I Arrond. - Parigi Controcorrente 2020

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Costituisce il nucleo più vecchio della capitale. Ospita delle istituzioni culturali importanti come il Louvre, dei luoghi storicamente rilevanti come le Tuileries, la chiesa di Saint Eustache, la Sainte- Chapelle o la Conciergerie sull’île de la Cité e una piazza straordinaria come place Vendôme. L’arrondissement comprende la parte occidentale dell’Île-de-la-Cité, collegata alle due rive da ben nove ponti e tagliata a metà dal Boulevard du Palais e anche il quartiere delle Halles, che risale al Medioevo. Vi si trova un edificio, costruito nel 1781 dall’architetto Guiraud de Talairac al numero 48 di Rue de Valois, che con i suoi otto piani è stato considerato a lungo il più alto di Parigi. Per questo è stato soprannominato il grattacielo di Luigi XVI. L’architetto lo ha dotato anche di una scala elicoidale, molto originale.

Anche se oggi quell’attività non esiste più, il nome del quai de la Megisserie, nome che si riferisce all’industria delle pelli, ricorda che in passato qui c’erano le concerie e gli allevamenti di cavie. Ora il quai, che si trova fra il pont au Change e il pont Neuf, è famoso per i vivai. È interessante far visita a uno di essi, perché, appena oltrepassata la soglia, ci si trova immersi in un mondo esotico, che offre tutto il necessario per trasformare la propria casa in una foresta tropicale. Volendo, ci si può portare a casa una pianta carnivora o una Tsillandia capitata, con le foglie rosse e i fiori violetti...  
Anche a Parigi, come altrove, il patrimonio storico rischia di essere demolito. Così la sorte del bellissimo edificio che ospitava il supermercato della Samaritaine è incerta, dato che il suo proprietario lo vuole abbattere per sostituirlo con uno moderno.  

Musée du Louvre
99, rue de Rivoli
Métro: Palais-Royal, Musée-du-Louvre    

Nel Medioevo, sull’area dove oggi sorge il palazzo del museo c’erano boschi popolati da lupi. Louvre, infatti, deriva dal latino lupus e l’edificio con questo nome in origine era una fortezza, Carlo V è stato il primo a venirci ad abitare e ha provveduto a installare una biblioteca, mentre Francesco I lo la trasformato in stile Rinascimento. Ma è stato Enrico IV a trasformarlo in una delle dimore più imponenti e maestose di Francia.
Il Louvre è un museo immenso, noi ci limitiamo a segnalare alcune cose. La statua equestre che accoglie il visitatore nel cortile della piramide è una copia di una statua del Bernini, il cui originale si trova nell’Orangerie di Versailles. Il monumento ha una storia curiosa. Luigi XIV aveva incaricato il Bernini di eseguire una statua equestre, che ha richiesto quindici anni per essere completata. Al re però la statua non piaceva e Girardon è stato incaricato di modificarla. Lo scultore ha deciso di trasformarla in quella di un eroe dell’antica Roma, Marcus Curtius, a cui ha messo anche un elmo in testa. Tuttavia, non è riuscito a rovinarla del tutto e il senso del movimento e la torsione delle forme, impressi dal Bernini, sono notevoli. Dopo aver attraversato lo spazio luminoso sotto alla piramide, quello della hall Napoléon, lo spazio dell’imponente ala Richelieu, aver visto le grandi sculture di Pierre Puget, gli imponenti cavalli di Marly, in mezzo ai quali è incantevole passeggiare.

Nella Grande Galerie c’è il bellissimo ritratto del poeta, politico e diplomatico Baldassarre Castiglione, che purtroppo è penalizzato dalla vicinanza con la Gioconda di Leonardo. A proposito di quest’ultima, ricordate la storia del furto? La mattina del 22 agosto del 1911 ci si è accorti che il dipinto era scomparso. Il prefetto Lépine era del parere che il quadro si trovasse ancora dentro il museo, giudicando impossibile il trafugarlo. E invece qualcuno era riuscito a portarlo via. Questo qualcuno era Vincenzo Peruggia, un operaio che aveva avuto l’incarico di mettere un vetro davanti al dipinto per proteggerlo. Il quadro è stato poi ritrovato a Firenze due anni dopo.  
Il ritratto di Castiglione è stato dipinto da Raffaello verso il 1514, per permettere alla famiglia del diplomatico di avere il suo viso davanti durante le lunghe assenze che il suo lavoro di diplomatico gli imponevano. Il libro Il Cortigiano, di cui Castiglione è autore, è frutto di questo lavoro ed è un testo che nel Cinquecento era diffuso in tutte le corti europee.  

Lungo la facciata orientale del palazzo del Louvre c’è il Colonnato di Perrault. Questo colonnato ha una storia curiosa. Dopo che Napoleone era stato spedito a Sant’Elena e Luigi XVIII aveva ripreso il potere, si è voluto cancellare ogni traccia dell’effigie dell’Imperatore dai monumenti della capitale. Così, il busto di Napoleone, che si trovava sul frontone del colonnato del Perrault, è stato rimaneggiato ed è diventato quello di Luigi XIV, il Re Sole. La corona d’alloro è diventata una parrucca e anche l’iscrizione sottostante è stata cambiata. Tuttavia, sullo scudo di Minerva sono rimaste l’aquila imperiale e le api, care a Napoleone.  
I due edifici laterali, costruiti per volontà dei fratelli Pereire per crearvi degli appartamenti di lusso e dei negozi eleganti, oggi ospitano il Louvre des Antiquaires, dove sono in vendita degli oggetti e dei mobili d’arte, delle collezioni di pregio e dei tesori di ogni tempo e di ogni luogo.          
Tra chiare fontane e verdi prati - Lungo la prospettiva disegnata nel XVII secolo da Le Nôtre ci sono diverse vasche, fra cui quella circolare al centro della cour Carrée. Dopo aver oltrepassato il portico del pavillon de l’Horloge e aver raggiunto la cour Napoléon si ha modo di vedere gli zampilli spettacolari, che si sollevano dalle sette vasche triangolari con i bordi di granito, attorno alla piramide di vetro di Ming Pei. Poco oltre, nel giardino delle Tuileries, c’è una grande vasca del XVII secolo, con accanto una vasca più recente, sormontata dalla statua di Apollo che insegue Dafne. Si tratta di un calco dell’opera di Coustou eseguita nel 1797 e conservata al Louvre. In fondo al percorso c’è una grande vasca ottagonale.  

Eglise Saint-Germain-l’Auxerrois
2, Place du Louvre
Métro : Louvre-Rivoli

La chiesa era la parrocchia dei re di Francia e risale al VII secolo. È stata poi ricostruita nel XIV secolo, ma la torre romanica, il portale, il coro e la cappella della Vergine sono precedenti. Il portico è del XV secolo, le vetrate del XV. Sul portale centrale è raffigurata santa Geneviève e sulle gargouille ci sono uccelli, cani, gatti, topi, orsi, lupi, grifoni e altre bestie mostruose.  
All’interno ci sono una bella scultura lignea di san Germano, una scultura in pietra di san Vincenzo e una bella pala d’altare scolpita. Nella cappella del Santo Sacramento c’è una statua policroma che raffigura santa Maria l’Egiziana, con i capelli che le scendono fino alle ginocchia.  

Il banco dei fabbricieri è scolpito in modo meraviglioso, la cassa dell’organo proviene dalla Sainte Chapelle, il grande retablo fiammingo del XVI secolo è formato da un trittico dorato che rappresenta la vita della Vergine. Un altro retablo, di legno annerito, si trova nella cappella del Re e reca scolpite tredici scene bibliche con 95 personaggi vestiti alla moda del momento, che rappresentano quasi un’antologia del costume fiammingo.
Fra i personaggi celebri sepolti qui ci sono Malherbe e Le Vau, per questo la chiesa era soprannominata ‘Saint-Denis du génie et du talent’. Gli artisti si ritrovano qui la prima domenica di quaresima per ricevere le ceneri e pregare per i morti, secondo la volontà del pittore Willette, spiegata sulla targa apposta sul sesto pilastro di destra.  
La sfera della miseria –  In Francia, nel XV e XVI secolo, la boule aux rats simboleggiava la Terra che, come la sfera morsicata dai topi, era divorata dalla miseria e minacciata dalle persone malvage. Sotto il doccione centrale sulla facciata della chiesa ce n’è una, dalla quale i topi sembrano uscire per fuggire via.  

