mercato ci sono molti ristorantini.  

Potager des Oiseaux - Accanto al mercato c’è rue des Oiseaux, che un tempo si chiamava Cul-de-sac de Beauce, dal nome di un’insegna commerciale. In rue des Oiseaux c’è uno spazio condiviso formato da tanti piccoli appezzamenti coltivati dai residenti, che devono rispettare la condizione di non utilizzare fertilizzanti o pesticidi chimici, ma solo concime naturale e decotti di ortiche per gli insetti nocivi e i parassiti.  Ogni anno vi si celebra una piccola festa e nelle sere d’estate si viene a prendere l’aperitivo.

L’angelo di Turbigo
57, Rue de Turbigo
Métro: Etienne Marcel, Arts et Métiers, Temple

In architettura, le cariatidi sono delle statue di donne mentre gli atlanti sono delle statue di uomini. In genere sono in numero di due e hanno la funzione di colonne, per sostenere un balcone o una cornice sporgente. Qui però si tratta di un angelo alto quanto tre piani della casa. È dal 1860 che questa statua enigmatica, in piedi su di un globo terrestre, veglia sulla città. Le sue ali spiegate sorreggono un balcone. Si pensa che sia stato disegnato per un concorso bandito per interrompere  la monotonia delle facciate haussmanniane, ma si sa poco dell’opera e anche l’autore è sconosciuto.    
L’angelo di rue Turbigo ha dato il titolo a un romanzo esoterico ed è apparso in un film documentario di Agnès Varda.      
  
Maison de Nicolas Flamel
51, Rue de Montmorency
Metro Rambuteau, Arts et Métiers

I lettori di Harry Potter conoscono bene il nome dell’alchimista Nicolas Flamel, inventore della pietra filosofale, il cui negozio di notaio si trovava a ridosso della chiesa di Saint-Jacques-de-la-Boucherie. In realtà, Flamel era uno scrivano e non si è mai occupato di alchimia. Con i suoi soldi, insieme alla moglie ha aiutato i più sfortunati. Ha fatto costruire degli ospedali e ha messo a disposizione dei senzatetto le proprie case, a cominciare da quella, quattrocentesca, di rue de Montmorency, detta del Grand-Pignon. Gli ospitati dovevano recitare ogni giorno un paternoster e un’ave maria per i peccatori.

Una piastra di marmo che corre sopra alle finestre e alla porta lungo la facciata scura e austera, reca una scritta in francese antico, che dice: “Nous homes et femes laboureurs demourant au porche de ceste maison qui fu fée en l’an de grace mil quatre cens et sept: sommes tenus chacu en droit sou dire tous les jours une pastenotre et un ave maria en priant dieu q de sa grace face pardo aux poures pescheurs trespassez, amen.” (Noi uomini e donne lavoratori che abitiamo nell’androne di questa casa costruita nell’anno di grazia 1407 siamo tenuti a recitare tutti i giorni un paternoster e un’ave maria pregando Dio di perdonare i poveri peccatori defunti. Amen). Di fianco, ci sono le iniziali del proprietario N. F..   
Oggi la casa ospita il ristorante Auberge Nicolas Flamel, che offre piatti della cucina tradizionale francese interpretati in modo moderno.    

Musée d’Art et d’Histoire du judaïsme
71, rue du Temple
Métro: Rambuteau o Hôtel-de-Ville

Il municipio di Parigi ha deciso di installare il patrimonio artistico e culturale ebraico nell’Hôtel de Saint-Aignan. I rivestimenti di legno delle stanze di questo bel palazzo secentesco contribuiscono a mettere in valore la raffinatezza e la complessità degli oggetti contenuti. Era stato Isaac Strauss, funzionario dell’amministrazione di Luigi Filippo, ad acquisire questi oggetti e a creare la collezione, rilevata poi dal barone Rothschild e offerta allo Stato. Ci sono dei candelieri, delle coppe, delle casse per i rotoli della Torah, dei manoscritti, dei pezzi di mobilio provenienti da tutto il mondo…  