Municipio - Di fianco alla chiesa, al numero 4, sorge il municipio ottocentesco, la cui facciata è simmetrica a quella dell’edificio religioso. Il municipio è opera dell’architetto Hittorff. Fra le due costruzioni c’è una torre campanaria, opera dell’architetto Ballu, che ospita ancora Marie, una delle tre campane che nella notte di San Bartolomeo, il 24 agosto del 1572, avevano dato il segnale del massacro degli Ugonotti. Tutte e trentotto le campane che oggi ha la torre suonano ogni quarto d’ora e, in certe ore, come ad esempio il mercoledì alle 13.30, trasmettono una melodia particolare, per ricordare quell’evento luttuoso.
La torre che si trova fra il municipio e la chiesa non è il campanile di quest’ultima, anche se sembra, ma fa parte del municipio. E’ opera di Théodore Ballu, è alta 38 metri ed è composta da quattro piani, di cui due a pianta quadrata e due a pianta ottagonale. Ospita un carillon composto da 38 campane, che ha più di 150 anni ed è il più vecchio di Parigi.  

In rue de l’Arbre-Sec, la via che costeggia la parte posteriore della chiesa, c’è la fontana della Croix-du-Trahoir, alta tre piani, con le finestre e una balaustrata in alto. Era stata costruita nel 1775 da Soufflot e un tempo forniva l’acqua al quartiere. Il nome deriva dal fatto che, un tempo, davanti ad essa c’era una forca dove i malviventi venivano giustiziati alla presenza di una croce.  

Temple de l’Oratoire du Louvre  
4, rue de l’Oratoire
Métro: Louvre-Rivoli

Sotto Luigi XIII questo edificio, cominciato nel 1621 su progetto di Le Mercier, era una cappella reale. Ha infatti accolto il servizio funebre di questo re, poi quello di Luigi XIV e di Luigi XV. Qui hanno predicato Bossuet, Massillon, Malebranche e Bourdaloue. A proposito di quest’ultimo, si dice che le sue prediche fossero talmente lunghe che le fedeli avevano preso l’abitudine di nascondere un vaso da notte sotto alla gonna per non doversi allontanare e che per questo il vaso si sia poi chiamato bourdaloue. Quando questo era pieno, però, era meglio concludere.  
Durante la Rivoluzione, la cappella è diventata la sede di un club di insorti, più tardi è stata adibita a magazzino militare, poi a deposito degli addobbi dell’Opéra. Nell’abside c’è la statua dell’ammiraglio Coligny.     

Musée de l’Orangerie
Jardin des Tuileries  
Métro: Concorde

Il museo dell’Orangerie, situato nell’antica aranciera del Palazzo delle Tuileries, accoglie le opere di pittori impressionisti e post-impressionisti. Ci sono le opere di Cézanne, Matisse, Modigliani, Picasso, Renoir, Rousseau, Utrillo e altri. Ma il lavoro che attira il maggior numero di visitatori è il fregio panoramico alto due metri raffigurante le Ninfee dipinto da Claude Monet. È disposto in due sale ovali e gli otto pannelli riproducono le deambulazioni di Monet in mezzo al paesaggio del giardino acquatico della sua dimora di Giverny. I fiori, i rami dei salici, i riflessi delle nuvole avvolgono letteralmente lo spettatore. L’11 novembre del 1918, giorno successivo all’armistizio, Monet lo ha donato allo Stato, che lo ha installato in questo museo.  

Nel sotterraneo dell’orangerie, ai piedi di una scala monumentale, si trovano delle tele di Picasso, di Derain, di Matisse e di Laurencin… Ci sono anche i resti archeologici della cinta dei Fossés jaunes, il fossato che circondava le mura della città.

Arc de Triomphe du Carrousel
Place du Carrousel
Métro: Palais-Royal-Musée-du-Louvre

Il nome Carrousel deriva dal carosello equestre svoltosi il 5 e il 6 giugno del 1662 in quest’area per volere di Luigi XIV, per festeggiare la nascita del figlio. L’arco di trionfo, invece, è stato fatto costruire da Napoleone nel 1808 e si ispira agli archi di Costantino e di Settimio Severo a Roma. Vi si trovano molti riferimenti all’antichità e all’Impero romano. In origine, sulla sua sommità era stato collocato il cocchio trainato da cavalli della basilica di San Marco a Venezia, che Napoleone aveva fatto prelevare nel 1798 e spedito in Francia. Solo nel 1815, dopo la disfatta di Waterloo, la quadriga di bronzo è stata ripresa e ricollocata al suo posto.

Nel 1828 poi, sull’arco del Carrousel è stata installato un nuovo monumento di bronzo realizzato da François Joseph Bosio, a cui è stato dato il nome di Quadriga della Pace. In cima all’Arco c’è anche una statua che raffigura il geniere dell’esercito di Napoleone Dominique Gaye-Mariole, un gigante alto due metri che ha dato origine al detto ‘faire le mariole’, nel senso di fare il gradasso. Era forte come un toro e, nel 1807, mentre l’imperatore passava in rassegna le truppe, si era presentato davanti a lui con un cannoncino di trenta chili sotto il braccio.  

Le otto colonne corinzie di granito rosa dell’arco provengono dal vecchio castello di Meudon distrutto da un incendio. I bassorilievi rappresentano degli avvenimenti legati alla vita dell’Imperatore, fra cui la capitolazione davanti a Ulm, l’entrata a Monaco e a Vienna, la pace di Presburgo, la vittoria di Austerlitz e altri. Le sculture rendono anche omaggio ai corpi militari che hanno partecipato alle campagne napoleoniche.  

Ai quattro angoli del pont du Carrousel ci sono degli obelischi verdi formati da elementi che hanno la caratteristica di scorrere l’uno dentro all’altro come le parti di un telescopio. Ogni sera, grazie a un motore elettrico, essi si allungano di dieci metri verso l’alto. Questa soluzione era stata adottata nel 1946 con lo scopo di non impedire la visuale sul Louvre durante il giorno.   

Musée des Arts decoratifs
107, rue de Rivoli
Métro: Palais-Royal-Musée-du-Louvre, Tuileries, Pyramides  

Il museo ospita migliaia di opere create nei secoli da abili artigiani. Ci sono pannelli intarsiati, credenze, scrittoi di mogano, c’è il letto di Vaitesse de la Bigne, risalente al Secondo Impero, c’è l’alcova  di Nana-la-courtisane, ci sono letti a baldacchino, mobili scolpiti di Eugène Grasset, retabli gotici… E poi ci sono le salsiere rococò, i cavallini di ceramica, i  secrétaire, i servizi di posate d’argento, i soprammobili che facevano parte dell’arredamento delle case borghesi nel XX     secolo... Chi predilige i bijou amerà la galleria dei gioielli, con i suoi muri neri e le pareti di vetro illuminate, opera dell’architetto Ostinelli. Al suo interno gli orecchini, i collier di diamanti, le collane lunghe fino alla vita scintillano sotto a coni di luce come in fondo a una grotta.

Ci sono poi i rosari medioevali, le corone reali, gli smalti gotici; i cammei, le pietre intagliate, gli scarabei e le Nefertiti del Primo Impero, i gioielli Belle Epoque, gli arabeschi Art nouveau e Art déco… Fra gli oggetti più belli c’è una spilla di vetro realizzata da Lalique per una donna amata.  
Negli ultimi decenni, gli artisti e i designer si sono divertiti a dissacrare i gioielli e quello che essi hanno rappresentato nei secoli. Fra gli oggetti di questo tipo ci sono un braccialetto di plastica detto ‘Spaghetti’, creato da Gaetano Pesce e un astuccio d’oro e di plexiglas in cui è incastonata una cicca di sigaretta, creato da Armani.        

Muro dei Materiali e delle Tecniche - Una delle cose curiose è quella di far scoprire l’utilizzo negli anni di elementi originali e a volte un po’ macabri. Si scopre ad esempio che nel ‘600 le donne indossavano della bigiotteria-ricordo realizzata con i capelli intrecciati di una persona cara defunta.  
Nell’ala Marsan, invece, sono ospitati dei mobili e delle sedie di design. C’è la famosa sedia a sdraio di Charlotte Perriand, con l’ossatura d’acciaio, ci sono le coloratissime sedie degli anni ’70, ci sono le originali sedioline per bambini… Poi c’è il lit-colonne di Matali Crasset dell’anno 2000 e c’è la ricostruzione della stanza di Jeanne Lanvin, il cui mobilio, le decorazioni e i rivestimenti di legno la fanno rivivere nel suo contesto. Alla fine del percorso ci si può lasciare cadere su una delle comode poltrone griffate e seguire i filmati che scorrono sui televisori.   

Il reparto dedicato alla Moda e al Tessile ospita quasi ventimila costumi del Seicento e innumerevoli accessori e ritagli di tessuti pregiati. Ci sono molte creazioni di grandi sarti come Balmain e Lacroix che ogni tanto vengono esposte nelle mostre.      
Il tè di Angelina – Al 226 di rue de Rivoli c’è la sala da tè Angelina, un locale aperto nel 1903 dal confettiere austriaco Rumpelmayer, dove in passato si dava appuntamento l’aristocrazia. Oggi ci vanno coloro che amano il delizioso Mont Blanc, la meringa farcita di deliziosa crema di marroni, e la cioccolata calda Africain.  
Sulla facciata della casa all’angolo della vicina rue Bailleul con rue de l’Arbre-Sec due gigli, simbolo della monarchia, scolpiti sopra alle lettere maiuscole SG. Quelle lettere servivano da riferimento in occasione dei censimenti delle strade.     

Jardin des Tuileries
Métro: Concorde, Palais Royal, Tuileries

È quasi d’obbligo incominciare la visita di Parigi da questo giardino reale, creato nel 1564 da Caterina de’ Medici. È piacevole passeggiarvi, sedersi su una delle panchine verde scuro per leggere, chiacchierare e guardarsi intorno… È stato il primo giardino di Parigi a essere aperto al pubblico su decisione di Luigi XIV, anche se non era aperto proprio a tutti: i mendicanti, i servi e i soldati, per esempio, non vi potevano entrare.  
Il parco ospita quasi tremila alberi, alcuni dei quali rari. I gelsi bianchi, che costeggiano la terrasse des Feuillants - i Foglianti erano gli appartenenti a un club costituito da elementi moderati, fautori di una monarchia costituzionale - hanno delle foglie di forma diversa anche sullo stesso ramo e sono gli unici rimasti dei ventimila piantati nel 1600 per ordine di Enrico IV. Ci si era resi conto, infatti, che allevare i bachi da seta e produrre la seta in Francia conveniva di più che acquistarla all’estero.

La quercia al centro di un viale, circondata da panche rotonde, è stata piantata nel 1989. Durante la Rivoluzione ne erano state piantate molte per simboleggiare l’ideale di libertà, ma alla Restaurazione erano state tutte abbattute. Vicino alla fontana ottagonale c’è la statua di un uomo barbuto disteso accanto a un coccodrillo e una sfinge che regge un corno pieno di frutti. È un’opera eseguita nel 1692 da Lorenzo Ottone e si ispira all’Egitto. Ci sono anche i busti di Maillol e di Charles Perrault, quest’ultimo in mezzo a un girotondo di bambini. Accanto al Grand Carré c’è un fossato appena visibile, che un tempo isolava lo spazio riservato ai re.  

Radici italiane – Il tronco secco e rugoso disteso con le radici all’aria nel boschetto vicino alla terrasse du Bord-de-l’Eau, in mezzo agli ellebori e alle pervinche è una scultura di bronzo dal titolo L’Arbre des Voyelles. È stata eseguita nel 1999 da Giuseppe Penone e collocata qui poco dopo il nubifragio che aveva abbattuto molti alberi nei parchi della capitale. E nei giorni successivi al disastro molti visitatori sono stati tratti in inganno, lo hanno creduto un tronco vero. Sulle radici sono incise delle vocali e in corrispondenza dei cinque rami sono stati piantati un tasso, un frassino, un ontano, un pioppo e una quercia dedicati a delle divinità.  

Place de la Concorde
Métro: Concorde

Nel ‘700, in questa piazza c’erano otto ponti che scavalcavano i fossati di irrigazione dei giardini collocati ai bordi. Oggi, di quei ponti sono rimaste solo le balaustrate e le otto garitte che si trovavano di fianco ad essi. Fino al 1792, la piazza portava il nome di Luigi XV e ospitava una sua statua equestre, poi è diventata la piazza della Rivoluzione, prendendo il nome che ha attualmente. Nel 1793 qui sono cadute molte teste. Vi sono stati giustiziati Luigi XVI, Maria Antonietta, Charlotte Corday, Danton, Robespierre e molti altri. Il re Luigi Filippo ha deciso di farne uno spazio condiviso, più che uno spazio commemorativo. Vi ha fatto collocare l’obelisco di Luxor, mentre sulle garitte laterali sono state messe le statue allegoriche di otto città francesi. Ci sono due fontane monumentali alte nove metri che evocano la navigazione marittima e la navigazione fluviale.  

Purtroppo, il grande passaggio di  auto impedisce di apprezzare le cose belle che la piazza ospita. Fra di esse ci sono i reverbères, i lampioni con le colonne rostrali. Le facciate monumentali con il portico delle case che vi si affacciano si ispirano al colonnato del Louvre e sono state ideate dall’architetto Gabriel. In anni recenti la piazza è stata sede di manifestazioni e di feste, fra cui quelle per l’elezione di Chirac e di Sarkozy. Anche la sfilata annuale del 14 luglio termina qui.         

Eglise de Notre-Dame de l’Assomption
4, place Maurice Barrès e 263bis rue Saint-Honoré
Métro: Concorde, Madeleine

Un tempo era la cappella del convento delle Filles de l’Assomption. Nel 1834 vi sono stati celebrati i funerali di La Fayette, nel 1842 quelli di Stendhal. Dal 1850 è la chiesa dei polacchi a Parigi.  
L’affresco della cupola raffigura l’Assunzione della Vergine ed è stato eseguito nel 1676 da Lafosse. I quadri che raffigurano Saint Germain l’Auxerrois e Sainte Geneviève sono notevoli.  
Nella cripta secentesca c’è il ristorante Crypte Polska, gestito dalla Missione cattolica polacca, che propone il gulash, i dolci al formaggio e cannella della cucina tradizionale.     

Place Vendôme
Métro: Tuileries, Madeleine

È il salotto di Parigi, sinonimo di lusso e distinzione. La piazza era stata ideata come tale dal marchese di Louvois, poi l’architetto Mansard nel 1685 ha disegnato la sua forma rettangolare, delimitata da edifici armoniosi con i portici. Sotto all’Ancien régime qui abitavano i grandi banchieri e c’erano i palazzi delle ambasciate. Oggi ci sono le boutique dei grandi gioiellieri, l’Hôtel Ritz e il Ministero di Giustizia.  
Nel 1806, nel luogo dove prima c’era la statua equestre di Luigi XIV, Napoleone ha deciso di far installare una colonna ispirata alla colonna Traiana di Roma. Il monumento è opera degli architetti Lepre e Gondouin e per realizzarlo sono stati fusi più di mille cannoni presi sul campo di battaglia. I bassorilievi sono opera di di Bergeret e raffigurano l’arrivo dell’Imperatore a Strasburgo, le battaglie di Wertigen e di Elchingen, il suo ingresso a Vienna, la vittoria di Austerlitz, l’incontro con gli altri imperatori e il suo ritorno trionfale a Parigi. In cima alla colonna c’è la statua di Napoleone in costume da imperatore romano, con la corona di alloro in testa, una spada nella mano sinistra e un globo terrestre con la Vittoria alata nella mano destra.

All’interno della colonna ci sono 176 gradini che salgono a spirale. Sotto alla Comune, il pittore Courbet aveva fatto tirare giù la colonna con un sistema di corde, ma la Terza Repubblica l’ha fatta rimettere a posto, a spese di Courbet. Il pittore è stato completamente rovinato da questo provvedimento.   
I balconi degli edifici che si affacciano sulla piazza sono di ferro battuto cesellato e sono molto belli. Con un binocolo se ne possono osservare i dettagli.   
Al numero 13 di place Vendôme, a sinistra del Ministero della Giustizia, sono visibili i centimetri incisi nel marmo nel 1795 per far sì che gli abitanti si familiarizzassero con il nuovo sistema decimale di misurazione.     

Place des Pyramides - Nel 1802, Bonaparte aveva fatto aprire rue de Rivoli per dotare la capitale di un collegamento in direzione est-ovest. Allo stesso tempo ha fatto aprire la rue des Piramydes per ricordare la sua vittoria in Egitto il 21 luglio del 1798. Il percorso prevedeva l’attraversamento dell’area delle Tuileries e poiché lo spazio era ampio, vi si è potuta ricavare anche una piazza a cui è stato dato lo stesso nome. Dal 1874 la piazza, che si trova vicino alla precedente, a ovest, ospita la statua di bronzo dorato di Giovanna d’Arco, davanti alla quale il primo maggio di ogni anno si svolge una cerimonia per onorare la pulzella d’Orléans, che oggi incarna l’identità nazionale.