Il museo si sofferma sulla storia degli ebrei in Francia e sulla loro integrazione nella società, a partire dalla Rivoluzione fino al XX secolo. Ci sono gli archivi dell’affare Dreyfuss e altri documenti storici. Due sale sono dedicate ai costumi religiosi del Maghreb e del Medio Oriente e a come si celebra il sabato ebraico. Ci sono i plastici di sinagoghe in Polonia, in Ucraina e in Lituania. Nel sottotetto del palazzo ci sono dei quadri orientali e altri oggetti che sottolineano la ricchezza delle tradizioni artigianali. Per quanto riguarda gli apporti artistici, le opere di pittori come Chagall e Soutine definiscono un’identità ebraica che non è più esclusivamente religiosa.  

Eglise Sainte-Elisabeth de Hongrie – Al numero 195 della rue du Temple c’è la chiesa di santa Elisabetta di Ungheria, la cui facciata e navata risalgono alla metà del Seicento, mentre il resto è dell’800. Fra le cose notevoli al suo interno ci sono i cento bassorilievi scolpiti che illustrano il Vecchio Testamento, uno splendido organo di Suret e una Pietà del XVI secolo. La seconda patrona della chiesa, infatti, è Notre-Dame-de-Piété, mentre la santa titolare è la principessa Elisabetta di Ungheria, nata a Sarospatak nel 1207 ed entrata nel Terz’Ordine Francescano dopo essere rimasta vedova. Per tutta la vita la principessa si era dedicata alle opere di carità, assistendo i poveri e gli ammalati. È raffigurata in diversi punti della chiesa, nei dipinti e nelle sculture. La chiesa è molto frequentata dai cinesi che abitano nel quartiere. I cavalieri di Malta vi tengono le loro riunioni.  

Giardino di Anna Frank
Impasse Berthaud
Metro Rambuteau

All’estremità dell’impasse Berthaud c’è il vecchio giardino dell’hôtel Saint-Aignan, che ospita il museo d’Arte e Storia del Giudaismo. Il giardino è stato dedicato all’adolescente di Amsterdam. Nel 2007 è stata compiuta un’operazione molto simbolica. In questo giardino è stato piantato un innesto dell’ippocastano che Anna Frank vedeva dalla sua soffitta, per perpetuarne il ricordo. Il giardino si sviluppa in spazi successivi. Ci sono le panchine in mezzo al fogliame, ci sono le clematidi che si arrampicano sui rami di castagno, ci sono i giochi per i bambini, infine c’è un giardino condiviso con i narcisi e le campanule ma anche con l’insalata e il dragoncello.       

Horloge à automates
8, rue Bernard-de-Clairvaux
Métro : Rambuteau

Il quartiere dell’orologio è un insieme di strade pedonali che si affacciano sul piazzale del Centro Pompidou. All’inizio di rue Rambuteau c’è una statua di Zadkine raffigurante Prometeo in fuga.  
Il quartiere deve il suo nome a uno strano orologio denominato ‘Defenseur du temps’ ed eseguito da Jacques Monastier. Raffigura un moderno cavaliere di latta armato di spada e protetto da uno scudo nell’atto di affrontare un drago che emerge minaccioso dalle rocce. Ci sono anche un gallo e un granchio, simboli della terra e dell’acqua. Quando dal grande orologio sferico appoggiato sul torrione scocca dell’ora, il cavaliere ingaggia una lotta vittoriosa contro l’uno o l’altro degli animali e ogni quattro ore li affronta tutti insieme.       

Archives nationales
Rue des Francs- Bourgeois, 60
Metro Rambuteau, Hotel-de-Ville

Da più di due secoli, gli Archivi nazionali raccolgono i documenti che raccontano la storia della Francia dal tempo dei Merovingi alla seconda guerra mondiale. Fra i documenti più antichi, molto belli a vedersi, ci sono i trattati, le lettere e le bolle papali. Ogni due o tre mesi la documentazione esposta viene cambiata, secondo una rotazione precisa. Gli archivi sono ospitati nell’hôtel de Soubise, costruito sotto Carlo V per Olivier de Clisson e ingrandito dai Rohan-Soubise nel XVIII secolo, e nell’hotel de Rohan, la residenza costruita da Delamair agli inizi del ’700 per il cardinale Armand de Rohan. Una delle facciate sul cortile è ornata dal celebre bassorilievo intitolato Les Chevaux du Soleil à l’abreuvoir.