Marché St. Honoré
Métro: Pyramides

Sull’area in cui nel ‘600 sorgeva un monastero fatto costruire da Maria de Medici oggi c’è un  edificio di vetro e acciaio, costruito dall’architetto spagnolo Bofill. Esso ospita diversi negozi e si inserisce nella tradizione dei passaggi coperti del passato. La sera, grazie all’illuminazione, l’edificio e la piazza sono magici. Al numero 45 della vicina rue Saint-Roch c’è la Mutuelle des Cuisiniers de France, costruita nel 1917 da Bruno Pélissier, che fungeva da società di mutuo soccorso e che ha una bellissima facciata verde.  
Al numero 1 di rue Gomboust, la via che delimita a nord la piazza del mercato, c’è una conchiglia dorata, che spicca sul fondo rosso scuro. Era un punto di riferimento per i pellegrini diretti a Roma o a Santiago. Voleva dire che qui c’era una locanda dove essi potevano fermarsi a dormire.  

Eglise de Saint-Roch
296 rue Saint-Honoré
Métro: Tuileries, Piramydes

Era stato Luigi XIV, nel 1653, a posare la prima pietra di questa chiesa che oggi è la chiesa degli artisti, degli scrittori e delle persone di spettacolo, per i quali ogni venerdì alle 12.30 viene celebrata una messa. La facciata, ideata da Robert de Cotte, ha un frontone triangolare, delle nicchie e delle colonne collocate su due piani. All’interno c’è una successione di  cappelle incastrate l’una nell’altra e dietro al coro c’è la cappella della Vergine costruita da Mansart. Un deambulatorio porta a quelle della Comunione e del Calvario. Fra le opere di valore ci sono le tele settecentesche della Prédication de Saint-Dénis di Vien e del Miracle des Ardents di Doyen e una scultura del Battesimo di Gesù. Nella chiesa si tengono numerosi concerti perché la sua acustica è ottima.
Davanti all’atrio, all’altezza del numero 296 di rue Saint-Honoré, c’è una vestigia del passato, ovvero un décrottoir, un raschietto puliscipiedi.  

Palais Royal
Place du Palais Royal  
Métro : Palais Royal- Musée du Louvre

In origine, l’enorme palazzo era di proprietà di Richelieu e per questo si chiamava Palais Cardinal. Alla sua morte, nel 1642, egli lo ha ceduto alla Corona e da quando vi si è installata Anna d’Austria con il giovane re Luigi XIV, l’edificio ha assunto il nome di ‘royal’.  
Nel 1692 il re lo ha donato alla famiglia d’Orléans. Nel 1780 Filippo IV d’Orléans, futuro Philippe Egalité, per ripagare i propri debiti ha fatto costruire nel giardino degli edifici da affittare. Vi si sono installati degli esercizi commerciali e anche delle attività illegali, che approfittavano del fatto che la polizia non poteva entrare al suo interno.

Nel periodo della Rivoluzione, Danton e Robespierre si incontravano al primo piano, sopra al ristorante Grand Véfour, mentre nel cortile il giovane avvocato Desmoulins incitava i clienti del Cafè de Foy alla rivolta.  
Più tardi, vi sono stati aperti dei gabinetti letterari, frequentati da Lamartine e da Sainte-Beuve, ma continuavano a esserci le prostitute e le bische, descritte da Balzac. Successivamente, il palazzo è diventato di proprietà dello stato e oggi ospita il Consiglio di Stato, il Consiglio costituzionale e il Ministero della cultura.  
Oltre al Restaurant du Palais Royal, che ha i tavoli fuori, al ristorante Grand Véfour e al Café de l’Epoque, che conserva gli specchi e i lampadari degli anni ’30, ci sono le botteghe degli antiquari e dei negozi di quadri.  

Jardins du Palais-Royal
6, Rue de Montpensier
Métro : Palais Royal-Musée-du-Louvre

Il giardino ha molti tigli e ippocastani alla cui ombra, nella bella stagione, è bello sedersi ad ascoltare il canto dei rondoni che rallegrano il giardino. Ci sono le comode sedie di ferro color verde scuro che si possono spostare dove si vuole o le panchine di pietra. Fra le statue di marmo, le più curiose sono quella di un incantatore di serpenti e quella di un pastore con la sua capretta.  
Ci sono anche due fontane, quella circolare al centro di un prato pieno di rose e quella quadrata detta delle Sphérades, con al centro delle grosse bocce mobili di acciaio inossidabile.  

Colonne di Buren –  Alle colonne tronche, a righe bianche e nere, di Buren, manca da tanto tempo l’acqua e ci si è dimenticati che in origine esse facevano parte di una fontana. Nel 1986 avevano scatenato delle grandi polemiche, c’erano state delle petizioni e degli articoli e Chirac aveva imposto l’interruzione dei lavori. Il ministro della cultura ne aveva proposto la distruzione, ma alla fine l’ha spuntata l’artista e le sue colonne tronche continuano a essere al loro posto.

Place du Palais Royal
Métro : Palais Royal-Musée du Louvre

La piazza, che ha preso il nome dal palazzo reale, ha subito un primo intervento di sistemazione nel 1648, con l’allargamento di rue Saint-Honoré e con la demolizione di palazzo Sillery. Nel 1719 sul lato sud è stato edificato un castello d’acqua, sulla cui facciata sontuosa, opera dell’architetto del re Robert de Cotte, c’era una fontana, decorata con alcune statue di Coustou. Nel 1854 la piazza è stata allargata e sul lato orientale e occidentale sono stati costruiti degli immobili con il porticato, che continuava quello di rue de Rivoli, allora in costruzione.  

Acqua e gas a ogni piano – Per noi è facile oggi aprire il rubinetto e veder scorrere l’acqua o girare la manopola del fornello e accendere il gas e non pensiamo mai che è solo dalla seconda metà dell’800 che questo è possibile. Da allora in avanti, sulla facciata degli immobili che offrivano questa possibilità veniva apposta una targa blu. Alcune di queste targhe sono tuttora visibili. In un immobile del passage des Deux-Pavillons, situato in diagonale, a nord est del Palais Royal, c’è ancora addirittura la fontana, posta ai piedi delle scale, a cui gli inquilini venivano ad attingere l’acqua prima che essa fosse portata ai piani.    

Cannon du Palais-Royal
Giardini del Palais-Royal
Métro: Louvre-Palais-Royal  

In passato, qui c’era un piccolo cannone caricato con polvere da sparo, posto sotto a delle lenti convergenti. Era stato il signor Rousseau, che aveva un negozio di orologiaio al numero 95 della Galérie du Beaujolais, a collocarlo qui, sul meridiano di Parigi, nel 1786. Quando il sole era allo zenit, i raggi si concentravano sulla lente e provocavano una detonazione, sempre precisa, tanto che ci si poteva regolare l’orologio.

A quel tempo il palazzo, lasciato in eredità al re da Richelieu, era un luogo di prostituzione e di gioco d’azzardo, dove la polizia non poteva entrare. E l’abate Delisle, che aveva qualcosa da ridire sui costumi dissoluti all’interno del palazzo, ma non aveva nulla da ridire sulla precisione del meccanismo, ha scritto: “… Si l’on y derègle ses moeurs/ Du moins l’on y règle sa montre.” (Se ci si abbandona alla sregolatezza, almeno ci si può regolare l’orologio).  
Il cannoncino ha funzionato fino al 1998, quando è stato rubato. Quello di oggi, fissato a un pilastro, è una copia, che non spara più.   

Musée de la Comédie-Française
Place Colette
Métro: Palais-Royal-Musée-du-Louvre

La Comédie era stata fondata nel 1680 da Luigi XIV e il suo emblema era ‘Simul et singulis’, essere insieme ed essere se stessi. Oggi il teatro offre novecento rappresentazioni all’anno. Nell’ingresso della parte museale è raffigurato Talma (Delacroix?), l’attore che aveva lanciato la moda della recitazione in costume. Lungo lo scalone e nella galleria ci sono i busti di Molière, di Corneille e di Racine, che vengono accarezzati dagli attori superstiziosi prima di andare in scena. C’è anche il ritratto di Sarah Bernhardt e, nel Grand Foyer c’è la poltrona a rotelle su cui, il 17 febbraio del 1673, Molière ha avuto un malore mentre stava recitando nel Malato immaginario, malore che in poche ore lo ha condotto alla morte. Nel foyer degli Artisti è conservato anche il suo orologio. La domenica mattina con le visite di gruppo si penetra dietro le quinte e si percorrono i labirinti e i luoghi di solito inaccessibili al pubblico.  

Place Colette –  La piazzetta su cui si affaccia la Comédie Française è stata dedicata a Colette nel 1966. La scrittrice abitava in un alloggio sul lato nord del Palais Royal. Attigua alla piazza dedicata a Colette c’è quella dedicata ad André-Malraux. Nel 1874, il prefetto Haussmann aveva fatto collocare su questa piazza due fontane monumentali create da Davioud. Quella sul lato di rue de Richelieu è decorata da una Ninfa fluviale, quella all’angolo di rue Saint-Honoré è decorata da una Ninfa marina. Entrambe hanno alla base una ronda di bambini scolpiti nella pietra.      
Nella vicina rue Molière c’è una fontana ottocentesca che rende omaggio al grande attore. È stata costruita da Visconti e in una nicchia ha una grande statua di bronzo del commediografo in atteggiamento meditabondo. Ai lati ci sono le allegorie della Comédie serieuse e della Comédie légère, che tengono in mano le pergamene con i titoli delle opere di Molière. Questo monumento commemorativo è stato il primo a essere dedicato a qualcuno che non fosse un re.  

La Galerie Dorée de la Banque  de France
3, Rue de la Vrillière
Métro: Palais-Royal-Musée du Louvre

Nella prima metà del XVII secolo, era di moda per i ricchi aristocratici avere una galleria dove esporre le collezioni di quadri e di opere d’arte. Anche La Vrillière, ministro di Luigi XIII, che aveva chiesto all’architetto Mansart di costruirgli un palazzo, lo ha fatto. Per la sua galleria si è ispirato alla Farnese di Roma e ha incaricato François Terrier della decorazione. Il soffitto riproduceva il cielo, con un’allegoria del sole e dei quattro elementi, alle pareti erano appese delle tele del Guercino, di Guido Reni, di Pietro da Cortona, di Maratta e di Poussin. Quando la proprietà dell’hotel è passata al conte di Toulouse, Robert de Cotte ha ricoperto le pareti di un rivestimento dorato, secondo lo spirito barocco ed è per questo che la galleria ha preso il nome di ‘Galerie Dorée’.

Poi, durante la Rivoluzione, il palazzo è diventato sede della Tipografia nazionale e nella galleria c’era il magazzino della carta. I quadri sono stati dispersi in vari musei e negli spazi liberi era stato collocato il tricolore.  
È dal 1811 che il palazzo ospita la Banca di Francia e con il restauro la galleria ha assunto i colori verde e oro che ha ancora oggi. Non si tratta di un museo, ma di un luogo dove si tengono le riunioni della banca. È visitabile il sabato mattina in gruppo, dietro prenotazione.     

Musée en Herbe – Al numero 21 di rue Hérold, una piccola via di fianco alla Banque de France c’è un museo per bambini. In un’atmosfera fiabesca vengono presentati dei percorsi-gioco su dei temi artistici o scientifici, con lo scopo di sviluppare la curiosità e la sensibilità dei piccoli. Ci sono delle mostre e dei laboratori di arte plastica, dei giochi di osservazione che permettono di scoprire in modo diverso le opere d’arte e gli oggetti esposti. Ci sono dei libri giocattolo che guidano i partecipanti lungo i percorsi organizzati e dei laboratori per coinvolgerli maggiormente...   

Bourse de Commerce
Rue de Viarmes
Métro: Chatêlet o Louvre

Nel 1572, sull’area dell’attuale palazzo della Borsa, c’era la residenza di Caterina de’ Medici, residenza poi passata al conte di Soisson e quindi a Tommaso di Savoia, prima di essere distrutta. Nel 1763, il prevosto dei mercanti vi ha fatto costruire un magazzino del grano e della farina, di forma circolare, con venticinque arcate e una cupola di legno. Nel 1889, il magazzino è stato rimpiazzato da quello della Borsa del commercio. I muri sono stati affrescati da Mazerolle, da Luminais, da Laugée, da Clairin, da Lucas che con i loro dipinti hanno coperto 1500 metri quadrati. Essi raffigurano la storia del commercio fra i continenti e celebrano il progresso tecnico portato dalla ferrovia e dall’elettricità. Oggi l’edificio ospita gli uffici della camera di commercio e dell’industria e spesso vi si svolgono delle mostre.

Barometro aneroide –  In città ci sono diversi strumenti di misurazione, fra cui le scale che misurano il livello dell’acqua e gli esemplari di metro. Sotto alla cupola della Borsa c’è un barometro aneroide, ovvero un barometro metallico a tubo ripiegato, dentro a una cornice che raffigura una corona di alloro decorata con fiori e frutta. Il barometro risale al 1889 ed ha la particolarità di poter essere letto nei due sensi.  

Colonne astrologique
Rue de Viarmes
Métro: Chatêlet o Louvre

La colonna di 31 metri che sorge di fianco al palazzo della Borsa è detta Colonna astrologica o Colonna Medici. Era stata infatti la regina Caterina de’ Medici, moglie di Enrico IV, a farla erigere nel 1572 per il suo astrologo Cosimo Ruggieri, affinchè dalla sua cima studiasse gli astri. La morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1615, l’ha resa inutile. In origine, la colonna faceva parte del palazzo della regina, andato distrutto e la gabbia di ferro che si trova in cima era chiusa da vetri. Non è aperta al pubblico, anche se i centocinquanta gradini della scala a chiocciola sono tuttora praticabili senza pericolo.  
Quadrante solare - Su una facciata interna del palazzo Dupin, al numero 68 della vicina  rue Jean-Jacques Rousseau, c’è un quadrante solare con le cifre disposte su di un palcoscenico con il sipario ai lati. Il filosofo Rousseau, segretario della proprietaria del palazzo, veniva qui a lavorare. Avrà mai consultato questo quadrante solare?

Art contemporaine à l’Aftersquat
59, rue de Rivoli
Métro: Châtelet

Molti pittori, ceramisti, disegnatori, scultori e fotografi francesi, artisti che praticano la street art con o senza gli stampini, che lavorano con la plastica, hanno scelto dei quartieri periferici per aprire i loro atelier. La loro scelta è caduta, ad esempio, su Belleville, sui bordi settentrionali del canale Saint Martin, sulla Butte-aux-Cailles... Alcuni collettivi, come quello detto Lézarts de la Bièvre, organizzano anche le giornate Porte aperte nei loro atelier.  

Il collettivo Aftersquat – alla lettera ‘dopo l’occupazione’ - opera da diversi anni in pieno centro e accoglie molti visitatori. Sulla facciata ci sono delle sculture bizzarre, dei tessuti colorati, che catturano l’attenzione e che costituiscono una vetrina dei lavori presenti all’interno. La permanenza di questi artisti, che all’inizio erano degli squatter che avevano occupato il palazzo, è stata resa ufficiale e accettata.     
Vestigia del passato – Prima dell’arrivo dell’elettricità, i numeri delle case erano segnati su dei vetri blu dietro ai quali c’era una fiammella a gas, per permettere di vederli anche di notte. Un rubinetto posto al di sotto permetteva di regolare l’uscita della sostanza. Oggi, naturalmente, essi non sono più in funzione, ma continuano a essere presenti sulle facciate delle case dei quartieri centrali. Al numero 70 di rue Rivoli ce n’è uno che ha una forma diversa. In genere i vetri sono triangolari, questo invece è quadrato, addossato al muro ed è unico nel suo genere.      

Musée du Barreau
25 rue du Jour
Métro: Les Halles

Il museo del foro, dell’avvocatura o anche ‘della sbarra’, nel senso del tramezzo che nelle aule giudiziarie separa i giudici dagli imputati è un museo molto interessante. Ospita molti documenti originali attinenti a casi celebri, fra i quali, ad esempio, quello della nomina del difensore di Maria Antonietta, che aveva tentato, inutilmente, di salvarle la vita. Fra quelli dell’affare Dreyfus, oltre alle foto delle sedute del processo scattate da Emile Zola, c’è la perorazione del suo avvocato, gli esami grafologici della scrittura di Esterhazy e di Dreyfus, l’articolo di Zola apparso sull’Aurore dal titolo ‘J’accuse’. C’è una petizione firmata da Paul Valéry, Mauriac, Camus, Paul Claudel e Colette, indirizzata al generale De Gaulle, per ottenere la grazia per Brasillach.  