Giardino dell’hôtel de Coulanges – All’altezza dei numeri 35-37 della rue des Francs-Bourgeois c’è un palazzo che ospita la sede della Maison de l’Europe, la cui missione è quella di informare i francesi su tutto ciò che concerne l’Unione europea. Dopo aver attraversato la hall e aver spinto una porta a vetri, seguendo le frecce, si raggiunge un piacevole giardino con un prato. Ci si può sedere sulle panche in mezzo agli alberelli e accanto alle piante di granturco e alle graminacee. C’è anche un bel roseto profumato.  

Musée de la Chasse et de la Nature
62, rue des Archives
Metro: Rambuteau, Arts et Métiers  

Il Museo della Caccia e della Natura, collocato nel secentesco hôtel Guénégaud, progettato dall’architetto di Luigi XIII, Mansart, analizza il rapporto uomo-animale e la sua evoluzione dalla preistoria ai giorni nostri, con l’animale che da minaccioso è diventato minacciato.  
Nei grandi saloni e nelle piccole stanze vi sono molti quadri antichi raffiguranti in particolare la fauna selvatica dei cinque continenti. Ci sono gli animali di Rubens accanto a quelli di Jeff  Koons, c’è la lupa di Roma accanto al lupo divoratore di agnelli... Ci sono inoltre molti oggetti d’arte - piatti, vasi, modellini di terracotta – raffiguranti delle scene di caccia. Nei cassetti di alcuni armadi ci sono dei teschi di animali, delle impronte di gesso, degli escrementi che i visitatori sono invitati a riconoscere.. Ci sono anche dei soggetti e materiali provenienti dal’ambiente marino.
Nella sala dei Trofei c’è un cinghiale albino, che sembra seguire con gli occhi il visitatore, e molti altri animali impagliati. La collezione di fucili ne comprende molti con il calcio incrostato d’avorio e di madreperla, che sono delle vere opere d’arte.  

Eglise Sainte-Croix de Paris des Armeniens
13, rue du Perche  
Métro: Rambuteau  

Prima del 1970 la chiesa era dedicata a san Francesco d’Assisi. Oggi essa appartiene alla comunità armena di Parigi.Vi sono conservate alcune sculture lignee settecentesche, ma il pezzo più pregevole è la statua di marmo di san Francesco. Il santo è in ginocchio e leva verso il cielo un viso trasfigurato, in estasi. L’opera era stata eseguita nel 1580 da Germain Pilon. La domenica nella chiesa  ci sono dei concerti di musica sacra o di musica folkloristica armena.  
Fontaine des Haudriettes – All’angolo della vicina rue des Haudriettes e di rue des Archives c’è la bella e monumentale fontana realizzata dall’architetto Moreau-Desproux nel 1770, quando rue des Archives si chiamava ancora rue du Chaume, ovvero via della Stoppia. L’opera ha una forma trapezoidale e la facciata è decorata da una finta finestra sormontata da un frontone triangolare, sostenuto da due mensole ornate da ghirlande scolpite. Il bassorilievo raffigura una naiade distesa e dalla testa di un leone esce un sottile filo d’acqua

Impasse des Arbalétriers
Metro Saint-Paul  

Questo affascinante vicolo medioevale si trova all’altezza del numero 38 della rue des Francs-Bourgeois. Gli Arbalétriers, da cui ha preso il nome, erano i soldati armati di balestra che la percorrevano tutti i giorni per andare ad allenarsi in un campo lì vicino. Questa via ha una stretta relazione anche con Jean Sans  Peur, cioè Luigi d’Orléans, fratello del re Carlo VI, che è stato assassinato proprio in questo vicolo dagli sbirri del duca di Borgogna.  
Nell’impasse si trova il centro culturale svizzero, che ospita spesso delle mostre di artisti contemporanei svizzeri.  