Una vetrina è completamente dedicata a Gambetta, in un’altra è esposta una delle ultime lettere scritte del maresciallo Pétain dall’isola di Yeu nel giugno del 1949.  
Vicino al museo, al numero 9 di Rue du Jour c’è la merceria La Droguerie, che è un punto di riferimento importante per chi vuole personalizzare un capo di abbigliamento con un ornamento originale. Ci sono migliaia di bottoni e di perle, chilometri di nastri, miriadi di gomitoli di lana, di cotone, di rocchetti di filo colorato...  

Eglise Saint-Eustache
2, rue du Jour
Métro: Les Halles

Secondo la leggenda Sant’Eustachio, quando ancora si chiamava Placido ed era un ufficiale dell’esercito romano al tempo dell’imperatore Traiano, un giorno aveva visto comparire una croce luminosa in mezzo alle corna del cervo che stava cacciando. La scena è riportata sopra al portale sud della chiesa. La visione della croce sormontata dalla figura del Cristo che chiede a Placido perché lo perseguiti lo ha indotto a convertirsi al cristianesimo.
Nel 1532, sotto Francesco I, si è costruita una chiesa in stile Rinascimento, con una navata molto alta. Nel 1667, Colbert ha fatto aggiungere due cappelle e ottant’anni dopo il duca di Chartres ha posato la prima pietra del portale di Mansart, tuttora incompiuto. Durante la Rivoluzione la chiesa è stata trasformata in un tempio dell’Agricoltura.  

Il magnifico mausoleo di Colbert è stato disegnato da Le Brun ed è impressionante per finezza e sensibilità. Il ministro vi è rappresentato in posizione di orante e ai suoi lati ci sono le statue della Fedeltà e dell’Abbondanza. Fra le opere pittoriche notevoli ospitate nella chiesa ci sono il quadro della Cena di Emmaus eseguito da Rubens, quello del Martirio di Sant’Eustachio di Simon Vouet e quello di Tobia e Tobiolo del fiorentino Santi di Tito. C’è anche una tela di Luca Giordano e l’Estasi di Santa Maddalena  del senese Rutilio Manetti.  

In questa chiesa Molière, Richelieu e madame de Pompadour erano stati battezzati. Il futuro re Luigi XIV vi aveva fatto la Prima Comunione e La Fontaine ha avuto la cerimonia funebre. La chiesa è conosciuta per il suo grande organo e per l’acustica perfetta, per questo vi si tengono frequentemente dei concerti.   
Quadranti solari – Il quadrante più grande della facciata sud è disegnato attorno al rosone posto a trenta metri di altezza. Lo stilo è appena sotto al centro del rosone e le ore sono incise nella pietra. Su una colonna in basso a sinistra del portale, invece, c’è una meridiana. Sul piazzale davanti alla chiesa c’è la testa scolpita da Henri de Miller detta L’écoute.  

Festa dei salumieri – Sin dal 1400, la terza domenica di novembre i salumieri vengono qui in processione, con indosso il tocco e il grembiule bianco, ad assistere a una messa ricordo. Un’enorme testa di maiale fa bella mostra di sè, seguita da piatti di salumi. Il santo patrono dei salumieri è Sant’Antonio, che era partito per il deserto in compagnia di un maiale. Dopo l’omelia, il presidente legge i nomi dei colleghi scomparsi quell’anno, poi depone la pergamena su cui sono scritti in un’urna nella cappella dedicata a loro. Poi il coro intona il canto ‘Ce n’est qu’un au revoir’, recita una preghiera al ‘buon Dio del paté in crosta’ prima di recarsi a consumare una cena pantagruelica.  
Cochon à l’Oreille – A proposito di salumi e maiali, al numero 15 di rue Montmartre c’è un bel ristorante storico. Les Halles sono ormai sparite da tempo, rase al suolo nel 1969, ma gli interni di ceramica di alcuni bistrot della zona sono sopravvissuti e l’impiego di questo materiale ne migliora di molto gli interni. Le sale del Cochon à l’Oreille sono abbastanza piccole e sulle piastrelle dei muri, risalenti al 1914, che vanno dal pavimento al soffitto sono riportate alcune scene del mercato delle Halles di un tempo. Ci sono le casalinghe cariche di cesti, c’è il via vai di venditori, c’è l’animazione davanti a Saint-Eustache. Anche l’arredamento del locale è quello di allora. È un posto abbastanza turistico, ma il suo interno vale la pena di essere visto.   

Jardin Nelson Mandela
Halles
Métro o RER: Châtelet-Les-Halles

Il giardino, che in passato era detto des Halles e che oggi è dedicato a Nelson Mandela, è stato disegnato dall’architetto Louis Arretche nel 1988 su di una superficie di cinque ettari. Le strutture metalliche invece sono state ideate dall’architetto Lalanne. Vi si trovano diverse fontane, fra cui quella della Cossonnerie creata dall’architetto Pierre Mougin, formata da sei piccoli tubi d’acciaio ricurvi da cui scendono dei sottili fili d’acqua che cadono in un piccolo esagono in pietra. Da qui l’acqua, attraverso due canaletti, si riversa in un bacino trapezoidale.  
Sul muro della vicina casa al numero 31 di rue du Pont Neuf c’è un busto di Molière e una targa che dice che il commediografo è nato in una casa che sorgeva qui. Ma la cosa non è vera, dato che Molière è nato in un palazzo all’angolo di rue Saint-Honoré con rue  Sauval. Era stato il rigattiere Alexandre Lenoir a far mettere il busto e la targa nel 1796, forse per farsi un po’ di pubblicità.

Guerra ai topi - Al numero 8 di rue des Halles c’è il negozio del derattizzatore Ets Julien Aurouze. Quando alle Halles c’era il mercato, i topi rappresentavano un grande problema e l’intervento dei derattizzatori era prezioso. La ditta di Julien Aurouze esiste dal 1872. Nella vetrina c’è un gruppo di topi impagliati in mezzo ai flaconi di veleno e molti passanti si fermano a guardare incuriositi. La vetrina compare nella scena del film Ratatouille quando un topo mostra al figlio la sorte riservata loro dagli umani ed è inclusa nelle visite guidate delle location dei film.      

Forum des Halles
1, rue Pierre Lescot
Metro: Les Halles

Nel 1969, per motivi di igiene, il mercato delle Halles è stato trasferito in periferia, a Rungis. Ma nel trasferimento si è persa l’atmosfera animata e festosa che esso aveva qui. Era stato Luigi VI che lo aveva fatto aprire nel XIII secolo. Dapprima vi si vendevano il pesce del Mare del Nord e il vino. Nel periodo di maggiore espansione vi lavoravano tredicimila operai, impegnati anche di notte. C’erano i cabocheur, che spaccavano la testa ai montoni per estrarne il cervello, c’erano gli ‘ingozzatori’ di piccioni, c’erano gli scaricatori costituiti in corporazione, che portavano anche più di 200 chili. All’una del mattino arrivavano i contadini con gli ortaggi, la frutta e i  fiori,

All’alba, i nottambuli prendevano un croissant e un caffè nei bistro, accanto ai macellai e agli scaricatori che prendevano un’entrecôte e un bicchiere di vino o di acquavite allungata con acqua e fortemente pepata. Alle 8 il mercato chiudeva i battenti e i vagabondi si gettavano sulla frutta e sulla verdura rimaste. Per costruire la nuova struttura in cemento delle Halles, purtroppo sono stati distrutti i padiglioni di Baltard, capolavoro dell’architettura metallica del XIX secolo.  
Frutta marcia ai condannati - I commercianti disonesti e i falsi testimoni venivano esposti alla gogna in una struttura detta pilori, formata da una ruota di ferro con dei buchi nei quali si imprigionavano le loro braccia e la testa. I passanti gettavano loro in faccia delle uova o della frutta marcia, non delle pietre o degli oggetti duri.  

Le api e l’alveare – Sull’angolo della casa al numero 9 di rue Pierre Lescaut c’è un alveare con le api, che all’inizio del Novecento era l’insegna di un negozio di miele.
All’angolo della vicina place Marguerite de Navarre con il passage des Lingères c’è un complesso immobiliare dall’enorme facciata a specchio, con le lastre su piani diversi.  