Musée Cognacq-Jay
8, Rue Elzévir
Metro Saint-Paul, Chemin-Vert, Rambuteau

Le innovazioni apportate dai coniugi Ernest Cognacq e Marie-Louise Jay al loro negozio - le etichette dei prezzi bene in vista, la possibilità di misurare i vestiti – avevano avuto un tale successo da permettergli di passare dal modesto locale iniziale al grande magazzino detto Samaritaine. E loro hanno deciso di investire i soldi guadagnati nell’acquisto di quadri e oggetti d’arte. La collezione si è ingrandita nel tempo ed è stata collocata nelle sale rivestite di pannelli di legno e con i soffitti a cassettoni dipinti dell’hôtel Donon.  

Le raffinate opere d’arte del settecento danno una visione idilliaca e raffinata del secolo dei Lumi e del mondo di galanteria leziosa e affettata degli aristocratici del tempo. Sono una testimonianza dell’arte di vivere di un’epoca anteriore ai rivolgimenti drammatici della Rivoluzione. Ci sono le sculture di bambini nudi e paffuti che si disputano i grappoli d’uva, le bianche nudità dipinte da Fragonard sullo sfondo di scene campestri, i ritratti di Boucher e di Quentin de la Tour, le statuette di porcellana di Meissen, i pezzi di oreficeria pregiata, i tavolini con le gambe tornite e i cassetti segreti, gli intarsi di Oeben e di Topino… Ci sono alcuni quadri del Tiepolo e del Canaletto insieme ai primi lavori di Rembrandt.  

Musée Carnavalet
23, Rue de Sévigné
Métro: St-Paul

Nel 1866, il municipio di Parigi aveva acquistato l’hôtel Carnavalet, dalla facciata adorna di statue straordinarie, per farne la sede di un museo con gli oggetti e le vestigia rappresentanti la memoria e la storia della città. Ci sono più di cento sale dedicate alla storia della capitale: oggetti archeologici, foto, incisioni, ritratti di abitanti celebri, elementi architettonici salvati dalla demolizione, insegne in ferro battuto, mobili, monete, quadri… Si va dalle piroghe preistoriche ai bauli rinascimentali, alle decorazioni rococò, a quelle Art nouveau e ai modelli in scala di case e quartieri.  

Ci sono molti oggetti legati alla Rivoluzione. La presa della Bastiglia è raffigurata, oltre che nei quadri, in una scultura eseguita con un blocco di pietra preso delle sue mura. In alcune vetrine ci sono dei pezzi provenienti dalla prigione del Temple: c’è la spatola per la pallacorda di Luigi XVI, ci sono i suoi soldatini di piombo e la portantina di Maria Antonietta. Fra le stanze degli scrittori ricostruite, c’è anche quella di Proust, rivestita di pannelli di sughero.  
Jardin de l’hôtel Carnavalet – Al numero 16 della rue des Francs-Bourgeois c’è il bel giardino alla francese del museo, con i bossi nani tagliati in modo ammirevole, le aiuole di fiori che formano dei ricami con le loro gradevoli variazioni sul tema dei colori.   

Musée Picasso
4, rue de Thorigny
Métro: St. Paul

Il museo è collocato nel secentesco Palazzo Salé, che apparteneva all’esattore delle tasse Aubert de Fontenay. Il palazzo è opera dell’architetto Boullier de Bourges. Non contiene le opere più famose dell’artista, che si trovano invece nei musei di Vallauris e di Antibes, ma soprattutto i suoi primi lavori. Ci sono duecentocinquanta dipinti, tremila disegni, diverse sculture e dei collage. Sono anche esposti, a rotazione e in ordine cronologico, diversi manoscritti dell’artista, delle sue fotografie e dei ritagli di giornale che lo riguardano. C’è anche la sua collezione personale con alcuni quadri di Matisse e alcuni di Cézanne. Nel museo ci sono spesso delle mostre temporanee e c’è anche una biblioteca.  

Buffet d’eau du jardin de l’hôtel Salé – All’altezza del numero 101 di rue des Coutures-saint-Gervais c’è l’ingresso al giardino del museo. Il giardino è particolarmente bello di notte, quando la facciata del palazzo può essere ammirata dietro a un buffet d’eau, una vasca con i gradini, che crea un effetto a cascata ben illuminato.  

Temple de l’Humanité
Rue Payenne, 5  1° piano  
Metro Saint-Paul  

Il palazzo di rue Payenne è dedicato ad Auguste Comte, fondatore del positivismo, la filosofia che ha come postulato di credere solo a verità ottenute con un metodo scientifico e che ha l’agnosticismo relativista come dottrina di base. L’edificio era stato costruito nel 1642 dall’architetto Mansart per se stesso e, all’inizio del Novecento è stato acquistato dalla chiesa positivista del Brasile. Clotilde de Vaux, ispiratrice di Auguste Comte, aveva abitato qui.  

Sulla facciata del Tempio dell’Umanità, sotto all’indicazione ‘Religion de l’Humanité’, c’è la scritta “L’amour pour principe, l’ordre pour base; le progrès pour but”. Dentro al bassorilievo a forma di arco a sesto acuto, invece, c’è la scritta Virgine Madre,  figlia del tuo figlio. Al primo piano c’è una cappella che è una copia in scala ridotta di quella immaginata da Comte, con il calendario positivista racchiuso dentro ad archi posti contro il muro. Sull’altare c’è un’allegoria che simboleggia L’Umanità che tiene fra le braccia l’Avvenire.   
In rue Clotilde de Vaux, nell’XI arrondissement, c’è un bel busto dedicato a questa donna, nata Marie de Picquelmont, collaboratrice di Auguste Comte nella creazione della religione dell’Humanité.  

Institut suédois  all’Hôtel de Marle
11, Rue Payenne
Metro Saint-Paul, Chemin Vert, Pont-Marie

Il Centro culturale svedese è l’unico in Europa. Ha sede nell’hôtel de Marle, che porta il nome del consigliere al parlamento che lo aveva acquistato nel 1572. E’ dedicato alla regina Cristina di Svezia, donna di grande cultura e di idee moderne, che aveva invitato nel suo paese anche il filosofo Descartes. Nel 1654 Cristina aveva abdicato e da allora si era messa a viaggiare per l’Europa. Dopo essersi convertita al cattolicesimo, aveva deciso di stabilirsi a Roma, dove aveva fondato l’Académie des Arcades, che raccoglieva molti poeti.  

L’hôtel de Marle era stato acquistato dal governo svedese nel 1965 e destinato a sviluppare gli scambi culturali e artistici tra la Francia e la Svezia. Propone molte mostre, concerti, cinema, teatro, conferenze e corsi di lingua. Il palazzo accoglie anche i seicento quadri dell’Istituto d’arte Tessin.
Giardino dell’hôtel de Marle – Il bel giardino classico ospita molte sculture, la maggior parte delle quali contemporanee. Una è dedicata al medico e naturalista svedese Linnaeus.
Il Café Suédois offre, oltre al salmone marinato gravlax, delle deliziose brioche alla cannella, delle torte artigianali e delle zuppe… Chi vuole, può prendere un libro in biblioteca e andarlo a leggere in giardino.

Square Georges-Cain
8-14, rue Payenne
Metro: Chemin-Vert, Saint-Paul

La piazza alberata è dedicata a un artista e scrittore che era stato anche conservatore al museo Carnavalet. È stata creata nel 1913, sull’area del giardino dell’hôtel Le Pelletier de Saint-Fargeau. Ospita alcuni resti archeologici, fra cui un frontone raffigurante un’allegoria della Verità proveniente dal palazzo delle Tuileries e un rosone che faceva parte del vecchio edificio dell’Hôtel de Ville di Parigi. Vi sono nove pietre, una delle quali reca incisa la dedica “Sotto Tiberio Cesare Augusto i battellieri parigini hanno elevato questo altare a Giove, grande e buono.” Altre pietre, trovate nel 1711 sotto il coro della chiesa di Notre-Dame, hanno confermato che, sotto Tiberio, la corporazione dei Battellieri della Senna aveva fatto erigere sulle rive del fiume un monumento religioso dedicato a Giove, con in cima la statua del dio. Ci sono anche alcune rovine dell’orangerie fatta costruire da Michel Le Pelletier nel 1690.
La statua di donna proviene dai giardini di Saint-Cloud ed è opera di Maillol. Raffigura il corpo grazioso di una ragazza in piedi in mezzo a un roseto ed ha come titolo Ile de France.  