Forum des Images
2, Rue du Cinéma
Métro: Les Halles, Chatêlet

Il Forum è il cuore delle Halles e lì, accanto ai negozi, c’è Il Forum des Images, il tempio della settima arte, un luogo aperto e  conviviale che contribuisce a fare di Parigi la capitale del cinema. La Cinematèque accoglie un fondo di più di seimilacinquecento film dedicati alla Ville Lumière, in un ambiente nuovo e colorato. Nello spazio di riflessione e di dibattito dell’Académie, invece, si tengono delle master class di cinema, a cui partecipano dei registi importanti che fanno lezione. Ci sono poi delle proiezioni aperte a tutti sia all’ora di pranzo che alla sera. L’Accademia organizza inoltre una decina di festival nel corso dell’anno. La biblioteca è dedicata a François Truffaut.  
 
Rue Montorgueil
Métro: Les Halles o Sentier

Rue Montorgueil si trova in parte in questo arrondissement, in parte nel II. Il nome attuale deriva da quello della via che nel XIII secolo portava al mont Orgueilleux. A un’estremità c’è un grande arco di ferro di colore verde, con la scritta Marché Montorgueil in lettere dorate. È piacevole da percorrere, ammirando le antiche facciate delle case e le insegne. Oggi, come in passato, ci sono molti ristoranti e negozi alimentari, oltre a quelli specializzati in utensili da cucina, come il Dehillerin, che si trova ai numeri 16-20 di rue Coquillière e che esiste dal 1820. I cuochi professionisti vengono qui a comprare le pentole di rame o gli utensili per la cottura a induzione, i pasticcieri vengono a rifornirsi di stampi dalle forme bizzarre.  

Al n° 78, all’angolo con rue Greneta, c’è l’insegna del ristorante ottocentesco Le rocher de Cancale, frequentato un tempo da Dumas, Gautier, Sue e Balzac che ha immortalato i frutti di mare serviti in questo locale nella Comédie Humaine. L’insegna è di ghisa e rappresenta uno scoglio, a cui sono attaccate delle ostriche con la conchiglia nerastra e rugosa.  
Al numero 51 c’è un bassorilievo con dei simboli massonici, un globo terrestre circondato dai simboli delle Arti e delle Lettere, insieme alla riga, alla squadra e al compasso.
Al numero 38 c’è l’Escargot, aperto nel 1832, con la facciata di legno e l’insegna a forma di lumaca, entrambe originali dell’epoca. L’ingresso ha un bel soffitto dipinto, che proviene dal palazzo di Sarah Bernhardt.  

Accanto, vi è la prestigiosa pasticceria Stohrer, fondata nel 1780 dal creatore del babà al rhum. Nella vetrina, oltre ai dolciumi, ci sono, ad esempio, i carciofi alla norvegese e il confit de canard. Era stata Maria Leczynska, sposa di Luigi XV, a portare con sé a Parigi il cuoco e pasticciere Stohrer. Cinque anni dopo, egli apriva la sua pasticceria, dove i nobili e i ricchi venivano a prendere il tè e a mangiare il babà. Le pareti e il soffitto sono ricoperti di fixés, i dipinti di stoffa incollati su vetro.  
Al numero 10 della vicina rue de Tiquetonne c’è l’insegna dell’Arbre à liège, ovvero la quercia da sughero, che decora il primo piano di un edificio del XVI secolo.
                           
Place du Bellay
Place Joaquim-du-Bellay
Métro: Châtelet, Les Halles

Joachim du Bellay, chi era costui?. Era un poeta della Pléiade, ma non molti si ricordano  di lui. È anche difficile credere che sull’area della piazza a lui dedicata e oggi fiancheggiata da molti caffè con i dehors colorati, siano stati sepolti circa due milioni di parigini, provenienti da ventidue parrocchie della città. I corpi venivano gettati dentro a fosse comuni, capaci di contenere fino a millecinquecento corpi, ma lo spazio non bastava mai. Così, di tanto in tanto, essi venivano esumati e collocati in un carnaio sopra alle arcate delle gallerie. Malgrado ciò, nel 1780, la parete di una delle fosse ha ceduto e i cadaveri sono finiti nelle cantine delle case. Il cimitero era anche un luogo di passeggiate. Di giorno c’erano molte bancarelle, di notte c’erano le prostitute che d’inverno si scaldavano con il fuoco alimentato dalle ossa dei morti.  

Accanto al cimitero sorgeva la chiesa degli Innocenti, con alcune celle per le donne che volevano vivere in isolamento. C’era solo una finestrella per far passare il cibo. Una delle recluse, una suora,  ci ha vissuto per quarantotto anni.         
Il cimitero è stato chiuso alla fine dell’800 e una parte delle ossa e dei teschi è stata trasferita nelle Catacombe. Il nuovo spazio è stato trasformato in piazza alberata e vi è stato organizzato un mercato.
Fontana des Innocents – E’ stata costruita nel 1549, su disegno di Pierre Lescot, sull’area del cimitero e addossata al muro della chiesa degli Innocenti. È in stile Rinascimento ed è decorata di ninfe e di naiadi. Quando il cimitero è stato chiuso la fontana è stata spostata nel giardino pubblico e messa su di un piedestallo formato da sei vasche disposte a scala.

Place du Châtelet
Métro: Châtelet

Dell’antica fortezza che sorgeva qui e che ha dato il nome alla piazza non è rimasto nulla. In realtà si dovrebbe parlare di fortezze, perché nel corso dei secoli sono state più d’una. La prima è stata fatta costruire da Carlo il Calvo nell’877, per proteggere il ponte. La seconda è stata costruita sotto Luigi VI ed è stata rasa al suolo per ordine di Napoleone, che ha fatto erigere la piazza al suo posto.

Fontaine du Palmier – La fontana ‘della Palma’ è formata da una colonna sormontata dalla statua in bronzo dorato della vittoria alata ed è ornata da foglie di palma. Si tratta di una copia, l’originale essendo conservato al museo Carnavalet. Alla base della colonna ci sono le figure allegoriche della Temperanza, la Giustizia, la Forza e la Prudenza che si tengono per mano. La fontana doveva celebrare le vittoriose campagne d’Egitto e d’Italia di Napoleone e i loro nomi sono incisi nel bronzo.     
Quando Haussmann ha deciso di allargare la piazza ha fatto mettere la fontana, pesante ventiquattro tonnellate, su delle rotaie per spostarla di una dozzina di metri affinchè continuasse ad essere al centro dello spazio.  

Théâtre du Châtelet
1, place du Châtelet
Métro: Châtelet

Fino al XVIII secolo l’edificio del teatro era una prigione, dove si praticava la tortura per estorcere le confessioni che contavano più delle prove. I prigionieri erano costretti a bere litri e litri d’acqua, erano legati con delle corde fino a essere stritolati, venivano allungati a dismisura e le loro carni erano strappate con delle tenaglie roventi. Una delle celle aveva la forma di imbuto rovesciato con il pavimento allagato, un’altra era piena di serpenti… In queste condizioni si può capire come la morte rappresentasse una liberazione.         
Un tempo, in uno stanzone vicino all’ingresso dell’edificio c’era la morgue, l’obitorio, dove venivano sistemati i cadaveri ripescati dalla Senna per essere identificati, in media una quindicina al giorno. Nel corso dei suoi soggiorni a Parigi, Dickens visitava regolarmente questo locale e ha descritto nei suoi libri di viaggio quelle povere salme.   
Quai de l’Horloge
Métro: Châtelet

Il Quai de l’Horloge in origine si chiamava Grand-Cours-d’Eau, poi ha preso questo nome perché si trovava vicino all’orologio della torre omonima, edificata nel ‘300 sotto il re Jean le Bon. La torre faceva parte del palazzo di Filippo il Bello, poi diventato Palazzo di Giustizia, e la sua campana suonava per tre giorni e tre notti quando nasceva o moriva un re. Negli anni della Rivoluzione, i boia venivano qui davanti a vendere i capelli dei ghigliottinati.   

Davanti ai numeri 3 e 7 del quai de l’Horloge ci sono tre lampioni con una sbarra, che è un’altra vestigia del passato. Quando la manutenzione dei lampioni a gas era affidata ai lampionai, questi si portavano dietro una scala, che appoggiavano alla sbarra orizzontale per salire e fare il lavoro. Fino al 1950, capitava di veder passare per le strade di Parigi questi uomini con il grembiale e una lunga pertica che provvedevano ad accendere  e spegnere i lampioni a gas, che si trovavano a venticinque metri l’uno dall’altro. Alla base dei lampioni del Pont Neuf ci sono dei ‘cofanetti’ di ghisa che contengono il rubinetto del gas che permetteva di chiudere la fornitura nel tratto in cui c’era bisogno di fare dei lavori. Le porte hanno dei bei bassorilievi.  