Un cinguettio misterioso – Non cercate con lo sguardo fra i rami l’usignolo che sentite cantare quando si alza il vento. Il suono non è prodotto da un volatile, ma da un marchingegno elettronico creato da Erik Samakh e che è attivato dall’aria. La programmazione dei suoi gorgheggi è a cura del museo Carnavalet.

Giardino dell’hôtel Saint-Gilles-Grand-Veneur
rue des Arquebusiers, rue du Grand-Veneur
Métro:  Chemin Vert

L’hotel d’Ecquevilly è detto ‘du Grand Veneur’, perché il proprietario era il capitano generale della caccia per conto del re. Il suo ingresso è al numero 60 di rue de Turenne. L’hotel risale al XVIII secolo e la sua facciata è decorata da bassorilievi evocanti il giardinaggio, fra cui un innaffiatoio, una falce e un rastrello. Il giardino antistante era stato creato nel 1988 e la parte più affascinante è rappresentata dal roseto. Ci sono le rose di  Provins usate per i dolci e le marmellate, le rose di Damasco portate in Europa dai crociati, poi quelle a cespuglio, quelle rampicanti, in un apparente disordine. È bello percorrere i vialetti e inebriarsi del loro profumo o sedersi su una panchina, al sole o all’ombra degli aceri, e abbandonarsi alle fantasticherie.

Hôtel di Cagliostro
Rue Saint Claude
Metro St.-Sébastien Froissart

Si dice che in un palazzo al numero 1 di rue Saint-Claude, vicino alla chiesa di St.-Denis du St -Sacrément, dall’inizio del 1785 abbia vissuto Giuseppe Balsamo, detto Cagliostro. Il mago e alchimista era nativo di Palermo, ma aveva viaggiato in tutta Europa. Era andato a Londra, dove si era dato alla falsificazione di monete, poi a Parigi, dove aveva affascinato la corte di Luigi XVI con le sue cene in compagnia dei morti, che lui faceva parlare.

Fra i defunti celebri da lui intervistati c’erano Voltaire, Montesquieu e Diderot. Anche i suoi poteri ipnotici lo avevano fatto diventare l’idolo della capitale. Purtroppo, la fortuna gli ha ben presto voltato le spalle. quando è scoppiato il caso dei gioielli della regina, l’ affaire du collier de la Reine.  
Lui non c’entrava nulla, ma è stato ugualmente incarcerato alla Bastiglia, fino a quando è stato espulso dal paese. Riparato a Roma, è stato nuovamente arrestato e imprigionato a vita nella fortezza di S. Leo. Alexandre Dumas ha fatto una trasposizione romanzesca delle sue vicende.  
Un Delacroix sconosciuto - Nella chiesa di Saint-Dénis du Saint-Sacrement, posta al numero 68 di rue de Turenne c’è un dipinto su tela di Delacroix raffigurante una Pietà. È stata dipinta nel 1844 ed è un’opera importante dell’artista.  

Fontaine Boucherat
Angolo rue Charlot e rue de Turenne  
Métro: Filles-du-Calvaire  

La fontana monumentale porta il nome del cancelliere di Luigi XIV, Boucherat . Un tempo a lui era dedicata rue de Turenne, che poi ha cambiato nome. Nelle due pareti laterali ci sono una porta e una finestra, mentre sulla facciata principale ci sono due grandi piedritti/spalle appaiati secondo una linea tracciata sull’intonaco che simula la giuntura delle pietre. Sopra all’arco della nicchia c’è una testa di fauno marino dai lunghi capelli e dalla lunga barba, mentre sotto il frontone triangolare c’è uno stemma con due cornucopie con un’iscrizione che dice: “Come la pace fortunata di Luigi XIV porterà l’abbondanza ai parigini, così questa fontana porterà loro le sue acque.” La pace di cui si parla è quella di Ryswyck, stipulata dal re nel 1697.  