L’orologio pubblico era stato offerto da Carlo V ai parigini nel 1371. Era la prima volta che era possibile sapere l’ora anche di notte, anche con il tempo brutto, mentre con i quadranti solari questo era impossibile. L’orologio aveva anche i rintocchi per indicare il tempo.   
A sinistra del quadrante c’è la statua della Giustizia, a destra c’è quella della Legge e bisogna dire che l’apparecchio porta benissimo i quasi sei secoli e mezzo di vita che ha sulle spalle.  

Place Dauphine, ombelico di Parigi
Métro: Pont-Neuf

La piazza risale al 1619 e si apre su due edifici di stile Luigi XIII, per le cui facciate l’architetto Métezeau ha usato in modo sapiente il mattore e la pietra. Il nome Dauphine deriva da quello del Delfino di Francia, ovvero il figlio maggiore di Enrico IV. La piazza originaria era molto diversa da quella di oggi. Era una piazza chiusa, con due piccoli accessi ed era costeggiata da trentadue case a due piani e con i tetti di ardesia. Prima di allora sull’area c’era un frutteto reale.
La ristrutturazione attuale della piazza è stata ideata da Viollet-le-Duc ed è molto gradevole e omogenea. Ci sono diverse gallerie d’arte e alcuni piccoli ristoranti. Si dice che a uno dei  bistrot venisse Maigret in persona a consumare i suoi panini.  

Uno dei motivi per cui la piazza è gradevole è il fatto che non ci siano auto, ma solo degli alberi e delle panchine, in mezzo alle quali giocano a bocce i pensionati. E dove oggi ci sono i campi da bocce, nel 1803 era stata collocata una fontana, poi rimossa, dedicata al generale Desaix, vincitore di Marengo. Era la prima volta che a Parigi si erigeva un monumento che non fosse dedicato a un re.  

Maison du Barreau - Ai numeri 2 e 4 della piazza c’è la Maison du Barreau, ovvero la Casa del foro, dove, nel mese di dicembre, si svolge la cerimonia della ripresa dell’attività giudiziaria. A presiederla c’è il batonnier, il presidente del Collegio degli avvocati, che è chiamato così perché un tempo egli teneva in mano il baton de Saint Yves, ovvero del santo patrono degli avvocati. La cerimonia segna l’inizio del periodo di formazione e di selezione dei giovani avvocati e si svolge in una delle belle sale della biblioteca del Palazzo di giustizia. Per chi è interessato a visionare l’arringa in difesa di Maria Antonietta, quella di Zola per Dreyfus il museo è visitabile nelle Journées du Patrimoine.
Centre de gravité surfacique – In place Dauphine si trova anche il punto centrale dell’abitato della capitale, il baricentro della sua superficie.  

Square du Vert Galant
Ile-de-la-Cité
Métro: Pont-Neuf

La punta occidentale dell’Île de la Cité deve il suo nome a Enrico IV detto Vert-Galant per via delle numerose amanti che aveva anche da vecchio. L’appellativo di Vert le spetta comunque di diritto per l’abbondanza di verde e di alberi: ippocastani, tassi, prunus, noci, aceri, negundi, salici piangenti, ulivi, sofore, catalpe, robinie, ginkgo biloba, agazzini... Ed è bello sedersi sulle pietre del bordo e osservare i cigni, le svasse e le anatre scivolare lentamente sull’acqua….  

La statua equestre di Enrico IV era stata eseguita nel 1608 a Firenze dal Gianbologna per volere di Maria de’ Medici. È stata completata da Pietro Tacca e collocata sul piedestallo dal Francavilla. Durante la Rivoluzione è stata distrutta, poi ricostruita alla restaurazione della monarchia borbonica.   
Una targa ricorda che qui, nel 1314, sono stati giustiziati i Templari de Molay e de Charnay.  

La Sainte-Chapelle
8, boulevard du Palais
Métro: Cité, Saint-Michel

Luigi IX, fatto santo da Bonifacio VIII nel 1297, desiderava fare di Parigi una delle capitali della cristianità. Per questo aveva acquistato a caro prezzo prima la corona di spine di Gesù, poi un frammento della croce, la spugna imbevuta di aceto usata per dissetare Gesù sulla croce e la lancia con cui era stato colpito al costato. Per ospitare tutte queste reliquie, il re ha deciso di far edificare una cappella, che fosse anche cappella palatina del palazzo reale.
Ha affidato i lavori a Pierre de Montreuil, che ha terminato l’edificio nel 1248, poco prima che il sovrano partisse per le crociate. La cappella è un capolavoro dell’architettura gotica, è alta 20 metri e si sviluppa su due livelli, quello inferiore un tempo dedicato al popolo e quello superiore, dedicato al re. Le quindici vetrate policrome che raccontano molti episodi della Bibbia. La lettura in successione si fa dal basso in alto, da destra a sinistra.  

Il rosone più grande della facciata misura  9 metri di diametro e racconta alcune scene dell’Apocalisse di san Giovanni. La freccia che si eleva sul tetto simboleggia l’unione fra terra e cielo ed è opera di Viollet-le-Duc. È alta 33 metri, in legno di cedro e risale al 1853.  
Oggi le reliquie sono conservate a Notre-Dame. La cappella è sconsacrata ed è sede di concerti e di rassegne musicali. Non si può dire che sia un luogo poco conosciuto, c’è da fare la coda per entrare, ma almeno le vetrate valgono assolutamente una visita………   

Conciergerie
2, boulevard du Palais
Métro: Cité

Nel 1370, la Conciergerie è diventata una prigione di stato che, durante la Rivoluzione, si è trasformata nell’anticamera della morte. La lunga lista dei ghigliottinati, che comprendeva, fra gli altri, Charlotte Corday, Madame Du Barry e Philippe d’Orléans, è stata incisa nel marmo. Vi venivano rinchiuse le persone in attesa di essere giustiziate e, nel periodo di maggiore capienza, esse erano più  di seicento. Questo affollamento causava delle epidemie e c’era anche il rischio di peste. Chi non aveva soldi stava in uno stanzone comune e dormiva sulla paglia in mezzo ai topi, chi i soldi li aveva si pagava una stanza più confortevole. La sera, ai piedi della torre Bonheur, le guardie leggevano i nomi di quelli che dovevano presentarsi in Tribunale il giorno dopo. Poi, i condannati venivano preparati per il patibolo nella sala da toeletta, dove gli venivano tagliati i capelli e gli indumenti intorno al collo. Una carretta li portava quindi al luogo dell’esecuzione.  

Maria Antonietta aveva fatto il suo ingresso alla Conciergerie il 2 agosto del 1793, con l’accusa di aver cospirato contro la sicurezza del popolo francese. La famiglia reale era stata arrestata un anno prima e portata alla prigione di Temple. Il re è stato quindi giustiziato il 21 gennaio, Maria Antonietta il 16 ottobre del 1793, dopo aver soggiornato alla Conciergerie per settantasei giorni. Oggi c’è la sua statua di cera, coperta da un velo nero, nell’atto di pregare davanti a un tavolo, a ricordarla. Sembra che la brocca e l’asciugamano siano proprio quelli usati da lei.  
La Conciergerie ha cessato di essere una prigione per diventare un monumento storico nel 1914 e recentemente, nel basamento della torre Bonbec, sono state scoperte delle stanze prima sconosciute.  

Palais de Justice
10, Boulevard du Palais
Métro: Cité

Fra il X e il XIV secolo il palazzo era la residenza dei reali di Francia. Dal medioevo in questo luogo si amministrava la giustizia, anche se nel ‘700, fino al tempo della Rivoluzione, il palazzo era diventato la sede del Parlamento. Fa parte del complesso anche la Conciergerie, di cui si parla qui sopra. Nelle ali laterali ci sono la corte d’Assise e la corte d’Appello. Le decorazioni esterne sono state eseguite da Bonnassieux.
Assistere a un’udienza - Quasi tutte le udienze sono pubbliche ma non è facile seguire lo svolgimento di un processo se non si è al corrente dei dettagli della causa trattata. È comunque interessante essere presenti e osservare come viene amministrata la giustizia. Chi è interessato a entrare deve presentarsi all’ingresso riservato al pubblico.  


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