Fontaine de Joyeuse - All’altezza del numero 41 di rue de Turenne c’è una fontana realizzata dallo scultore Isidore Boitel, che porta il nome del palazzo che sorgeva in questo punto. Ha due pilastri ionici scanalati che sorreggono una trabeazione decorata dallo stemma della città. Nella nicchia c’è una vasca semicircolare sormontata da un peduccio di marmo bianco, decorato da ippocampi stilizzati e da rudenti. Nella vasca a forma di conchiglia c’è una scultura di zinco che raffigura un bambino nell’atto di versare dell’acqua da un’anfora simboleggiante il canale dell’Ourcq. Nel bassorilievo tondeggiante della volta, al di sopra della statua, sono raffigurate delle cicogne e delle piante acquatiche.   

Théatre Libertaire de Paris Déjazet
Boulevard du Temple, 41
Metro République

Il Teatro Libertario ha una storia interessante. Era stato costruito nel 1770 dall’architetto Belanger per Carlo X ed era destinato al gioco della pallacorda. Dopo essere stato un café-concert, ha ospitato degli spettacoli organizzati dal movimento anarchico, prima di essere acquistato nel 1859 dall’attrice Virginie Déjazet. L’interno è decorato da affreschi divertenti, nello stile di Daumier, il pittore e scultore francese dell’800, precursore dell’espressionismo, che dipingeva scene di vita quotidiana e metteva alla berlina in modo pungente la società borghese.  

Il teatro, la cui entrata, accanto a una Brasserie alsacienne, è un po’ nascosta, ospita anche degli spettacoli musicali. Purtroppo, non ho mai avuto occasione di partecipare a uno spettacolo in questa sala così ricca di storia, ma ho un bellissimo ricordo di quando mi ci ero recata per avere informazioni. Era mattina ed è venuto verso di me un bellissimo signore (ricordava un po’ Vittorio Gassman) vestito di un’ampia palandrana di velluto rosso, che si è intrattenuto con me con gentilezza e ironia. Non so se fosse un attore, ma di sicuro era un grande personaggio!

La Corderie – Al numero 14 della vicina rue de la Corderie, nel 1869 c’era la sede dell’Associazione internazionale dei lavoratori, il “nuovo Parlamento in abiti da operaio”. Alle riunioni partecipava attivamente il giornalista Vallès, fondatore del Cri du peuple, che nel febbraio del 1871 ha dato, proprio qui, il segnale della Comune di Parigi. Per questo è stato condannato a morte e ha dovuto fuggire a Londra.     
Il nome ‘corderie’ è dovuto al fatto che, nel settecento, gli edifici che si affacciavano sulla piazzetta triangolare all’inizio della via erano abitati da artigiani che fabbricavano cordami.  

Square du Temple
Rue du Temple, rue de Bretagne, rue Perrée, rue E. Spuller
Métro: Temple

Nel Medioevo quasi tutto il Marais apparteneva all’ordine dei Templari. Nell’attuale piazza antistante il municipio c’era la loro fortezza con la Tour du Temple, il mastio che durante la Rivoluzione era diventato il carcere di Luigi XVI, di Maria Antonietta e del loro figlio. L’8 giugno del 2004, nella cripta della basilica di Saint-Denis è stato deposto il cuore di quest’ultimo, morto di tubercolosi l’8 giugno del 1795, dopo una prigionia di più di tre anni. Tutti gli anni, alcuni abitanti del quartiere vengono a deporre fiori bianchi per rendere omaggio a lui e a tutti i bambini vittime di violenza.  
Da mane a sera – Sulla facciata del numero 18 dell’attigua rue Perrée c’è una serie di bassorilievi che rappresentano in modo allegorico  un’intera giornata. In alto c’è l’aurora in mezzo alle nuvole. Questa lascia il posto al sole. Più in basso c’è l’oscurità, una donna che avvolge se stessa in un velo. Le sue sembianze nascondono quelle dell’autore dell’opera, lo scultore Rispal.  

 
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